
Dietro ogni bottiglia di vino, oggi, si muove un’energia nuova: più consapevole, più tecnica, più libera. La filiera vitivinicola sta vivendo una trasformazione silenziosa ma profonda. Se nelle grandi realtà produttive il tempo sembra scorrere con la stessa metrica, nelle aziende familiari il ricambio generazionale è una rivoluzione che tocca ogni ambito: dalla gestione alla comunicazione, dalla sostenibilità alla visione del futuro.
Sta cambiando il volto della viticoltura italiana. Stanno cambiando le mani che potano, i pensieri che vinificano, le parole che raccontano il vino e stanno cambiando i consumatori. Mentre le grandi aziende mantengono continuità e stabilità, sono le piccole cantine artigianali a vivere la trasformazione più radicale.
Il passaggio generazionale è un fatto naturale e non è certo la prima volta che una generazione si trova ad affrontare delle sfide così nette, ma quando si tratta di vino – che è lavoro agricolo, tradizione culturale, espressione artistica e prodotto commerciale insieme – assume una portata enorme. Di questo e di tanto altro si è discusso al tavolo 4, nell’hackathon del Festival di Gastronomika.

Andiamo per gradi. Il ricambio generazionale nelle cantine italiane è un processo in pieno svolgimento, che riflette il naturale avvicendarsi delle età e dei ruoli all’interno delle imprese familiari. Secondo una recente ricerca realizzata dall’Invernizzi Agri Lab di SDA Bocconi School of Management in collaborazione con Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (Fivi), il 47 per cento delle aziende ha già completato il passaggio di testimone, mentre il 20 per cento lo sta pianificando e il 25 per cento non lo considera ancora una priorità. Nella maggior parte dei casi, il passaggio avviene in modo graduale, con la generazione uscente che continua a offrire supporto e competenze, soprattutto quando i nuovi responsabili hanno meno di 40 anni, ma anche fino ai 55.
L’impatto di questo cambio di guida è tangibile: il 22 per cento delle aziende segnala un incremento dell’innovazione nei prodotti e nei servizi, il 21 per cento rileva l’emergere di nuove opportunità commerciali e il 18 per cento registra un miglioramento della redditività. Dati che dimostrano come il ricambio generazionale non sia solo una questione anagrafica, ma una leva concreta di trasformazione e crescita per l’intero settore vitivinicolo.
A tal proposito, Pietro Monti – vicepresidente di Fivi – insiste sulla collaborazione intergenerazionale all’interno delle aziende vitivinicole e su come possa rappresentare una risorsa preziosa, a patto che vengano rispettati i diversi ruoli e ambiti di competenza. Il contributo dell’esperienza non deve trasformarsi in una forma di controllo che ostacola il cambiamento, così come l’entusiasmo delle nuove generazioni non può tradursi in una rottura radicale che ignora il valore della storia aziendale. Il vero equilibrio si trova nel dialogo: quando tradizione e innovazione si riconoscono e si integrano, la transizione diventa fertile e generativa, non conflittuale. In sostanza le parti coinvolte dovrebbero essere meno integraliste e guardare all’altro con meno scetticismo.

A testimonianza di come quest’approccio possa essere virtuoso, giunge in soccorso la testimonianza di Elena Casadei, dell’omonima tenuta in Toscana. Ogni membro della famiglia ha assunto un ruolo preciso, in base alle proprie competenze e inclinazioni: Elena si occupa della parte legata al vino, il fratello segue l’amministrazione, mentre la sorella è responsabile dell’ospitalità. Il padre, figura esperta e punto di riferimento enologico, continua a svolgere il ruolo di enologo per tutte e quattro le aziende familiari. Il lavoro si svolge con una visione condivisa ma non invadente: ognuno rispetta lo stile aziendale e lo spazio operativo dell’altro. Questo assetto dimostra come la coesistenza tra generazioni e la chiara definizione delle responsabilità possano contribuire alla stabilità e all’evoluzione dell’impresa, evitando conflitti e favorendo un confronto costruttivo.
Una realtà per certi aspetti analoga, almeno per l’impronta familiare, è quella di Giovanni Colaiacovo, della cantina Semonte a Gubbio. Anche lui lavora con due sorelle all’interno dell’azienda, ma le sfide principali riguardano la difficoltà nel reperire personale qualificato e nel convincere i giovani a restare o tornare sul territorio. Nonostante ciò, oggi l’azienda può contare su un gruppo di sette collaboratori under 35, affiancati da due figure storiche con lunga esperienza, a testimonianza di un equilibrio possibile tra nuove energie e saperi consolidati.
Tra le nuove sfide che le nuove generazioni del vino vi è senza dubbio il cambio di abitudini dei consumatori e i nuovi trend che si affacciano sul mercato. Roberto Villa di Divinea sottolinea come l’analisi dei dati, per quanto difficile da interpretare, sia oggi fondamentale per comprendere l’evoluzione dei consumi nel mondo del vino. I comportamenti dei consumatori stanno cambiando rapidamente, ma spesso il produttore non ha un contatto diretto con il proprio cliente finale e fatica a intercettarne gusti e abitudini. È proprio attraverso i dati che si può colmare questa distanza, acquisendo consapevolezza su chi acquista e su quali siano le nuove esigenze, per adattare l’offerta in modo più coerente con i tempi.

