
Si chiama chiodo, ma è un bocciolo essiccato, e nemmeno di garofano. La pianta da cui proviene si chiama Syzygium aromaticum, appartiene alla famiglia delle Myrtaceae, la stessa del mirto e dell’eucalipto, ed è originaria delle Filippine e delle Molucche, anche se ormai è diffusa e coltivata in molte località dell’Asia, dell’America tropicale e dell’Africa.
Oggi è una spezia da banco, apprezzata in cucina e usata anche a scopo terapeutico, ma ha un passato antico e leggendario in Oriente, dove i chiodi di garofano erano usati come ingrediente di profumi e medicamento già nella Cina di 2200 anni fa. L’Occidente li conobbe grazie alle vie carovaniere e gli antichi Romani li apprezzarono per le proprietà antisettiche, usandoli, come ancora oggi si fa, per calmare il dolore ai denti.
Nel Medioevo era una spezia rarissima e costosa di cui Dante parla come di un bene di assoluto lusso (Inferno, Canto XXIX, 127-129), raccontando che gli “scialacquatori” senesi usavano i chiodi di garofano, con spreco ostentato, per aromatizzare la brace dei loro arrosti.
Oggetto, come la cannella, di feroci monopoli, prima dei portoghesi e poi dagli olandesi, nel 1769 il francese Poivre ne estese la coltivazione nelle isole Borbone e Mauritius e poi a Zanzibar e a Pemba, che ne sono oggi i maggiori produttori.
L’aroma intenso e il sapore bruciante fanno dei chiodi di garofano un ingrediente da usare con moderazione e non adatto a tutte le preparazioni, ma capace di donare un tocco inconfondibile ai piatti. Ai dolci, come torte di mele, pandolci e panpepati, biscotti, alle creme e alle farciture, e ai liquori e ai vini, come il famoso e aromatico vin brulé. Ma danno una nota particolare anche a marinate di selvaggina, arrosti, brasati, brodi e ad alcuni formaggi stagionati.
Si possono aggiungere alle conserve di verdure dolci come cipolle, cipolline, carote, e usare per aromatizzare il tè o gli infusi, ma soprattutto, grazie all’alto contenuto di un composto attivo chiamato eugenolo, noto per le sue proprietà antimicrobiche, i chiodi di garofano hanno anche, e fin dai tempi più antichi, un impiego come medicamento.
L’uso più noto, soprattutto sotto forma di olio essenziale, ma anche come componente di disinfettanti orali e farmaci odontalgici, è nel trattamento del mal di denti e delle infiammazioni gengivali dove l’eugenolo agisce come analgesico naturale, riducendo dolore e infiammazione.
Grazie alle proprietà antinfiammatorie i chiodi di garofano consumati regolarmente possono anche aiutare ad alleviare i dolori associati a malattie infiammatorie come l’artrite. Inoltre, aiutano la digestione e hanno un’azione carminativa, che aiuta a ridurre la formazione di gas intestinali.
Infine, il loro altissimo potere antiossidante potrebbe, secondo alcuni studi, risultare utile nella protezione delle cellule dai danni causati dai radicali liberi, associati all’invecchiamento precoce e allo sviluppo di malattie degenerative come il cancro e i disturbi cardiovascolari.
Anche quando risulta difficile utilizzarli in cucina, si può iniziare a impiegare i chiodi di garofano semplicemente facendone bollire alcuni in un po’ di acqua, o masticandone uno al giorno, una pratica che fa bene ai denti e all’alito.
Senza dimenticare le usanze delle nonne: i chiodi di garofano inseriti in un’arancia e sistemati nel guardaroba sono un’alternativa naturale e piacevole alla canfora e ad altre sostanze di sintesi per combattere le tarme, mentre inseriti in un mezzo limone fresco tengono lontane le zanzare.