Non passa lo stranieroLa sinistra reazionaria, e il referendum buttato in pasto al terrapiattismo demografico

Era ampiamente prevedibile che la consultazione migliore, quella sulla cittadinanza, sarebbe finita nel modo peggiore, anche per le contraddizioni interne alla compagine che l’ha promosso

Lapresse

Com’era prevedibile, la scelta di infilare una ragionevole proposta di riforma della legge sulla cittadinanza nell’anacronistico menù referendario della sinistra reazionaria non ha avuto un esito felice.

Non mancavano certo i segni che l’abiura dello scapricciamento liberale sui temi economico-sociali da parte del Partito democratico e il riflusso verso l’immaginaria età dell’oro dell’antagonismo politico-sindacale avrebbero propiziato un inevitabile rigurgito reazionario anche sul fronte migratorio.

Solo con una buona dose di ingenuità e di superbia ci si è potuti illudere che il popolo di sinistra, affogato nella nostalgia e nella retorica dei bei tempi andati, sarebbe rimasto virtuosamente immune dal contagio del sospetto e del risentimento verso gli stranieri, la cui dilagante presenza è la differenza più eclatante tra il mondo di oggi e quello di ieri, e a cui è semplicissimo addebitare di avere inceppato la macchina della giustizia e della prosperità e di avere preteso posti a tavola, dove scarseggiava anche per i nativi il pane e il companatico.

Gli squilibri economici e demografici dell’ex primo mondo sono interpretati da destra secondo un canone cospiratorio, che unisce le élite cosmopolite e i paria della terra in una congiura contro l’identità e la ricchezza degli Stati sovrani (l’immigrazione come driver della globalizzazione e viceversa). Contrastare questa vulgata da sinistra, pensando di salvare il bambino dei diritti degli immigrati buttando l’acqua sporca della società liberal-capitalista, prima che impossibile è insopportabilmente cretino.

D’altra parte sarebbe bastata la presenza di Giuseppe Conte nella compagnia referendaria, con la sua dissociazione preventiva e successiva proprio sul quesito sulla cittadinanza, per far capire a tutti che nella vulgata social-populista la xenofobia è ammessa e largamente utilizzata come forma degenere di lotta di classe.

Date però tutte le colpe ai promotori dell’unico referendum giusto buttato nel modo più sbagliato, bisognerebbe evitare di riconoscere alla posizione “non passa lo straniero”, che vediamo abbondantemente allignare anche a sinistra, una patente di ragione sottovalutata o negletta da ceti dirigenti autoreferenziali.

La soddisfazione con cui da destra si guarda a questo responso come a una salutare lezione data all’astratto dirittismo della sinistra ovviamente si spiega sul piano demagogico – si è relegata alla destra un’occasione ghiottissima per cantare vittoria e lei canta –  ma occorre sperare che questa presunta lezione non faccia breccia come tante altre fregnacce rovinosamente vincenti hanno fatto nel mondo cosiddetto progressista, a partire ad esempio dal giustizialismo e dall’antiparlamentarismo, che per il fatto di essere stati plebiscitati dal popolo hanno acquistato immediatamente un crisma di santità.

Sia chiaro: il terrapiattismo demografico è stato e rimane il viatico per il successo di tutte le destre mondiali. Le convulsioni psico-politiche di società infuriate per l’onda lunga del meticciamento globale suscitano o potenziano reazioni di tenore più o meno razzista, ma sempre genuinamente irrazionale.

Gli oggettivi problemi di integrazione e convivenza in contesti multietnici e multiculturali (anche al netto dell’effetto calamitoso dell’infiltrazione islamista) non possono essere arginate solo con l’appello ai buoni sentimenti e biascicando i paternostri umanitari.

Chi vuole difendersi dalla piega delle cose e da un Occidente che diventi per decenni quel che è Los Angeles da qualche giorno deve prendere atto di doversi politicamente inventare qualcosa di diverso da un atteggiamento predicatorio o giudicante nei confronti del popolo votato a una speranza di salvezza etno-nazionalista. Serve una speranza allegra contro le passioni tristi.

È tutto vero, come però lo è anche che dare legittimità e riconoscimento alle credenze veicolate dai nuovi Protocolli dei Savi di Sion della sostituzione etnica e della depredazione economica del povero uomo bianco non le rende meno, ma più epidemiche e velenose.

È vero che questo è oggi lo spirito del mondo, ma è anche vero che, da qualunque parte lo si prenda, con qualunque cautela lo si tratti, è uno spirito radicalmente alternativo e concorrente a quello che legittima stato di diritto, società aperta e uguaglianza giuridica, cioè le leve che hanno fatto del mondo libero post totalitario quello economicamente più florido e socialmente più felice.

Questo spirito che soffia forte e dove vuole ripropone – né più, né meno – l’alternativa Blut und Boden all’Occidente liberale e democratico. Un Blut und Boden più nichilista che imperialista, più suicidario che omicidiario, perché interpretato da società demograficamente morenti, in cui vince, come in Italia, chi propugna l’immigrazione zero mentre le nascite sono scese al minimo storico (trecentosettantamila), malgrado la retorica natalista e sono state quasi doppiate dalle morti (seicentocinquantamila), i cittadini emigrano come cinquant’anni fa, alberghi e ristoranti non trovano personale per ospitare e rifocillare i turisti, e tra gli italiani, padroni a casa loro, nel 2050 ci saranno più ultraottantenni che giovani fino a quattordici anni e non si saprà come pagare le pensioni. Intanto, da tempo immemore, senza differenza tra i governi di diverso colore, continuano a essere concessi poche decine di migliaia di visti di ingresso ogni anno a lavoratori stranieri (quasi interamente assorbiti dalla parziale regolarizzazione degli irregolari), malgrado il sistema produttivo italiano ne richieda per svariati multipli, perché – si sa – gli immigrati sono sempre troppi.

L’irresistibile fascino dei muri è un problema. Ma se pure fosse insormontabile, non potrà mai essere una soluzione per chi vuole difendere la libertà e la razionalità politica occidentale dal caos cognitivo che la sta travolgendo.

X