Se cambiano i consumi, deve cambiare anche il modo di comunicare il vino. Elisa Orizio, responsabile marketing e comunicazioni di Terra Moretti Franciacorta, evidenzia come la narrazione oggi debba fondarsi su un equilibrio tra autenticità, innovazione e approfondimento tecnico. Rispetto alle generazioni precedenti, si assiste a un approccio più consapevole e integrato: non ci si limita più a raccontare l’estetica del vino, ma si dà valore al dato, alla ricerca scientifica applicata in vigna e in cantina, alla sostenibilità e alla precisione agronomica. La comunicazione non è più solo promozione, ma cultura condivisa, in cui le scelte agronomiche, le tecnologie di vinificazione e la territorialità vengono raccontate con rigore e trasparenza, favorendo un dialogo nuovo con un pubblico sempre più attento e informato.
In un contesto che apre molte sfide per le nuove generazioni del vino, una delle risposte più efficaci è la formazione. Samuele Paraboschi, giovane enologo e titolare di una piccola azienda nei colli piacentini, incarna questo approccio. Dopo esperienze in Nuova Zelanda, California e Bordeaux, ha portato in azienda una nuova consapevolezza, unita a un forte radicamento territoriale. Per Paraboschi, la formazione è la base per fare scelte produttive sostenibili e consapevoli, capaci di coniugare innovazione e rispetto per la terra.

In Valpolicella, Elettra Gugole e Saverio Venturini rappresentano due volti complementari della nuova generazione del vino. Gugole pone l’accento sull’importanza della collaborazione e del dialogo tra produttori, convinta che il confronto costante sia fondamentale per affrontare le sfide contemporanee del settore. Venturini, invece, sottolinea la coerenza di stile come valore distintivo: nella sua azienda di famiglia la tradizione si fonde con una visione moderna, mantenendo un’identità enologica chiara e riconoscibile. Entrambi dimostrano come l’equilibrio tra apertura e radicamento sia la chiave per un futuro vitivinicolo solido e condiviso.
Se ci spostiamo in Val D’Aosta, una delle sfide più urgenti per i produttori è la scarsità di vino rispetto alla domanda: la produzione attuale è troppo limitata per soddisfare i mercati, sia italiani che internazionali. Oggi, dopo decenni di studi, selezioni clonali e reimpianti, i vignaioli stanno lavorando per colmare quel vuoto. Per Ninive Pavese, giovane produttrice valdostana, la vera sfida generazionale consiste nel trovare, recuperare e bonificare nuovi terreni in quota, riportando vita agricola dove per troppo tempo c’è stato solo silenzio.

Dalla vigna alla sala, il racconto si completa anche grazie alla presenza al tavolo di Alessia Pellini, studentessa all’ultimo anno di scuola alberghiera. Con esperienza diretta nel servizio come cameriera, Alessia si è appassionata al mondo dell’ospitalità e della vendita, riconoscendo nel confronto tra generazioni un elemento chiave per crescere. Osservare i professionisti più esperti e integrare i loro insegnamenti con le nuove competenze acquisite a scuola le permette di costruire una visione personale e consapevole del mestiere, dove la sala diventa uno spazio di dialogo e cultura, tanto quanto la vigna.
In conclusione, l’incontro tra generazioni nel mondo del vino, dal vigneto alla sala, racconta un settore in trasformazione, ma saldo nei suoi valori. Al tavolo del confronto, tra esperienze diverse ma complementari, sono emerse tre parole chiave che sintetizzano lo spirito di questo passaggio: consapevolezza, come sguardo attento e informato sul presente e sul futuro; rispetto, per la terra, per il lavoro e per chi ci ha preceduti; comunità, intesa come rete di relazioni, dialogo e collaborazione. È da qui che le nuove generazioni stanno ripartendo: non per rompere con il passato, ma per costruire con radici più profonde e visioni più aperte.

