
Avete presente le grandi vasche di tiramisù intatte e perfette che aspettano di essere porzionate, disposte sul banco dei dolci in un ristorante? Avete mai sognalo di affondarci quattro dita senza farvi vedere, rompendo l’intonsa bellezza dello strato di cacao, per poi leccare la crema di mascarpone direttamente dalla mano? Ecco. Non si fa. E nessuno (…forse…) lo ha mai fatto. Eppure ci sono altre cose che non andrebbero fatte, ma che facciamo, più o meno in privato, più o meno segretamente, contravvenendo alle norme del galateo e alle prescrizioni delle nostre mamme.
La Nutella dal barattolo
Seduti, o meglio stravaccati, sul divano davanti alla tv, barattolo e cucchiaio: la Nutella non ha bisogno di pane o di altri supporti per essere gustata. Non è elegante, non è nutrizionalmente corretto, anzi forse è la cosa che si avvicina maggiormente alla definizione di “peccato di gola” che si possa immaginare. Eppure è qualcosa di irresistibile. Tanto che chi non vive da solo ricorre a ogni genere di inganno per potersi concedere questo piacere: silenziosi come ninja ci si arrampica su una sedia per estrarre il barattolo dall’armadietto (non si sa perché ma la Nutella in genere abita nello scomparto più alto di tutti), e poi si consuma la morbida crema in piedi, seminascosti, magari senza nemmeno scomodare il cucchiaio ma usando direttamente il dito. Il brivido del rischio rende la Nutella ancora più buona.
La panna spray in bocca
Il suono dell’erogatore della panna che spruzza la soffice, spumosa, dolcissima nuvola è il suono della voluttà. Panettoni, cioccolate, torte, gelati sono solo un pretesto. Quello che vogliamo è la panna. Non raccontiamoci scuse, la sua espressione più perfetta è direttamente in bocca dalla bomboletta: va assaporata in piedi, entrando in frigorifero e lasciando la portiera aperta, un po’ per pudore, un po’ per lasciarci l’illusione della rapidità. Dobbiamo chiudere la porta, quindi siamo costretti a smettere prima che a finire sia la panna. Extra bonus: gli amanti del salato possono fare la stessa cosa spremendosi in bocca la maionese dal tubetto.
Il sugo
Sdoganata la scarpetta, che ormai viene ammessa e quasi consigliata anche da chef ed esperti del settore, si rischia di perdere il piacere proibito di “pucciare” il sugo con il pane. Errore. Il professionista della scarpetta sa come portarla a un livello superiore: preparare il sugo ma non la pasta. Il sugo è la pietanza, fine. Lo si gusta intingendo il pane direttamente nel pentolino, senza finzioni ipocrite o inutili sovrastrutture.
La bottiglia
Non bere a canna: quante volte ce l’ha detto la mamma? E quante volte noi, diventati grandi, lo abbiamo detto a figli o nipoti o coinquilini? Eppure sappiamo benissimo di essere infingardi: a chi non piace bere direttamente dalla bottiglia? Acqua (possibilmente gasatissima), birra, Coca-Cola: tutto sembra più fresco e dissetante. E che dire del latte bevuto dal cartone? Nessuno vuole che gli altri si concedano questo piacere, ma tutti vogliamo riservarlo a noi stessi.
Mangiare con le mani
Il toast, certo, il panino, va bene, le patatine, okay… Sul fritto misto iniziamo a vacillare, la coscia di pollo può essere imbarazzante, le costine con l’osso generano perplessità, e dai, i nuggets non si prendono con le mani. Eppure lo sappiamo, ci sono cose che, mangiate con le mani, sono mille volte più buone. Il fuso di pollo tenuto dall’osso come un manico e mordicchiato è solo un emblema di questo piacere, che culmina nel gesto di leccarsi le dita a operazione compiuta. Perché lo dice anche la pubblicità, se non ti lecchi le dita godi solo a metà.
Il piatto del vicino è sempre più buono
Una fetta della sua pizza, una forchettata della sua pasta, un gambero dal suo spiedino, una pucciatina dalla sua salsa: quando arriva in tavola il piatto del commensale la tentazione di assaggiare è irresistibile. Che lui sia d’accordo o meno. Certo, la vittima in genere è qualcuno di sufficientemente intimo, un fidanzato o un marito (più raramente la moglie, di solito quella della cleptomania gastronomica è una vocazione femminile), un genitore, un fratello, un figlio. Non ruberemmo mai (o quasi) le patatine a un collega o a un conoscente. Chiedere di solito è sconsigliato: il prescelto potrebbe rifiutare, e comunque il divertimento dato dall’agire con furtiva rapidità verrebbe fatalmente diminuito.
Il ripieno separato
Prendere un bignè dal vassoio dei pasticcini, morderlo, estrarre il ripieno svuotando il guscio di pasta. Un esercizio semplice e di sicura soddisfazione. Dallo stesso vassoio si può prendere anche il pasticcino alla fragola, mangiare il prelibato frutto, leccare via la crema dalla frolla. Simile è la pratica di aprire i Ringo girando i due biscotti in direzioni opposte in modo di non romperli, per poi raschiare via la crema con gli incisivi: le nuove generazioni preferiscono applicare questa filosofia ai Nutella Biscuits.
Il cono
Parallelo all’esercizio del raggiungimento del ripieno è quello dello svuotamento del cono. L’etichetta vorrebbe il gelato consumato un po’ alla volta e la cialda mordicchiata in parallelo. Il vizioso sa che è molto più gratificante asportare con un morso la punta del cono e succhiare il gelato dal fondo.
La zuppetta
Il buongiorno si vede dal mattino, e i grandi piaceri proibiti iniziano a colazione. Latte e biscotti, il più semplice dei pasti al risveglio, divide gli appassionati tra chi lancia i biscotti nella tazza e li recupera con il cucchiaio e chi intinge i dolcini con le dita (possibilmente fino a bagnarle) e li mangia con le mani umidicce e briciolose. L’apoteosi della zuppetta è al bar: osservate attentamente i tavolini e sicuramente troverete qualcuno che, forse sperando di non essere visto, puccia la brioche nel cappuccino e morde voluttuosamente la parte bagnaticcia.
Voce del verbo respare
Il dialetto milanese ha un’espressione, respare, che mal si traduce in italiano: raschiare non rende appieno la sensazione che dà lo staccare i resti di una prelibatezza da un contenitore per assaporarli. Si può respare il tegame del risotto, con la parte croccantina e saporitissima che va staccata con un po’ di energia; si può respare il fondo di un pentolone dove abbiamo cucinato uno spezzatino; si può respare la ciotola dove abbiamo preparato l’impasto di una torta (operazione neanche troppo salutare, visto che la farina cruda non fa benissimo). Sono operazioni intime, che si fanno mentre si cucina o al termine di una cena domestica. Il piacere diventa veramente proibito quando la padrona di casa, dopo aver portato in tavola le patate arrosto in un elegante piatto da portata, torna in cucina con un pretesto e stacca con le dita quelle rimaste attaccate alla teglia, mangiandosi la parte più golosa in beata solitudine.
