Era un Re, cosparso di polvere d’oro, che si immergeva nelle acque di un lago, anzi no, doveva essere una città, ricchissima e piena di tesori, i cui abitanti vivevano nell’agio e nel benessere. Un luogo nascosto al di là delle foreste, agli antipodi del mondo conosciuto.
Come nascano le leggende, a volte è difficile da ricostruire ma, per deboli che fossero le sue basi, quella di El Dorado – abbreviazione delle espressioni spagnole El Hombre Dorado, El Indio Dorado o anche El Rey Dorado – ha generato una corsa all’oro durata secoli, con spedizioni che hanno perlustrato tutto il Sud America, tra Brasile, Venezuela, Colombia e Guyana in cerca dell’oro. Proprio qui, lungo i fiumi Essequibo e Demerara, negli stessi secoli in cui i conquistadores partivano per ricerche impossibili, venivano bonificate le terre e coltivata la canna per la produzione di zucchero, che dava anche melassa e, ovviamente, rum.
Delle oltre trecento distillerie in funzione nel diciassettesimo secolo, oggi ne resta attiva solo una, la Demerara Distillers Limited (DDL), che somma circa tre secoli di attività e che dedica alla famosa leggenda del Re d’oro i propri rum chiamati El Dorado. Le vecchie distillerie però non sono sparite del tutto. Parte dei loro alambicchi restano infatti accesi nelle sale della DDL che – ironia della sorte – è diventata essa stessa una specie di El Dorado, non del prezioso metallo ma della distillazione.

Tante distillerie in una
Enmore, French Savalle, Port Mourant, sono solo alcuni nomi degli alambicchi che ancora oggi distillano sotto i tetti della Demerara Distillers. Questi, come altri alla DDL, arrivano dall’accorpamento di più distillerie, in seguito alle chiusure che hanno seguito la riduzione degli zuccherifici.
Se infatti nel 1600 il mercato dello zucchero di canna nel Nuovo Mondo era florido, nei secoli successivi sono iniziate le difficoltà. Contesto internazionale, concorrenza dalle produzioni di barbabietola da zucchero, dinamiche riguardanti le rotte commerciali. Per tutta una serie di fattori, la produzione dello zucchero di canna nel tempo si è ridimensionata e così anche gli zuccherifici, che spesso erano dotati ciascuno della propria distilleria annessa, verso cui veniva direttamente convogliata la melassa per la produzione di rum (ecco un articolo per approfondire il tema).
Il risultato è che diversi stabilimenti sono stati inglobati, e le attrezzature “ereditate” da altre aziende. Questo è successo anche in Guyana, dove la canna da zucchero era stata introdotta dagli olandesi nel diciassettesimo secolo. Delle oltre trecento distillerie di quel periodo, a metà del ventesimo secolo ne restavano nove, Albion, Blairmont, La Bonne Intention, Skeldon, Uitvlugt, Versailles, Enmore, Diamond e Port Mourant. Ma ancora molti cambiamenti attendevano il Paese, che negli anni Sessanta ha ottenuto l’indipendenza dalla Gran Bretagna (prima era ancora territorio inglese). Negli anni Settanta in seguito ad altri accorpamenti sono rimaste solo due distillerie, Diamond Liquors Limited e Guyana Distillers Limited, che poi si sono unite nell’odierna Demerara Distillers Limited.

Tanti alambicchi, tante ricette diverse
Tra le attrezzature ereditate dalla DDL a seguito delle continue aggregazioni, ci sono anche gli alambicchi e le “ricette” che erano state utilizzate per produrre rum nelle vecchie distillerie, i cosiddetti “mark”, che includono una sigla relativa alla loro origine. “EHP” per Enmore, con un alambicco a colonna unico al mondo, costruito nel 1880, interamente realizzato in legno di Greenheart, una pianta autoctona estremamente resistente, con tubicini di rame che lo attraversano. La distilleria Versailles, rappresentata dalla sigla “VSG”, ha portato in dote un alambicco di circa 150 anni, costruito in legno e metallo. Stessi materiali per l’alambicco Port Mourant, “PM”, proveniente dall’omonima distilleria del diciottesimo secolo. Oggi alla DDL sopravvive una collezione di più di una dozzina di alambicchi, costruiti in materiali e forme differenti, ma non si tratta di un museo. Queste macchine continuano a distillare.
L’El Dorado degli alambicchi
Ma cosa se ne fa una sola distilleria di tutti questi alambicchi? Semplice, a meno che non si tratti di un imbottigliamento da un’unica botte (un single cask, qui la spiegazione), un rum è nella stragrande maggioranza dei casi frutto di un blend di più botti, che possono essere di materiali diversi, avere età diverse o anche, appunto, contenere rum prodotto da alambicchi diversi. Ogni alambicco, distilla in maniera unica e può produrre spiriti differenti, da quelli più morbidi e delicati a quelli potentemente ricchi di esteri e fruttati, che possono essere uniti dai blender in una miscela bilanciata.
È così che Demerara Distillers produce anche i rum della linea El Dorado. Per questo brand, importato e distribuito in Italia da Compagnia dei Caraibi, si uniscono distillati da melassa di più alambicchi differenti. Così, nell’El Dorado 12 Years Old arrivano gli spiriti di Enmore e Versailles, nel 15 Years Old si aggiunge Port Mourant, nel 21 Years Old si uniscono Enmore, Diamond e Uitvlugt. Il numero in etichetta si riferisce al distillato più giovane presente nel blend, perché oltre a unire il frutto di diversi alambicchi, si uniscono anche spiriti dal diverso grado di invecchiamento. Attenzione però, esistono anche imbottigliamenti “Single Still”, da singolo alambicco.
Quindi, come spesso succede nel mondo dei distillati, un semplice sorso ha un significato molto più storico e profondo di quanto si possa pensare. E come spesso succede nel mondo dei distillati, ciò non significa che miscelare sia un sacrilegio. Anzi, il 12 Years Old si presta alla mixology, sia nei cocktail tiki che nella rivisitazione dei grandi classici. Così, mentre ripensate agli alambicchi, vi lasciamo pure una ricetta da provare.

Demerara Glow
– El Dorado 12YO 40 ml
– Falernum 20 ml
– succo d’arancia 60 ml
– succo di limone 20 ml
– sciroppo di zucchero o di agave 10 ml
– garnish: spolverata di cacao
Preparazione: versare all’interno di uno shaker il succo di limone e lo sciroppo e mescolare gli ingredienti con un cucchiaino. Aggiungere i restanti ingredienti, con il ghiaccio, e shakerare energicamente per cinque secondi. Versare il composto all’interno di un bicchiere, filtrando con un colino. Infine spolverare la superficie con del cacao in polvere.
