Martedì prossimo all’inaugurazione del nuovo parlamento in Canada, ci sarà anche Re Carlo, sovrano del Regno Unito e quindi Capo di Stato di tutti i quattordici Paesi del Commonwealth. La sua presenza sarà per lo più simbolica: il monarca inglese non ha una reale influenza sulla politica e la vita pubblica canadese. Ma questi non sono tempi normali per la politica mondiale, soprattutto da quando Donald Trump è tornato alla presidenza degli Stati Uniti.
«Il viaggio di Carlo segnerà la prima volta dal 1977 che un monarca britannico pronuncia un cosiddetto “Discorso dal Trono”, una dimostrazione pubblica di sostegno a Ottawa in un momento in cui il presidente degli Stati Uniti ha intensificato la retorica ostile, ha imposto dazi al Canada e ha persino paventato l’annessione del suo vicino settentrionale», scrive Politico.
Non si tratta di un’azione politica aggressiva né conflittuale, il viaggio in Canada. Re Carlo non vuole minacciare il Canada né la sua democrazia. Ma deve mettere in campo tutto il soft power di cui dispone per dimostrare sostegno al Paese. «Un messaggio di sovranità», così l’ha definito il neoeletto primo ministro Mark Carney, che ha legami molto forti con la famiglia reale: il fratello di Carney, Sean, è il direttore operativo di Kensington Palace, la residenza di lavoro del figlio ed erede di Carlo, il Principe William.
Secondo politico, però, la scelta di Re Carlo potrebbe avere dei risvolti negativi. Non tanto per il Canada. «Tornando al Regno Unito, potrebbe ostacolare l’obiettivo del governo britannico di corteggiare, piuttosto che combattere, il presidente degli Stati Uniti», si legge nell’articolo. Da tempo Keir Starmer si dimostra uno dei leader europei con più capacità diplomatiche per stare al tavolo con Trump, per gli storici legami di alleanza tra i due Paesi, e per la capacità del premier di usare l’arte diplomatica più o meno con chiunque.
Anche Carlo ha dimostrato, in questi pochi anni di regno, di saper maneggiare la diplomazia con cura e puntualità. Lo scorso febbraio, ad esempio, ha pubblicato un messaggio di sostegno sui social media che descrive il Canada come un «Paese resiliente e compassionevole» nel sessantesimo anniversario del suo giorno della bandiera. E non è un caso che abbia indossato una cravatta rosso acceso quando ha ospitato Carney per la prima volta, appena è diventato primo ministro. Anche durante la sua recente visita di Stato in Italia, Carlo si è definito «re del Regno Unito e del Canada», e quando ha dovuto commemorare l’ottantesimo anniversario del Giorno della Vittoria nella Seconda guerra mondiale ha citato «le forze britanniche e canadesi».
Secondo Politico buon parte del merito va riconosciuto al suo team, composto da ex diplomatici di alto rango, tra cui il suo più anziano collaboratore Clive Alderton, che in passato è stato ambasciatore del Regno Unito in Marocco: «A Buckingham Palace – si legge nell’articolo – non è passato inosservato il fatto che il presidente degli Stati Uniti sembri aver attenuato la retorica sul Canada, almeno per ora».