
Il caso Gergiev è stato solo la punta dell’iceberg di quella che, con linguaggio immaginifico ma non per questo meno vero, noi di Europa Radicale chiamiamo “la peste putiniana”. È iniziato tutto con il solito tam tam sui social: guardate che a Genova nella sede del Consiglio Comunale vogliono proiettare due docufilm prodotti da “Russia Today”; e poi vogliono proiettarli a Biella, Torino, Udine, Gorizia, Milano. Che problema c’è? – potreste dire. Non si tratta di comuni cittadini che la pensano diversamente da voi e che intendono manifestare liberamente il proprio pensiero? Non siete voi radicali quelli che vi battete sempre per la libertà di espressione di chiunque, comunque e dovunque?
Le cose non stanno così. E per capirlo basta dare una sola occhiata alla cartina d’Italia presente sul sito di Europa Radicale, con i centotrentanove eventi promossi dagli amici e dagli agenti italiani di Vladimir Putin. Una marea di appuntamenti ideati e organizzati da una sola regia.
È proprio per cercare di arginare e contenere la “peste putiniana” che nel 2022, subito dopo la seconda aggressione russa all’Ucraina, l’Unione europea emanò il Regolamento 2022/350 del 1 marzo 2022, con cui si vieta la diffusione di programmi e prodotti di Russia Today e Sputnik (… e non vale cambiare nome) in tutto il territorio dell’Unione.
Il medesimo Regolamento, all’articolo 12, dispone che: «È vietato partecipare, consapevolmente e intenzionalmente, ad attività aventi l’obiettivo o il risultato di eludere i divieti di cui al presente regolamento, anche partecipandovi senza perseguire deliberatamente tale obiettivo o risultato, ma sapendo che tale partecipazione può avere tale obiettivo o risultato e accettando questa possibilità».
Traduzione: cari amici italiani, conosciamo la vostra secolare furbizia, non potete fare i finti tonti e fregarvene del nostro regolamento, cavandovela con un «non sapevamo che era vietato, non era nostra intenzione trasgredire, noi vogliamo solamente esprimere la nostra opinione». Un regolamento europeo è cogente in tutte le disposizioni e deve essere applicato allo stesso modo in ogni Stato membro (articolo 288 Tfue).
Sembrerebbe tutto chiaro e tutto facilmente attuabile. Lo sarebbe e lo è veramente in tutti gli altri Stati dell’Unione europea. Qui da noi sembra che nessuno – a partire dalle istituzioni che hanno la responsabilità di applicare una norma vigente – sappia dell’esistenza del Regolamento.
È per questo che abbiamo predisposto il testo di una lettera/appello alle istituzioni locali e al Ministro dell’Interno affinché lo facciano rispettare. Centinaia di cittadini, da noi raggiunti con i nostri poveri mezzi, hanno inviato pec e mail ai rispettivi sindaci, prefetti e questori, per richiedere il rispetto delle norme anti guerra ibrida a Genova come a Biella, a Udine come a Milano, a Gorizia come a Torino. Alcune volte abbiamo ottenuto adeguato riscontro, altre volte le istituzioni se ne sono fregate sia delle pec dei cittadini sia, purtroppo, della legge.
Quando le segnalazioni che ci arrivavano sono diventate decine, abbiamo scoperto l’uovo di Colombo. Perché non mettere tanti marker sulla carta geografica dell’Italia quante sono le manifestazioni fatte, o almeno tentate, dai filoputiniani? La nostra cartina parla chiaro, i numeri sono impressionanti: centotrentanove episodi di violazione del Regolamento europeo solo nell’ultimo anno (fino al 30 giugno 2025); siamo riusciti a bloccare solo sedici manifestazioni filoputiniane e a farne modificare sei. Tirando le somme, centodiciassette eventi sono stati realizzati in patente violazione del Regolamento europeo. Solo in Italia avviene una cosa del genere, nel silenzio intollerabile non solo delle istituzioni (dai Prefetti al Ministro dell’Interno, dal Ministro degli Esteri al Capo del governo) ma anche dei mezzi di informazione.
La lotta contro la “peste putiniana” sarà sempre più dura e difficile: gli Stati dell’Unione europea hanno giustamente deciso di portare al cinque per cento la percentuale del loro Pil da destinare alla difesa e alla sicurezza per contrastare la Russia di Putin, che ha incardinato un’economia di guerra ormai irreversibile.
È certo che i partiti populisti e/o filorussi in tutta Europa, e in Italia in particolare (Lega, Movimento 5 stelle e sigle varie di estrema destra e di estrema sinistra) si scateneranno nei prossimi mesi ed anni per contrastare tale politica, ben supportati da opinionisti più o meno esperti (Alessandro Orsini, Marco Travaglio, Lucio Caracciolo) ospitati tutte le sere in tv.
Da Mosca raddoppieranno gli sforzi e gli investimenti economici per allargare e diffondere ancora di più la peste, trovando sempre nuovi untori, pagati profumatamente o semplicemente utili idioti (sulla nostra cartina trovate i nomi degli untori più esposti pubblicamente).
È necessario che ciascun cittadino sia, innanzitutto, consapevole di quello che rappresenta la nostra mappa. Poi deve agire nel suo piccolo, nel suo territorio, per impedire la diffusione della peste. Come? Segnalandoci (a [email protected]) eventi, dibattiti, convegni, affissione di cartelli stradali; intervenendo sui social, scrivendo ai giornali, scendendo in strada; mandando mail e pec alle istituzioni locali e ai Parlamentari e chiedendo il rispetto del Regolamento europeo.
È inutile nasconderlo: l’Italia è il ventre molle dell’Unione europea. Il pericolo di essere tutti infettati dalla peste putiniana è concreto e reale. Operiamo ogni giorno contro il contagio. Perché gli untori di cui ha scritto Alessandro Manzoni erano frutto dell’immaginazione e dell’ignoranza (fake news, si direbbe oggi); gli untori putiniani sono invece reali, persone in carne e ossa, con grandi mezzi e possibilità, determinate ad avvelenare i pozzi della conoscenza e le fonti della coscienza. Devono essere denunciati e fermati, prima che l’epidemia causi l’ecatombe civile dell’Italia.