Verde o nero Usi e proprietà del prezioso cardamomo

È la terza spezia più costosa al mondo, ma fortunatamente ne basta pochissimo per profumare tè, tisane e preparazioni sia dolci che salate

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Si dice che sollevi gli spiriti, calmi i nervi e liberi la mente. Noto fin dai tempi dei Romani, che lo usavano per lavarsi i denti e rinfrescare l’alito, il cardamomo ha tanti impieghi quanti sono i semini nel suo involucro. Arrivato in Europa lungo le vie carovaniere, era utilizzato come ingrediente per i profumi già dalle donne egiziane. Nelle “Mille e una notte” viene citato spesso come spezia afrodisiaca. Nel Kashmir le spose ne portano al polso alcuni semi come simbolo del nutrimento che offriranno al marito, mentre in India la pianta è considerata talmente delicata da poter essere toccata soltanto da mani femminili. Per millenni è stato usato nella medicina ayurvedica indiana e nella medicina cinese tradizionale.

Oggi è la terza spezia più cara al mondo, dopo lo zafferano e la vaniglia, ed è un ingrediente importante in molte cucine del mondo, usato per insaporire piatti sia dolci che salati.

Originario delle foreste  pluviali dell’India meridionale, dove viene coltivato nell’area nota come Cardamon Hills, appartiene alla famiglia delle Zingiberaceae, la stessa dello zenzero, e ne esistono due varietà: una verde, di gusto più intenso e amabile, e un’altra nera, più comune ed economica, che si caratterizza per un sapore amarognolo, che ricorda quello della menta, e leggermente affumicato.

Il cardamomo ha un aroma tutto suo, balsamico, caldo, intenso, che sa un po’ di miele, rosa, lime, legno ed eucalipto, e un sapore forte, deciso, fresco e pungente, un mix di piccante e dolce: ne basta una piccola quantità per dare un’impronta particolare anche al piatto più semplice.

Caratteristiche che lo rendono una delle spezie preferite nei Paesi arabi e dell’Africa del Nord, dove è usato a tutto pasto: va bene con la carne, con il riso, ma anche per insaporire il tè, o aggiunto a creme, torte o biscotti.

In cucina si usano i semi contenuti all’interno dei baccelli legnosi, che si aprono schiacciandoli. Per ottenere un sapore più intenso, si possono anche aggiungere durante la cottura di riso o zuppe i baccelli interi, premendoli leggermente ma facendo attenzione a non far uscire i semi, per poi toglierli al momento di servire. Due o tre semi di cardamomo nell’acqua di cottura dei legumi aiutano a renderli più digeribili e a contrastare sgradevoli effetti collaterali come il gonfiore addominale.

Il cardamomo nero non è particolarmente adatto a piatti troppo delicati o alle preparazioni dolci, per le quali è preferibile impiegare la varietà verde.

I semi del cardamomo sono anche uno degli ingredienti del garam masala, una mistura di spezie molto usata dalla cucina indiana e pakistana per insaporire il riso, mentre nei Paesi arabi è usato come aromatizzante di e caffè. In Marocco è l’ingrediente chiave per un mix di spezie chiamato ras el hanout. Nei Paesi nordici si trova nei prodotti da forno come i biscotti o i kardemummabullar danesi. In Vietnam è uno degli ingredienti di uno dei piatti più popolari, il pho, in Etiopia è usato per il pane celebrativo ambascià, o himbasha.

Il cardamomo è conosciuto anche per le sue proprietà benefiche. È ricco di antiossidanti come vitamina C e manganese, aiuta a combattere i radicali liberi, proteggendo le cellule dai danni ossidativi. Ha un effetto antinfiammatorio, proprietà antibatteriche, allevia i disturbi gastrointestinali, gli spasmi e favorisce la digestione. Inoltre, grazie al potassio e alle proprietà diuretiche, aiuta a mantenere stabile la pressione sanguigna.

Nelle culture orientali è usato, anche sotto forma di olio essenziale, per trattare disturbi digestivi, infezioni alle vie respiratorie e problemi dentali, è considerato utile contro l’alitosi e i problemi alla gola. In erboristeria l’olio essenziale di cardamomo è usato nelle fumigazioni per liberare le vie respiratorie.

Non mancano alcune controindicazioni: meglio evitarne l’uso in gravidanza, se si usano farmaci antiaggreganti o si soffre di calcoli biliari.

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