
Questo è l’ultimo numero della Linea prima della pausa estiva (tornerà a settembre) e mi sembra dunque un buon momento per fare un bilancio, a partire da quello che è capitato qui negli ultimi giorni.
Per chi si fosse sintonizzato solo ora o fosse stato molto distratto prima, riassumo brevemente i fatti. Non sapendo che posizione prendere sulla riforma della giustizia – problema non da poco, per una newsletter chiamata «La Linea» – la settimana scorsa ho lanciato un referendum. L’ho fatto come faccio quasi tutto, almeno quando si tratta di lavoro, cioè un po’ per scherzo e un po’ per vedere l’effetto che fa, credendoci fino a un certo punto e senza coltivare troppe aspettative. L’esito è stato invece sorprendente. Dai messaggi arrivati ho imparato un sacco di cose che non sapevo, la prima e più scioccante delle quali è stata ovviamente di avere dei lettori. Può darsi dunque che ora io sia accecato dall’entusiasmo, ma voglio comunque condividere qui alcune impressioni forse non completamente infondate. Per cominciare, mai mi sarei aspettato tra i lettori, persone che si sorbiscono volontariamente le mie pressoché quotidiane invettive garantiste, una così netta prevalenza dei No (per l’analisi scientifica dei risultati, e le ultime dichiarazioni di voto, rinvio all’apposita rubrica qui sotto).
Meno sorprendente, ma divertente e anche abbastanza rappresentativo dell’epoca in cui viviamo, è il fatto che ognuno sembri dare per scontato che, nonostante la mia dichiarata e argomentata indecisione, io parteggi in realtà per la parte opposta. Più seriamente, mi ha colpito invece il numero delle persone che, pur condividendo il principio della separazione delle carriere, voteranno No per timore di questa destra e di quanto potrebbe fare, non solo sulla giustizia, sulla scia di una simile vittoria. Il fatto insomma che vi siano anche tra fior di liberali e garantisti tante persone preoccupate dalle pulsioni illiberali del governo Meloni, a dispetto della sua indiscutibile consequenzialità, è una notizia che mi ha stupito. Non perché io pensi davvero che i vostri messaggi rappresentino un campione statistico di qualche rilievo, ma perché fino alla settimana scorsa avrei giurato che il totale delle persone corrispondenti a un simile profilo ammontasse a poco più di uno, cioè a me, Rocca e a una ristrettissima minoranza degli stessi lettori de Linkiesta.
Dunque non tutti i liberali e garantisti ritengono ridicolo e infondato l’allarme per la concezione della democrazia dimostrata da questa destra, e non tutti coloro che condividono questo allarme sono fanatici populisti e giustizialisti. Personalmente, non ho ancora deciso cosa voterò al referendum (quello vero) – qualunque cosa decida di votare, spero però di perderlo, così da non avere rimorsi – ma da questa esperienza ho tratto comunque la sconvolgente conclusione che forse non tutto è perduto. Se sotto sotto lo pensate anche voi, vi invito dunque a farvi sentire e a fare proseliti, ma soprattutto a farmi pubblicità, per portare nuovi adepti alla nostra setta e nuovi iscritti a questa newsletter. Buone vacanze
Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.