Quando hanno chiesto alla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola se fosse interessata a un ritorno alla politica interna di Malta in vista delle elezioni nazionali di marzo 2027, lei non ha escluso alcuna possibilità. «Ho una responsabilità qui [a Bruxelles]», ha detto Metsola a Politico quando le è stato chiesto se avrebbe accettato un incarico a La Valletta. Non ha aggiunto granché, non ha dato indicazioni, non si è voluta esprimere. Ma in politica – soprattutto quando si affaccia la prospettiva di una tornata elettorale – anche una non risposta porta con sé dei significati. «Sono estremamente consapevole della responsabilità che ho come presidente del Parlamento europeo», aveva detto nei giorni scorsi la stessa presidente del Parlamento europeo.
Martedì si è dimesso il leader del Partito Nazionalista di centrodestra, Bernard Grech. L’ultimo sondaggio nazionale di Malta Today, pubblicato domenica scorsa, aveva indicato una distanza molto ampia tra il partito al governo, il Partito Laburista di centrosinistra, e il centrodestra del Partito Nazionalista (53,3 per cento contro 39,7 per cento) e il tasso di fiducia di Grech era dato appena al 18,8 per cento, contro il cinquanta del primo ministro Robert Abela.
Così hanno iniziato a circolare voci su un possibile ritorno in patria di Roberta Metsola. È vero che l’attuale presidente dell’Europarlamento ha un ruolo centrale nella politica dell’Unione e dal 2022 ha raccolto egregiamente l’eredità di David Sassoli. Ma ha solo quarantasei anni, è la leader politica più in vista di Malta e, come per tutti i leader politici relativamente giovani, è difficile escludere a priori certe possibilità. «Ci saranno pressioni su Roberta affinché ritorni a Malta. Oggi ha un compito che la porta a essere il più neutrale possibile, ma in passato è già stata molto coinvolta nella politica di partito», ha detto a Politico un funzionato del Partito Nazionalista a inizio settimana. «È considerata un’ottima soluzione per Malta perché è accettata dalla maggior parte delle fazioni all’interno del partito, e il suo curriculum e le sue politiche sono state eccellenti».
L’obiettivo del Partito Nazionalista ora è lavorare per costruire un’offerta politica valida, in grado di battere il premier Robert Abela, del Partito Laburista (al governo ininterrottamente da dodici anni). Lo stesso Abela sa che la concorrenza di Metsola sarebbe difficile da battere in un’elezione nazionale, per questo a maggio aveva sollevato l’ipotesi di indire elezioni anticipate in caso di cambio di leadership – avvenuto appunto martedì 10 giugno – del principale partito di opposizione: un modo per mettere in difficoltà Metsola, costretta a prendere una decisione difficile prima della scadenza naturale del suo mandato al Parlamento europeo (gennaio 2027).
L’anno scorso, dopo la vittoria del Partito Popolare Europeo alle elezioni di giugno, si era parlato anche della possibilità di vedere Roberta Metsola come candidata principale alla presidenza della Commissione europea. Ma l’opzione è stata scartata anche per la sua scarsa esperienza di governo. «Per raggiungere il vertice della catena alimentare politica di Bruxelles, alla guida dell’esecutivo dell’Ue o del Consiglio europeo – scrive Politico – molti osservatori ritengono che [Metsola] dovrebbe tornare a Malta per diventare primo ministro e sedersi al tavolo dei leader europei, dopo alcuni cicli elettorali dell’Unione europea».
Lo stesso Grech ha lasciato intendere di aspettarsi che Metsola «faccia un passo avanti», anche il momento non è l’ideale, dal momento che sono passati solo dieci mesi dal suo secondo mandato come presidente del Parlamento europeo. «Quando vuoi fare del bene al Paese», ha detto in un’intervista televisiva, «non è un discorso di tempismo. Non conta quando o cosa ti conviene di più. Ma quando conviene di più al tuo Paese».