Nel cortile dell’Istituto agrario di Pescia, il paese di Collodi in provincia di Pistoia, una donna con un megafono controlla nervosamente le lancette dell’orologio per distogliere lo sguardo da quello dei tanti studenti che ha intorno. Sul selciato il riflesso del portellone di un camper con un cavallo alato fende un’onda di magliette bianche e chiome buffe. Una scritta, “GiovaniSì”, si affaccia dalla sua fiancata e attira le sbirciate dei passanti. La formatrice esordisce rubando un sorriso ai ragazzi. Poi l’atmosfera si fa più densa: si inizia a parlare di trovare la strada che ci appartiene nella vita, di superare la vergogna e il senso di paralisi che si provano quando si viene bocciati o si finisce fuoricorso. Si parla di storie di riscatto e GiovaniSì, il programma per l’emancipazione giovanile della Toscana, vuole far sapere a tutti che esiste sempre una seconda opportunità nella vita.
Dal 2011 la Toscana si è fatta laboratorio, investendo negli Its (Istituti Tecnologici Superiori), nei percorsi professionali, nelle borse di studio universitarie e di dottorato per far rifiorire il capitale umano di quei ragazzi che, come due milioni di coetanei in Italia, non studiano né lavorano. Secondo Eurostat nel 2022 più di un giovane su cinque era a rischio di povertà in Italia. La condizione giovanile è marginalizzata nell’agenda politica. I giovani sono dipinti sempre come viziati nell’immaginario collettivo. Si sposta in modo indefinito l’orizzonte dell’età adulta per anestetizzare le loro aspirazioni. Con miopia si fa volentieri a meno della loro propensione al cambiamento, nelle fabbriche e nelle pubbliche amministrazioni.
Fino a oggi il piano di politiche giovanili della Toscana ha rimesso in carreggiata più di mezzo milione di under 35, facendo convergere fondi regionali, nazionali ed europei per massimizzare l’impatto. I frutti non hanno tardato ad arrivare: la disoccupazione giovanile e la percentuale dei Neet in Toscana nel 2023 erano entrambe inferiori di cinque punti percentuali rispetto alla media nazionale; l’abbandono scolastico nella regione del Pegaso si è quasi dimezzato nello scorso decennio.
Un bilancio a vasi comunicanti (e non a compartimenti stagni), influencer su Twitch e TikTok e un tour nelle scuole sono il quid che la giunta di Eugenio Giani ha messo in campo per far arrivare le opportunità in mezzo alle persone.
Fare squadra è la parola d’ordine del progetto che a intervalli regolari chiude in conclave sindacati, presidi e categorie produttive per assottigliare lo skill mismatch (la discrepanza tra le competenze richieste dalle aziende e quelle possedute da chi cerca lavoro).
L’ambizione di GiovaniSì è tenere insieme le risorse per gli alloggi universitari col sostegno alla Normale e alla Sant’Anna, al trasferimento tecnologico e alle esperienze di ricerca all’estero. Un modo insomma per far camminare appaiati il diritto allo studio e la frontiera della conoscenza. Il microcredito e il vincolo all’assunzione (in cambio di fondi per i tirocini) sono stati l’enzima della nascita di mille start up e dell’afflusso di energie fresche nelle imprese del territorio.
Con le sue sperimentazioni, GiovaniSì ha fatto scuola anche oltreconfine, portando in classe l’amministrazione di Seul, la Commissione Europea e l’Earlall (l’associazione europea degli enti locali per il lifelong learning).
Di fronte al dilemma tra la passione e l’aspettativa dei propri cari, Bernard Dika, l’architetto del rilancio di questo programma, ripete spesso nelle scuole che capisci il tuo perché quando scegli la tua sofferenza che «ti fa meno male di quanto ti farebbe magari stare sul divano a non far niente. È una sofferenza che ti sei scelto e che ti rende felice, che dà un senso alla tua vita».
Come fa notare il presidente della Regione Toscana, Lorenzo il Magnifico in un mondo tutto preso a fare eserciti sostenne filosofi, poeti e pittori come Ficino, Poliziano e Botticelli che grazie all’ospitalità in Ognissanti scoprì Simonetta Vespucci, la Venere della sua “Primavera”. GiovaniSì, più prosaicamente, prende per mano i ragazzi e come nel Pinocchio di Collodi li accompagna a diventare uomini.