Greta dei miracoliLa piccola Thunberg, le ossessioni degli adulti, e il viaggio in barca dal fiume al mare

Il problema non è la ragazzina svedese, il problema sono quelli che le danno retta come se non fosse una ragazzina che non conosce il mondo

AP/Lapresse

Negli ultimi anni non l’anticapitalismo, non il transfemminismo, non il tecnofascismo si sono affermati come ideologia dominante, ma il method dressing. Il method dressing è quando gli attori si presentano ai festival o alle prime dei loro film vestiti da personaggio che interpretano, per intenderci Margot Robbie costretta ad andare in giro per un anno vestita da Barbie. C’è una signora sui quarantacinque anni che incontro tutte le mattine mentre va a prendere il tram con una borsetta a forma di anguria, con gli orecchini a forma di anguria, con la kefiah al collo e le gazelle ai piedi, su una spalla la borsina di tela sui fascisti che rompono i coglioni e in testa un cerchietto. Ma non è oggi che parlerò delle donne col cerchietto, che è il method dressing delle quarantenni.

Partirei da un concetto base: se la telecamera è accesa, è performance. La divulgazione, la beneficenza, la prova di coraggio, il dare l’esempio, i disturbi alimentari, i disturbi mentali, la guarigione, il fact checking, il debunking, il bellissimo percorso, la solidarietà, sono tutte balle. In mezzo al mare c’è un veliero con a bordo una ex bambina prodigio svedese, il Maestro della Flotta di “Game of Thrones”, una francese membro del Parlamento europeo, un attivista e content creator che si faceva i selfie al funerale di Nasrallah e che suona la chitarra in continuazione, una ciurma di militanti e no, non è la nuova stagione di “The White Lotus”.

Greta Thunberg, Ser Davos, Rima Hassan e Thiago Avila salpano da Catania per rompere l’assedio di Gaza, dopo un giorno dicono che sono inseguiti da un drone israeliano, chiedono aiuto, poi invece il drone è greco, ma sionista, e Israele lo scrivo “I$rael”, perché la linea tra il gioco di parole, “Instagram mi censura” e odio razziale non è abbastanza sottile per la querela. Ricordo a tutti che Ser Davos si è fatto annientare un’intera flotta con l’altofuoco durante la seconda stagione di “Game of Thrones”, io fossi stata nell’equipaggio di militanti in ciabatte avrei chiesto disponibilità ad altri. Thiago Avila, che al saggio finale di method dressing ha evidentemente preso 10, indossa sempre tre spillette con la bandiera palestinese, un ciondolo d’oro a forma di Palestina, un portachiavi con i colori della Palestina, la kefiah e una targhetta con su scritto il suo nome e la bandiera del Brasile perché gli potrebbe venire una crisi d’identità. Andare in territorio di guerra facendosi le foto in barca e chiedendo soldi è martirio o saggio di teatro? Speriamo tutti che vada tutto bene, anche perché le alternative sono terrificanti.

Rima Hassan ha scritto sui social “All eyes on Freedom Flotilla” in un’ agghiacciante performance di mitomania, mentre l’altro giorno Beppe Sala ha proiettato “All Eyes on Gaza” sul suo ufficio come gesto performativo non politico, e anche prima e unica volta in cui ha guardato oltre Brera.

Ma non è oggi che vorrei parlare di questo. Vorrei parlare di come gli adulti abbiano dato credito a una ragazzina che ha smesso di andare a scuola, di come l’abbiano fatta sedere al tavolo degli adulti e in pieno finale di “Anna dei miracoli” le abbiano offerto un po’ d’acqua per calmarla. I capricci non esistono, dicono gli adulti, esistono solo bisogni, e questo vuol solo dire compiacere i ragazzini per piacere ai loro genitori. Greta Thunberg rappresenta tutte le ossessioni degli adulti, dall’autismo all’essere vegani, dal cambiamento climatico alla Palestina, mancano solo i pronomi. La bambina piange, dice che il mondo va a fuoco, andiamo a consolarla che costa meno che spegnere l’incendio, la bambina piange, facciamole scrivere un libro col Dalai Lama, la bambina piange, diamole un premio. Era una performance degli adulti allora, lo è anche oggi che l’adulta è lei. Il polpo di pezza che Greta Thunberg teneva vicino in uno dei suoi primi video sulla Palestina era un peluche delle emozioni, ma tutti hanno pensato che fosse un messaggio – me per prima, anche ora mi piacciono le teorie alternative.

Lei ha detto che non sapeva cosa significasse il polpo, e ci credo Greta Thunberg, non sei andata a scuola. Nel film “Triangle of sadness” c’è un momento in cui il capitano della nave e un oligarca russo fanno a gara di citazioni sull’anticapitalismo, sul marxismo e sul leninismo, ed è esattamente così che immagino la traversata dal fiume al mare. Al massimo, se non riescono a rompere l’assedio, potranno vincere un Oscar, hanno anche già pronti gli abiti per la premiazione.

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