PysankaUna tradizione ucraina che si è evoluta in arte moderna

L’abbiamo vista nel periodo pasquale, ma ormai ha conquistato anche tutti gli altri momenti dell’anno: questa tecnica di decorazione artistica delle uova porta con sé anche significati religiosi e simbologie pagane, vi raccontiamo la sua storia e anche alcuni trucchi su come realizzarla

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Tra tante incombenze domestiche e preparativi rituali prima della Pasqua, uno dei più importanti per gli ucraini era colorare e dipingere le uova. Oggi questa tradizione, che ha rischiato di cadere nell’oblio, è diventata una vera e propria arte da esportare nel mondo. Stiamo parlando della pysanka, l’uovo dipinto con un apposito strumento, la cera d’api e i coloranti, che oltre a essere bello racchiude in sé significati sacrali.

Krashanky, driapanky, krapanky, pysanky, travlianky: i cinque modi per decorare le uova
Colorare le uova prima di Pasqua è un’usanza comune per molti Paesi cristiani. In Ucraina esistono cinque tipi di decorazione delle uova per Pasqua che prendono il nome dal modo in cui vengono adornate.

La prima categoria sono le krashanky, dal verbo krasyty, colorare: le uova vengono bollite con le bucce di cipolla per ottenere il colore rosso che simboleggia il sangue di Cristo, e sono le più facili da fare.

Il secondo tipo sono le driapanky, dal verbo driapaty che vuol dire graffiare. Il guscio dell’uovo sodo tinto di un colore scuro viene raschiato con l’aiuto di un ago o di un chiodino, creando un disegno che ha un suo significato.

Krapanky, dal verbo krapaty ovvero sgocciolare, sono uova sode o crude sulle quali si mettono delle gocce di cera d’api, in seguito l’uovo si immerge in un colorante.

Il quarto tipo, e quello più impegnativo, sono le pysanky, dal verbo pysaty, che oggi significa scrivere ma nell’ucraino arcaico aveva anche il significato di disegnare. Per disegnare una pysanka serve uno strumento apposito, il pysachok, la cera d’api, dei coloranti, una candela e tanta pazienza. La tradizione di decorare l’uovo in questa maniera è presente anche in Polonia, Romania, Slovacchia, Cechia, ovviamente con le loro particolarità nazionali.

E poi c’è la travlianka, quando sul guscio di un uovo marrone, precedentemente svuotato, vengono disegnati degli elementi con la cera d’api e in seguito l’uovo si immerge nell’aceto che grazie alla sua azione scioglie gli strati del guscio laddove questo non è stato sigillato con la cera, creando varie sfumature.

Se invece prendiamo un uovo dal guscio bianco otterremo un effetto molto particolare.

Le credenze legati alla pysanka e le sue origini precristiane
Tradizionalmente, in Ucraina prima di Pasqua le donne disegnavano pysanky sulle uova intere e crude. Queste uova si portavano poi in chiesa, insieme ad altro cibo, per farle benedire. Intorno alla pysanka benedetta esistevano diverse credenze. Tornando dalla chiesa, la si metteva nella bacinella con l’acqua per lavarsi il viso ed essere «belli come la pysanka». La si riteneva un talismano che protegge dal male, la interravano nel campo affinché il raccolto fosse buono, la mettevano sotto alle fondamenta della casa nuova perché la famiglia che la abitava fosse felice, la si metteva anche nella culla di un bambino per proteggerlo, e i ragazzi e le ragazze in primavera la regalavano a chi gli piaceva. E qui sorge una domanda spontanea: e se l’uovo si fosse rotto?

Dopo aver finito di dipingere le uova, si eseguiva un’altra interessante procedura. Quando dal forno a legna si toglieva la paska, il pane rituale pasquale, tutte le pysanky disegnate venivano appoggiate all’interno di una teglia che si metteva nel forno ancora tiepido. Così la cera si scioglieva cospargendo in maniera omogenea tutto l’uovo, rendendo la superficie più dura, e con il calore la parte dell’albume all’interno si cuoceva e il resto poi si seccava.

Una condizione molto importante prima di cominciare il lavoro sulle pysanky era quella di avere delle buone intenzioni e dei pensieri sereni.

Durante il ventesimo secolo, segnato da due guerre mondiali, dall’Holodomor del 1932-1933 (la carestia artificiale voluta da Stalin), dalle deportazioni e dalla migrazione di tante persone, e dal divieto di festeggiare la Pasqua durante il periodo sovietico, c’è stato il rischio di perdere questa arte e tradizione così particolare e unica. Tutto questo portò al fatto che negli anni Novanta, nonostante questa tradizione fosse tramandata di generazione in generazione, i maestri non fossero tanti come oggi. Lo ricorda bene Lilia Babiak, l’artista ucraina che allora a Lviv ha imparato questa arte dai rappresentanti della diaspora ucraina in America che ritornavano in Ucraina.

