Le leader stanno a guardareMeloni è muta su Trump, Schlein si arrende a Giani, e nessuna delle due riesce a imporsi

La premier si dimostra poco influente sui dazi, come era prevedibile, e ora scarica sull’Unione europea. La segretaria del Pd, dopo mesi di tira e molla, è costretta a ricandidare il presidente toscano

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Giorgia Meloni è alle prese con Donald Trump, Elly Schlein con Eugenio Giani. A ciascuno il suo. Stesso destino accomuna le due leader della politica italiana, nel senso che entrambe hanno poco margine di manovra. E così la premier si trincera dietro un silenzio che non è diplomazia, ma l’effetto di non sapere proprio cosa dire, dato che il boccino non è nelle sue mani, essendo l’unica sua speranza che il presidente americano sui dazi torni indietro. In ogni caso, a condurre la trattativa con lo Sceriffo non sarà lei, la trumpiana più famosa d’Italia, ma l’Unione europea, mentre i suoi alleati di governo se la prendono in modo grottesco con la Germania.

Il Partito democratico ha fiutato che le cose per Meloni si stanno mettendo male e chiede «maggiore assertività al governo» e lo invitano «a lavorare insieme ai principali Paesi europei, Francia in particolare»: questo il senso della discussione nella segreteria Pd di ieri.

Come già aveva detto Elly Schlein non appena si era diffusa la notizia dei dazi trumpiani all’Europa al trenta per cento, i dem chiedono di tenere pronte anche altre armi. Quindi bene che ci sia un pacchetto di contromisure europee pronto anche sulla parte digital e dei servizi finanziari – che è la cosa che fa più male agli Stati Uniti. Linea dura, quindi, macroniana. Ma è ovvio che in questa vicenda i democratici siano spettatori e non protagonisti, e tuttavia pronti a sfruttare un momento che per la presidente del Consiglio non è certo il più positivo.

Ma si diceva che il Nazareno ha una gatta da pelare molto meno storica e comunque fastidiosa, che è la vicenda della Toscana, sulla quale da mesi c’è un tira e molla tra il presidente uscente Eugenio Giani, non organico al Nazareno, e il Nazareno stesso.

Ieri c’è stata una lunga e probabilmente decisiva riunione tra la segretaria e i suoi collaboratori con Giani. In una lunare dichiarazione di Igor Taruffi, responsabile organizzativo, si dice che si è parlato anche di dazi e di politica generale, ma il punto vero è che Giani ha vinto la partita nel senso che sarà nuovamente candidato alla presidenza della Regione Toscana: non viene detto così esplicitamente, ma il senso delle varie dichiarazioni è questo. Ha detto infatti il segretario regionale nonché, finora, informalmente, a quanto si è letto, in corsa anche lui, Emiliano Fossi: «Un incontro positivo, che rimette al centro – come avvenuto in tutti questi mesi – il ruolo del Partito democratico e la collaborazione con il presidente. Il processo politico costruito con pazienza, serietà e spirito unitario nei mesi scorsi – e che qualcuno ha tentato, senza successo, di deviare in modo inopportuno – prosegue oggi con ancora maggiore forza e chiarezza».

È probabile che il Nazareno adesso infili molti candidati suoi – possibili assessori – così da avere una giunta in qualche modo affine al Nazareno e alla leader del partito. Che comunque se voleva la testa di Giani la partita l’ha persa. Infine, pare che la Direzione si terrà a fine luglio, col secchiello e la paletta.

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