La serie di obiettivi strategici colpiti da Israele in Iran nell’operazione Nazione dei Leoni, con il dispiegamento di una flotta di duecento caccia bombardieri, suggerisce un’imminente sconfitta del regime degli ayatollah e dei Pasdaran nella guerra che lo Stato ebraico ha deciso di scatenare.
L’attacco ha mostrato la totale inefficienza delle difese antiaeree iraniane e dei suoi apparati di sicurezza a difesa dei massimi gangli militari e politici. La fragilità iraniana risalta dalla quasi incredibile capacità dimostrata dal Mossad nell’uccidere Hossein Salami, il capo dei Pasdaran, Mohammad Bagheri, il capo di Stato Maggiore, Ali Shamkhani, braccio destro di Ali Khamenei, e alcuni scienziati con ruoli chiave nel programma nucleare oltre che dalle esplosioni da terra che hanno colpito gangli militari strategici.
Questa serie di target conseguiti dagli israeliani, umiliante per il regime, dimostra che il Mossad è penetrato ovunque e in modo capillare sul territorio iraniano e che i Servizi Segreti dei Pasdaran nulla hanno saputo fare per contrastarlo nonostante siano allertati da mesi, soprattutto dopo lo scacco subito con l’esecuzione di Ismail Haniyeh in un resort militare di Teheran il 31 luglio 2024.
Lo stato di shock e di confusione dei vertici militari iraniani, decapitati dei due massimi responsabili, risulta anche dalla prima controffensiva messa in atto. Non già il lancio dei missili balistici, ma quello di duecento droni, facilmente individuabili e infatti tutti intercettati dagli scudi di sicurezza israeliani.
Incassati i colpi e superato lo stato di confusione dovuto al pieno successo del primo strike israeliano, è ora probabile che i nuovi vertici militari iraniani lancino contro Israele diverse ondate di missili balistici, in buona parte messi a punto dopo recenti forniture di apparati di ultima generazione da parte della Cina. Da parte sua Benjamin Netanyahu ha dichiarato che i raid di giovedì notte proseguiranno per giorni sino a quando non avranno annichilito il programma nucleare iraniano.
Assisteremo quindi nei prossimi giorni a una nuova guerra in Medio Oriente, dalle caratteristiche inedite: si svolgerà tutta nell’aria e non vi saranno che sporadici movimenti di terra visti i millesettecento chilometri che separano i due Paesi. Ma sarà con tutta probabilità una guerra aerea che coinvolgerà tutto il Medio Oriente. Gli iraniani scateneranno contro Israele gli Houti dallo Yemen e probabilmente anche i Kataeb Hezbollah dall’Iraq, che cercheranno di penetrare le difese antiaeree israeliane cercando l’effetto saturazione. Non è escluso che Hezbollah libanese, anche se duramente ridimensionato da Israele, possa lanciare missili contro Gerusalemme.
Il David’s Sling, il sistema di difesa israeliano contro i missili a lungo raggio, e l’Iron Dome, contro i missili a corta gittata, hanno infatti un’efficacia attorno al novanta per cento e a fronte di un attacco con centinaia di vettori in contemporanea è quindi possibile che qualche decina raggiunga l’obiettivo sul territorio israeliano.
È probabile che non solo gli Stati Uniti, ma anche la Giordania e gli Emirati Arabi Uniti, che dispongono di un’eccellente aviazione, partecipino a questa nuova guerra mediorientale difendendo Israele.
L’esito di questa guerra, accertata l’inefficacia iraniana a fronte del primo attacco, è quello di una possibile sconfitta del regime degli ayatollah e dei Pasdaran. Sconfitta che aprirà spazi per l’avvitarsi di una crisi di regime dagli esiti più diversi.
Va registrata la straordinaria novità di un gradasso presidente degli Stati Uniti ridotto al ruolo di comprimario obbligato a intervenire militarmente a difesa di Israele subendo in toto le decisioni prese dal suo piccolo ma efficace alleato. Donald Trump non ha deciso questa guerra, la subisce, lo dichiara impotente, ma non può sottrarsi all’obbligo di parteciparvi. Ancora una volta, come con la Russia di Vladimir Putin, ha sbagliato in pieno l’analisi dell’avversario e si è impantanato in una trattativa con gli ayatollah in cui, ancora una volta, è stato perdente.
Per ultimo, una notazione: la guerra scatenata da Israele ha una copertura legale piena da parte dell’Agenzia dell’Onu per il monitoraggio dell’energia nucleare. La risoluzione dell’Aiea di lunedì scorso attesta infatti che l’Iran ha eluso tutti i suoi controlli, a conferma della valutazione che può ormai disporre di uranio arricchito per una decina di bombe atomiche. Dunque, la conferma che le trattative condotte con gli ayatollah dal tracotante e inefficace Donald Trump erano e sono una presa in giro, e c’è una giustificazione sostanziale alla decisione di Israele di distruggere il programma nucleare degli ayatollah.