La battaglia di Donald Trump contro le università americane si fa ogni giorno più dura. Da tempo il presidente accusa gli atenei di non aver contrastato episodi di antisemitismo nei campus durante le proteste degli scorsi mesi contro la guerra nella Striscia di Gaza. La settimana scorsa aveva comunicato a Harvard, uno dei suoi bersagli preferiti, di aver revocato la certificazione del programma dell’ateneo per studenti e visitatori stranieri. Poi un tribunale federale statunitense aveva temporaneamente sospeso il blocco alle iscrizioni di studenti stranieri e l’università aveva avviato una causa legale contro la decisione di Trump.
Ieri invece il governo ha ordinato alle ambasciate e ai consolati di sospendere la programmazione di tutti i colloqui per i visti degli studenti stranieri che chiedono di frequentare i corsi – un passaggio obbligatorio per ottenere il visto. Un provvedimento che riguarda tutti gli atenei statunitensi. E anche i professori stranieri in visita dall’estero saranno interessati dalle nuove restrizioni. Secondo Politico si tratterebbe di un primo passo verso nuove disposizioni che prevedranno anche una valutazione dei profili social degli aspiranti candidati.
La guerra di Trump contro le università non solo è insensata e assurda, ma è anche dannosa per gli stessi Stati Uniti. Secondo il New York Times, gli studenti stranieri rappresentano la maggioranza dei ricercatori in molte discipline, soprattutto in ambito scientifico. Secondo un rapporto del Dipartimento della Sicurezza interna, nel 2023 gli studenti stranieri hanno conseguito complessivamente oltre 1,3 milioni di lauree.
Tra l’altro, il presunto mancato contrasto agli episodi di antisemitismo nei campus durante le proteste degli scorsi mesi non basta a spiegare l’aggressività con cui Trump e il suo governo si stanno lanciando in questa battaglia contro le università. È tutta la destra americana impazzita a portare avanti lo scontro. Non a caso anche gli atenei che si sono dimostrati collaborativi verso le richieste del governo sul tema dell’antisemitismo e delle proteste hanno dovuto fare i conti con tagli ai fondi, come la Northwestern University.
L’ostilità della destra nasce dall’idea che nelle università prevalga la cultura di sinistra. E nei fatti è così, almeno in epoca moderna, ma questo non era mai stato un problema. Solo che negli ultimi anni la politica statunitense si è polarizzata lungo diverse direttrici, tra cui quella dei temi culturali – aborto, razzisti, diritti civili. Negli ultimi trent’anni, la destra ha iniziato a protestare contro la tendenza a sinistra delle università, trasformando nella sua propaganda l’istruzione in indottrinamento: oggi il movimento trumpiano è convinto che negli atenei americani sia diffuso il «woke mind virus», cioè il virus della cultura woke.