Di tutte le fondamenta defunte della convivenza civile, dalla democrazia all’editoria, la Chiesa cattolica mi pare essere quella in forma migliore, e di certo c’entra la capacità di accroccare scenografie formidabili, non solo quando c’è da far sedere Zelensky con Trump.
Ieri, quando sui telefoni di chiunque non fosse solo al mondo è arrivato un qualche messaggio che notificasse la fumata bianca, e tutti abbiamo acceso un qualche televisore, il sole era esattamente all’orlo della cupola di san Pietro, il che significa che nelle riprese c’era quella luce di taglio che farebbe sembrare bella qualunque cosa.
Poco dopo, il cardinale protodiacono è uscito ad annunciare il nuovo Papa – il Papa con nome da figlio della Ferragni, il Papa unico americano dell’ultimo secolo a parlare bene (almeno) due lingue straniere, ma soprattutto: il Papa sosia del sindaco di Roma Roberto Gualtieri – mentre Mentana ci stava facendo vedere la stanza della vestizione, quella con la divisa da Papa appesa in varie taglie perché mica puoi sapere che vestibilità servirà al nuovo capo della Chiesa.
La guardavo e pensavo: sembra “Sex and the city”, con la stanza armadio. Quando il collegamento è tornato al balcone dove ci comunicavano che il nuovo Papa era un americano, mi stavo interrogando su com’è cambiata la percezione della cabina armadio con gli abiti tutti uguali nei miei consumi culturali, da “Nove settimane e mezzo” a “Dylan Dog”, senza mai passare per uno straccio di Vaticano: quante lacune.
Poi è uscito il cardinale protodiacono (o che lavoro fa il tizio che annuncia con grande gioia che abbiamo il Papa) e ha detto che era quello lì di Chicago, e subito siamo stati richiamati ai problemi seri: il dualismo tra pizza romana e pizza napoletana, nelle pizzerie di Roma, dovrà imboccare la terza via della deep-fried, la caratteristica pizza di Chicago che noi vegliarde ci mettiamo una settimana a digerire? E, soprattutto, in quali chat di gente di Chicago sarà presente il nuovo Papa? Vuoi che non ce ne sia almeno una in cui si mandano le faccine lui e Rahm Emanuel?
È un po’ lo stesso problema che avremmo avuto noialtri – noialtri mitomani locali, noialtri italiani, per non dire di noialtri bolognesi – se fosse stato eletto Matteo Zuppi (di gran lunga il più simpatico tra quelli che sono mai stati papabili). Qui le mitomani (le declino al femminile perché ho soprattutto in mente alcune amiche mie) che si sarebbero precipitate a postare non la loro foto col Papa morto ma, per una volta, con quello vivo; lì, i commentatori televisivi.
I vaticanisti delle reti americane si sono subito lanciati nei loro bravi «c’ho la foto». È venuto a cena da noi il mese scorso, ha buttato lì il vaticanista della Cbs, e va detto che questa variazione di «foto col morto del giorno» è difficile giudicarla con rigore: quando gli ricapita, a questi derelitti che di mestiere parlano di cose serie alla tele nel decennio in cui la gente al limite guarda TikTok, di dire «conosco l’uomo più famoso del mondo, o almeno quello che lo sarà da oggi, fino a ieri nessuno sapeva esistesse fuori dal nostro codice postale».
La fama è un concetto relativo: è possibile che fino al giorno prima uno che va in tv fosse più famoso d’un vescovo locale, e invece poi le gerarchie s’invertono. La settimana scorsa Roberto Saviano ha detto ad Aldo Cazzullo «una volta mi sono fatto un selfie con Philip Roth», e leggerei subitissimo un romanzo su quella finestra temporale in cui era Philip Roth a considerare Saviano quello famoso da citare ai giornali (ma forse in quegli anni non ci si autoscattava con la voluttà intervenuta successivamente).
Nei venti minuti in cui ho scritto questo articolo, il Twitter (o come si chiama ora) di Robert Prevost ha aumentato di trentamila persone il seguito. Se non puoi dire che era a cena da te, se non ti ci sei mai fatto un autoscatto, almeno puoi rispondere con sufficienza a chi ti chieda se tu conoscessi il nuovo Papa: «Ma certo, lo followo». Nessuno può controllare da quando.
Naturalmente, per lo stesso indifferenziato per cui i giocattoloni social li usa Trump così come Vongola75, e «così come» significa sia che li usa sia l’uno sia l’altra, sia che li usano allo stesso identico modo, giacché un modo non scemo non c’è, per quell’indifferenziato lì anche uno che è diventato Papa, cioè la figura più distante da noialtri normali che io riesca a immaginare, anche lui viene sottoposto alla perquisizione di quello speciale reparto social che è la polizia dei vecchi tweet.
Un suo tweet del 2015, sul pericolo rappresentato dalle posizioni anti-immigrazione di Trump, è immediatamente stato rilanciato con sdegno da una giornalista di destra piena di puntesclamativi. «Solo un’altra marionetta marxista in Vaticano». E cinque anni fa ha ripostato una cosa a favore di George Floyd! E a febbraio ha dato torto a Vance! Gross! (In italiano: che schifo).
Nel momento in cui scrivo, la nostra raffinata cercatrice di impronte social non si è ancora resa conto che la Rerum Novarum, l’enciclica più famosa di Leone XIII, era una difesa dei lavoratori poveri; non ha ancora fatto l’addizione minima (si chiama Leone anche lui, vorrà proseguire in quella direzione?); e non le è ancora esploso il cervello cercando di capire se i lavoratori poveri, nel 2025, siano l’elettorato di Trump o quei clandestini di cui le pare inaccettabile la difesa.
L’unica ora libera dai tic dei nuovi giocattoloni è stata quella tra la fumata bianca e l’annuncio, quella in cui non sapevamo niente e neanche potevamo procurarci informazioni, non come le elezioni, i David, il Nobel, che c’è sempre qualcuno che fa quello che sa (l’ora del cialtrone, la chiama Francesco Cundari). I vescovi isolati e senza telefoni ci liberano della smania di mostrarci informati: sarà per questo che sono l’ultima istituzione in gran forma?
Io, nel frattempo, vorrei stringermi con molto affetto a Marco Politi, che non conosco – ma ben conosco la sensazione d’aver detto un’enorme castroneria proprio nel settore di cui dovresti essere il massimo esperto.
Presente nello studio di “Otto e mezzo” mercoledì sera, Politi aveva dopo la prima fumata nera fatto ciò che tutti da sempre dicono di non fare: una previsione su un conclave. «Quelli che credevano che sarebbe stato un conclave lampo: non è così, sarà un conclave molto complesso. C’è il sud del mondo che ha più autocoscienza, è meno romanizzato, vogliono contare, non vogliono che ci siano cordate che gli danno il piatto già pronto». Lampo è stato lampo, ma possiamo in effetti argomentare che Chicago sia sud del mondo: con quella pizza fritta, poi minimo ci vuol la siesta.