I referendum su lavoro e cittadinanza sono un flop. Il quorum non ci sarà, i dati di ieri fanno immaginare che al massimo si potrà superare il trenta per cento degli aventi diritto: la soglia del cinquanta, a questo punto, non sembra alla portata.
Neanche il tempo di chiudere la due giorni – i seggi chiudono oggi alle 15 – che la destra ha già pronto il rilancio. Nel mirino, spiega Repubblica nell’articolo firmato da Lorenzo De Cicco, c’è la soglia di firme necessarie per chiedere un referendum. L’idea è di alzare l’asticella, passare dalle cinquecentomila di oggi, che dall’anno scorso si possono raccogliere anche online, al milione. Perché oggi «la procedura sarebbe troppo leggera e si rischierebbe una caterva di consultazioni che poi, alla prova dei seggi, si trasformano in un flop di partecipazione vera. E di costi. L’obiettivo allora sarebbe aumentare la soglia, spostarla più su».
È la stessa destra che nei giorni scorsi ha invitato gli italiani ad andare al mare anziché ai seggi. Con una strategia non illegale, perché spingere per raggiungere il quorum è una scelta politica legittima, come scriveva Mario Lavia qualche settimana fa. Poi c’è la scelta di Giorgia Meloni di presentarsi al seggio del Torrino di sera, senza preavviso, già rincuorata dai numeri del Viminale, per fare il gioco delle tre carte alla democrazia diretta: niente schede, niente voto, nessuna partecipazione per il quorum, solo una stretta di mano allo scrutatore e via.
Intanto, per questi referendum, la destra sembra averla scampata. «I dati mesti sull’affluenza di ieri fanno ben sperare un centrodestra che sul flop della consultazione di Landini e PiùEuropa ha puntato forte, invitando a disertare le urne (tranne Noi Moderati, schierati per 5 no). E forse sarà anche un “trucco da vecchia politica”, come l’ha chiamato alla vigilia Elly Schlein, perché con questo escamotage la premier potrà mettere il cappello sul variegato popolo rimasto a casa (o sui lettini), composto di certo non da soli elettori di centrodestra, ma il tentativo di “spallata”, salvo clamorosi rovesci dei pronostici stamani, si potrà dire archiviato. O quantomeno rimandato a un altro appuntamento, le regionali d’autunno, sulle cui candidature ancora non si è trovata nemmeno una quadra in coalizione».
È per questo che la maggioranza sta già pensando alla contromossa per rilanciare, quindi per scoraggiare ulteriormente questa forma di consultazione popolare. «Raccogliere le firme legittimamente via web, ma non avere aumentato il numero delle firme da raccogliere porta anche ad inflazionare questo strumento, no agli abusi», ha detto l’ex ministro Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati. Secondo Paolo Emilio Russo, capogruppo di Forza Italia in commissione Affari costituzionali alla Camera, i cinque referendum di ieri e oggi sono «il primo banco di prova della piattaforma per raccogliere le firme online, attivata finalmente, dopo anni di rinvii e ritardi, la scorsa estate. Strumento utilissimo che cambia le regole», ma alla luce dei risultati, «valuteremo tutti insieme, maggioranza e opposizione dal momento che parliamo delle regole del “gioco”, eventuali correttivi per evitare che ci possa essere un ricorso eccessivo allo strumento del referendum, ritrovandoci ogni anno con venti quesiti che poi non interessano nessuno».