Tuttavia il ritorno di questa tradizione sulla scena culturale fu rapido. Molti erano entusiasti di imparare a dipingere le uova e avere una propria pysanka. Inizialmente i maestri si focalizzavano sul riprodurre gli elementi del disegno tradizionale, pubblicando anche una serie di libri con gli schemi, i significati e le differenze regionali. Man mano la modernità è entrata anche nel mondo della pysanka e oggi l’uovo viene dipinto nei modi più disparati, andando ben oltre il suo significato sacrale. La pysanka non è più un attributo prettamente pasquale, ci sono artisti che la disegnano per Natale, con elementi tipici di questa festività, o per qualunque altra occasione importante.

Va detto, però, che la pysanka oggi si disegna sul guscio dell’uovo svuotato. In questa maniera esso rimane pulito e può conservarsi molto più a lungo. Solitamente venivano usate le uova di gallina, l’evolversi dei tempi e la presenza della materia prima sul mercato induce molti artisti alla sperimentazione, e grazie a questo possiamo osservare oggi delle fantastiche pysanky sulle uova di tutti i volatili addomesticati e addirittura su quelle di struzzo.

Anche il disegno subisce tante variazioni e apre spazio alla fantasia dell’autore che utilizza la superficie come una tela. Tuttavia Lilia Babiak ritiene che – nonostante si possa disegnare qualunque cosa – per chiamare un uovo pysankabisogna sapere mantenere la composizione di elementi tradizionali e l’approccio moderno, proprio quello che lei insegna in una scuola ucraina a Roma. Come dice l’artista: «La pysanka rimane tradizionale, ma non può rimanere ferma».

Tra l’altro per coloro che sono a Roma, fino al quattordici settembre a Casina delle Civette nei Musei di Torlonia c’è la possibilità di visitare la mostra artistica di pysanka degli artisti ucraini Lilia Babiak, Volodymyr Lutsyk, Larysa Iskiv e Ala Zarvanytska. Al museo sono esposti settantaquattro lavori eseguiti dagli artisti in chiave moderna dopo aver a lungo e profondamente studiato la tradizione. Tra queste ci saranno anche le pysanky tipiche regionali, in quanto per ogni regione nel corso della storia si sono formate le proprie preferenze nel disegno e nei colori scelti.

L’anno scorso l’Unesco ha inserito la tradizione ucraina di decorare le uova nel patrimonio immateriale dell’umanità. La pysanka oggi è una parte inalienabile della cultura ucraina, sempre più giovani ma anche adulti vogliono imparare a farla.

L’esatto momento in cui comparve non si conosce, anche se l’interpretazione dell’uovo come simbolo di resurrezione e di rinascita della natura rimanda sicuramente all’epoca precristiana. A questo fanno pensare anche gli elementi disegnati sui alcuni frammenti di gusci trovati che riflettono alcune credenze pagane. Sul territorio ucraino, ad esempio, sono state trovate intere pysanky di ceramica dei tempi della Rusj di Kyiv (nono secolo dopo Cristo, ndr) e una di argilla che ha 950 anni. Gli studiosi, inoltre, convergono sul fatto che la Chiesa cercò inizialmente di eliminare questa tradizione e credenza, ma non riuscendoci la rese propria. Così agli elementi pagani nel disegno si sono aggiunti quelli cristiani.

Simbologie e significati
Ogni linea o punto disegnato sulla pysanka tradizionale non è casuale. Tutto ha dei significati ben precisi espressi attraverso il disegno e il colore scelto, che racchiudono le credenze cristiane ma anche quelle pagane. Per quanto riguarda i colori il giallo simboleggia il sole e il raccolto; il bianco è la purezza; il nero è la terra, ma anche l’eternità e il ricordo degli antenati; il blu simboleggia l’acqua, il cielo; il rosso è la vita, l’amore, ma anche il sangue; il verde è la primavera e il rinnovo, il marrone è il terreno e la sua forza.

Tra gli elementi tradizionali più diffusi ci sono il sole, che viene chiamato anche ruzha o la stella, e può avere diverse variazioni, ad esempio una stella a cinque, sei o otto punte, oppure può assomigliare a un fiore. La croce come il simbolo delle quattro parti del mondo, dell’armonia, ma è anche la croce di Gesù. La spirale significa l’infinito e l’eternità. Il triangolo è la santa Trinità, ma nell’era precristiana simboleggiava l’acqua, il cielo e la terra. Il cavallo disegnato si ritiene il protettore del bestiame e il simbolo della forza o anche della fedeltà. Gli uccelli sono le anime degli antenati, ma anche gli annunciatori della primavera. Il pesce come simbolo di Gesù Cristo ma anche della fertilità. L’albero della vita è il collegamento con la propria stirpe, le foglie di faggio sono la forza e il coraggio.

Oltre a contenere questi disegni e anche altri elementi, la superficie dell’uovo veniva divisa – sempre con l’aiuto della cera – in due, tre, quattro o otto parti, o addirittura in quaranta o più sezioni, il cui significato è di nuovo legato al cristianesimo.

