Tradizione non ti temo Cassoeula d’agosto a Lurago, dove la memoria è servita anche al sole

Ogni primo giovedì di agosto, da 80 anni, al Ristorante Capanna si celebra un rito popolare che sa di Brianza autentica: la Cassoeula. Sfidando la stagionalità, Matteo Cesana la serve all’aperto, con polenta e convivialità. Perché il gusto del passato non va messo in frigo

C’è un gesto che si ripete da ottant’anni, sempre lo stesso giorno, sempre con la stessa dedizione. Il primo giovedì di agosto, a Lurago d’Erba, in Brianza, si serve Cassoeula. Sì, proprio lei, la regina invernale della tradizione lombarda, che qui esce dal calendario e si prende la scena d’estate, nei giardini del Ristorante Capanna.

Un rito che ha il sapore della famiglia e della fedeltà al territorio, portato avanti da Matteo Cesana, oste contemporaneo che ha saputo rileggere l’osteria senza snaturarla. La visione di questo giovane imprenditore è chiara: non si cede alla nostalgia, ma la si trasforma in gesto presente, conviviale, pieno di senso.

La Cassoeula del Togn – che prende il nome dal nonno, figura centrale nella storia del locale – non è solo un piatto: è un modo per ricordare che il cibo è cultura viva, non archeologia. Viene servita con polenta di mais bramato rosso, come da manuale, ma il contesto è quello di una festa: all’aperto, tra terrazze e giardino, con chiacchiere, risate e vino fresco.

Il menù della serata del 7 agosto è un omaggio alla Brianza e alle valli alpine: taglieri di salumi e formaggi locali, pancetta cotta di Marco d’Oggiono, salame nostrano, formaggi della Valsassina. A chiudere, il tiramisù della Capanna, come un abbraccio dolce che sa di casa.

Per chi non ama la cassoeula – difficile, ma può succedere – ci sono alternative golose: tagliatelle fatte in casa ai porcini o roast-beef di pezzata rossa con stracciatella, songino e pomodorini. E per chi preferisce restare in terrazza propria, la Cassoeula del Togn arriva anche a domicilio, il giorno dopo. Un’altra idea brillante del giovane imprenditore, che ha saputo reinterpretare una tradizione di famiglia che poteva apparire fuori dal tempo facendola diventare ricordo ed esperienza, e capendo che anche la destagionalizzazione fa parte del modello. Perché certe ricette, come certe storie, non si fermano con le stagioni.

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