Labour WeeklyI dipendenti di Amazon e l’intelligenza artificiale

Il ceo Andy Jassy si aspetta una riduzione della forza lavoro a causa della maggiore efficienza garantita da un utilizzo estensivo dei sistemi di Ai in azienda. Come affronteremo questa transizione?

(Unsplash)

Con una lettera inviata a tutti i dipendenti lo scorso 17 giugno, il ceo di Amazon Andy Jassy ha lanciato un avvertimento in merito agli effetti dell’intelligenza artificiale generativa sull’occupazione. L’amministratore delegato del colosso dell’e-commerce si aspetta una riduzione della forza lavoro a causa della maggiore efficienza garantita da un utilizzo estensivo dei sistemi di intelligenza artificiale in azienda.

Per quanto riguarda il contesto italiano, questo si potrebbe tradurre in licenziamenti individuali o in procedure di licenziamento collettivo con l’obiettivo di sopprimere le posizioni aziendali che possono essere sostituite dall’intelligenza artificiale.

Il ceo di Amazon ha anche cercato di stimolare la competizione interna tra i dipendenti. Un paragrafo della lettera è dedicato alle iniziative che i lavoratori dovrebbero intraprendere per non subire passivamente la rivoluzione dettata dai large language models. Restare informati attraverso la partecipazione a workshop e corsi di formazione, utilizzare e sperimentare nuovi modelli di intelligenza artificiale, contribuire ai momenti di brainstorming all’interno del proprio team sono alcune delle azioni suggerite ai dipendenti per evitare di perdere il proprio posto di lavoro. Un approccio che, con una trasparenza quasi disarmante, invita i dipendenti a interiorizzare la locuzione latina mors tua vita mea nelle attività di tutti i giorni.

Come tutte le trasformazioni profonde nel mondo del lavoro, anche l’intelligenza artificiale produrrà effetti di breve e di lungo periodo. Nell’immediato molte posizioni aziendali saranno soppresse e non ci saranno abbastanza attività alternative da assegnare ai lavoratori più esposti. Questo significa licenziamenti e un livello di contenzioso che adesso è difficile da pronosticare. Bisogna però esserne consapevoli. Si avvicina un uragano che sta già spazzando via un grande numero di attività umane sostituendole con dei software. Negli ultimi decenni, un lavoratore giovane che subiva un licenziamento per soppressione della posizione poteva trovare un’altra azienda in grado di valorizzare le sue competenze. Adesso non sarà più così facile.

L’auspicio di lungo periodo è rivolto principalmente alle istituzioni formative. Le scuole e le università hanno il compito di trasferire agli studenti le competenze necessarie a lavorare nel mondo di domani. L’Estonia ha recentemente approvato un programma che vuole integrare l’intelligenza artificiale nelle scuole, mentre l’Italia ha vietato l’utilizzo degli smartphone in classe anche alle scuole superiori.

Non ho certezze sull’approccio corretto da adottare in questa incerta fase di transizione. D’altra parte non vorrei che il nostro Paese si ritrovasse tra qualche anno nei panni di Paolo Villaggio in “Fantozzi contro tutti” quando venne colto da un leggerissimo sospetto.

*La newsletter “Labour Weekly. Una pillola di lavoro una volta alla settimana” è prodotta dallo studio legale Laward e curata dall’avvocato Alessio Amorelli. Linkiesta ne pubblica i contenuti ogni settimana. Qui per iscriversi

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