Nonostante la simbologia e gli elementi siano comuni per tutto il territorio dell’Ucraina, diverse regioni hanno particolarità proprie. In generale potremmo dire che le pysanky dei Carpazi sono molto sgargianti, eseguite perlopiù nei colori rosso e giallo, e hanno dei disegni geometrici minuscoli, dettagliati e abbondanti. Il centro dell’Ucraina presenta una minore varietà di colori, spesso soltanto rosso e nero, e i disegni sono abbastanza grandi; questo è tipico anche delle regioni meridionali dell’Ucraina. Nella regione di Chernihiv vengono disegnati perlopiù elementi animali, tra cui anche la zampa del gatto, protettore del bene. In Bukovyna si usano molto il colore nero, il marrone, il rosso e gli elementi geometrici. Per la regione di Donetsk sono tipici i colori nero e rosso, gli elementi vegetali, il sole.

Ovviamente tempo fa per colorare le uova si utilizzavano dei coloranti naturali come bacche e radici. L’arrivo dei coloranti artificiali sul mercato ha sostituito quasi del tutto quelli naturali: richiedono meno tempo, danno colorazioni più intense e anche una vastissima gamma di sfumature. Tuttavia oggi ci sono tanti artisti che preferiscono ancora l’uso dei coloranti naturali: i fiori di forsizia per ottenere il giallo, la barbabietola per il blu, il cavolo rosso per il viola. Chiaramente questo processo richiede più tempo rispetto all’alternativa artificiale, eppure dalla natura e spesso dagli scarti del nostro cibo possiamo ricavare dell’ottima materia prima. Ad esempio per questa pysanka sono stati utilizzati fiori di tagete essiccati, bucce di cipolla, radice di robbia e mirtilli:

Come si disegna una pysanka
Prima di passare alla parte più interessante, ovvero il disegno, si deve svuotare l’uovo crudo dal contenuto, creando due fori sulle estremità, con l’aiuto di una siringa si soffia via il liquido, dopo di che si sciacqua l’uovo con acqua e aceto e lo si lascia sgocciolare e asciugare.

Ci servirà uno strumento che si chiama pysachok oppure kystka, sono i due nomi più diffusi per questo attrezzo fatto di un manico di legno e un piccolo imbuto di rame o di ottone sull’estremità che si differenziano per larghezza del foro d’uscita. Si mette un pezzettino di cera d’api naturale all’interno dell’imbuto, lo si scalda vicino alla candela e si disegna sull’uovo, oppure si scioglie la cera a parte, si riempie l’imbuto e, riscaldandolo vicino alla fiamma, si ottengono le linee di diverso spessore. Nell’epoca moderna esiste anche il pysachok elettrico che permette di ottenere delle linee molto sottili e di non dover staccare di tanto in tanto la mano dal lavoro.

Un altro strumento per disegnare una pysanka può essere una spilla da balia oppure una semplice spilla da cucito inserita all’interno di un manico di legno. Di fatto si bagna la testa della spilla nella cera sciolta, oppure invece della spilla si utilizza un chiodino che, scaldato vicino alla fiamma, si mette nella cera solida. Facendo una pysanka con questo strumento si possono disegnare dei punti oppure delle linee che sembrano delle gocce allungate e che in varie combinazioni creano diversi disegni tradizionali. Questo metodo è tipico del gruppo etnico lemky che vive nei Carpazi, al confine con i territori di Slovacchia e Polonia, Paesi in cui questo gruppo è anche presente.

Si può utilizzare anche una penna stilografica, come fa un artista di origine ucraina in Brasile: passando la penna riscaldata su un blocchetto di cera essa si riempie e si può usare per creare un disegno.

Prima di usare il pysachok, possiamo aiutarci con la matita, tracciando delle linee principali o tutto il disegno da ripassare poi con la cera. Una volta eseguito il disegno previsto immergiamo l’uovo nel colore, prima quello più chiaro, dopo di che lo togliamo, asciughiamo e proseguiamo con il nostro disegno usando quanti colori vogliamo, alternando la cera e il colore. Le parti del guscio dove abbiamo passato con la cera vengono così sigillate e protette dalla tinta.

La magia avviene nel momento in cui avviciniamo l’uovo dipinto alla fiamma della candela per far sciogliere la cera e scoprire il risultato. Spesso è molto difficile prevedere cosa otterremo, perché dipende dal colore iniziale del guscio, dalla qualità del colorante, se naturale o artificiale. Alcuni colori possono legare oppure “litigare” tra di loro, ad esempio se dopo il giallo immergiamo l’uovo nel blu otterremo il verde. Ci sono tanti segreti che gli artisti adottano per ottenere i risultati migliori, ma per fortuna oggi esistono diversi libri e tanti insegnanti dai quali si può imparare.

Pysankarstvo, ovvero il processo di dipingere le uova, al di là della tradizione è una sorta di meditazione, che richiede tanta attenzione e concentrazione, ma alla fine restituisce buon umore e molta serenità.

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