Alasdair MacIntyre è un filosofo scozzese-americano, morto lo scorso maggio a novantasei anni. David Brooks è uno dei più lucidi osservatori americani, editorialista del New York Times e firma saltuaria dell’Atlantic, dove qualche giorno fa ha scritto un lungo articolo per spiegare con il pensiero di MacIntyre come sia possibile che un bugiardo, baro, traditore, ladro e truffatore patentato come Donald Trump è considerato da molti americani una brava persona, non un individuo repellente quale in realtà è.
Che cosa ha portato la nostra società in questo stato di intorpidimento morale? si interroga Brooks. La risposta, nell’articolo per l’Atlantic che provo a riassumere di seguito, secondo Brooks sta nel pensiero di MacIntyre sulla crisi della morale moderna.
Dopo l’Illuminismo, sosteneva il filosofo, la nostra società ha perso quei codici condivisi e quelle pratiche comunitarie che hanno garantito per secoli una crescita etica individuale e collettiva. I punti fermi, le convenzioni condivise e i fondamentali della convivenza civile sono stati indeboliti dal fuoco amico della ragione e della scienza, e più recentemente sono stati spazzati via dalla disintermediazione apportata dalla rivoluzione digitale.
Il risultato è la prevalenza dell’emotivismo nella società contemporanea, un tema su cui scrive quotidianamente su Linkiesta Guia Soncini, per cui ciò che è moralmente giusto non è basato su standard oggettivi come una volta, ma sui sentimenti soggettivi e sulle percezioni personali spesso insignificanti che generano una cultura frammentata e priva di un linguaggio morale comune. Non serve una laurea in filosofia morale per capirlo, per rendersene conto basta accendere un telefono e cliccare sull’app di Instagram.
La declinazione politica dell’emotivismo è quella più preoccupante perché, senza un linguaggio morale condiviso, i conflitti politici diventano guerre di religione in cui il compromesso è visto patologicamente come un tradimento.
Trump occupa questo vuoto, non rispetta né parla il linguaggio morale tradizionale, ma mente, inganna e agisce per interesse personale, scrive Brooks. Eppure per molti americani, e non solo per gli americani, quei comportamenti non sono ripugnanti, perché riflettono un’etica individualista, fondata sul desiderio di potere, di guadagno e di auto-realizzazione. In una società orientata alla performance e alla soddisfazione del sé, Trump appare come un campione dello spirito del tempo.
Accettare Trump e il trumpismo non è un’alienazione psicologica di una fetta rilevante dell’elettorato globale, è la conseguenza di una cultura in cui il vuoto morale è stato riempito dalla logica del sé e del potere personale.
L’antidoto a questo declino morale della società non può essere un reazionario tornare indietro, e ovviamente neanche rigettare in toto l’Illuminismo come auspicano in molti, anche perché un programma politico che si ispira a un passato perduto è esattamente la scorciatoia verso l’autoritarismo che hanno intrapreso i populisti, i demagoghi e le destre estreme.
L’antidoto non può nemmeno essere l’accelerazione verso un’ulteriore digitalizzazione della società, così come auspicano i tecno-oligarchi metà libertari e metà autoritari come Peter Thiel e Elon Musk, non a caso tra i principali facilitatori di Trump.
A proposito di accelerazionismo digitale, permettetemi di divagare, ma neanche tanto, sulla grottesca iniziativa del Parlamento italiano per migliorare il funzionamento delle istituzioni con l’intelligenza artificiale, ma nella realtà per svuotare di senso, come da originario progetto della Casaleggio associati, la democrazia rappresentativa, già mutilata col referendum taglia parlamentari del 2020.
Il Parlamento, infatti, ha adottato tre strumenti basati sull’intelligenza artificiale generativa (“Norma, Emenda e Depuchat”, santi numi) per assistere nel lavoro parlamentare i deputati, gli uffici legislativi e i cittadini. Mancava solo questo, in effetti, ai nostri tempi impazziti: l’intelligenza artificiale intanto per moltiplicare i decreti mille proroghe e gli emendamenti, e poi per dichiarare la sopravvenuta inutilità dei deputati e i senatori, visto che con un clic e un algoritmo si possono scrivere leggi e prendere decisioni trending topic.
La strada per salvare la società aperta e liberal democratica, scrive Brooks sull’Atlantic, è soltanto quella del pluralismo, l’unica condizione sociale e politica che consente di celebrare l’Illuminismo, il capitalismo democratico, la diversità etnica e intellettuale e lo stato di diritto ma, allo stesso tempo, anche di rispettare i codici morali condivisi su cui nei secoli si è fondata la società di cui parlava MacIntyre.
La malattia contemporanea che stiamo vivendo e la sua possibile cura pluralista non riguardano soltanto Trump e gli Stati Uniti, riguardano anche noi. Bisognerebbe accelerare questa consapevolezza, anziché alimentare l’emotività sociale e affidare la scrittura delle leggi all’intelligenza artificiale.