Alla frutta L’impatto delle retate anti-migranti di Trump sull’agricoltura americana

Le aziende ortofrutticole della Central Valley californiana, e non solo, stanno affrontando un’inedita carenza di manodopera a causa degli arresti di massa dell’Ice. Rischia di essere solo l’inizio di una crisi molto più profonda

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«È sparito il settanta per cento dei nostri lavoratori». A parlare, nel corso di un’intervista all’agenzia Reuters, è Lisa Tate, agricoltrice da sei generazioni nella contea di Ventura, in California, cuore pulsante della produzione statunitense di frutta e verdura. Dietro la carenza di manodopera nei campi californiani c’è soprattutto l’autoritarismo dell’amministrazione di Donald Trump nella gestione dell’immigrazione irregolare, che sostiene – proprio come in Italia – una parte essenziale dell’agricoltura nazionale. 

Oltre l’ottanta per cento dei lavoratori agricoli della California, stando a un sondaggio governativo condotto tra il 2015 e il 2019, proviene dal Messico, e circa la metà è senza permesso di soggiorno. A livello nazionale, secondo i dati del Pew Research Center, il tredici per cento dei lavoratori nel settore dell’agricoltura non ha i documenti necessari per risiedere legalmente nel Paese.

Tra la fine di giugno e l’inizio di agosto, gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) della Casa Bianca – spesso definito «il braccio armato di Trump – hanno condotto decine di retate all’interno dei campi della Central Valley californiana, una lingua di terra pianeggiante dove viene coltivato più del trenta per cento della frutta e della verdura in vendita negli Stati Uniti. I braccianti, strappati direttamente dalle loro aziende agricole, sono stati arrestati in massa, e in futuro verranno espulsi verso Paesi terzi. 

La Central Valley (Wikimedia Commons)

Tra chi è già finito dietro le sbarre e chi, da un giorno all’altro, è scappato per paura delle nuove incursioni dell’Ice, alcuni campi della California e degli Stati confinanti (Oregon su tutti) si stanno già svuotando. E le conseguenze sull’economia nazionale rischiano di essere gravissime: la carenza di manodopera comporterebbe una riduzione dell’offerta che, a sua volta, innescherebbe un aumento dei prezzi indigesto alla cittadinanza. Nel solo 2023, gli agricoltori (regolari e irregolari) della California hanno generato circa ventidue miliardi di dollari in esportazioni. 

«Si sta creando un danno per le catene di approvvigionamento e per l’intero settore agricolo». A dirlo non è un deputato del Partito democratico, ma l’economista repubblicano Douglas Holtz-Eakin, ex direttore del Congressional Budget Office. Senza lavoratori, il raccolto salta e la frutta matura marcisce entro due o tre giorni: un problema anche sul piano dello spreco alimentare. Il 7 agosto, la Cnn aveva dato notizia di un’azienda di ciliegie dell’Oregon che, a causa della scarsa forza lavoro a disposizione, è stata costretta a buttare circa dodici ettari di frutta in decomposizione, con una perdita economica stimata superiore ai duecentocinquantamila dollari. Un copione destinato a ripetersi.

Un bracciante messicano, intervistato in forma anonima da Reuters, ha raccontato la sua esperienza in un campo di fragole dove normalmente lavorano almeno trecento persone: ora ne sono rimaste ottanta, e nel giorno dell’intervista solo diciassette si sono presentate all’appello. «Ci svegliamo la mattina con la paura. Di solito ci preoccupiamo del sole e del caldo, ma adesso c’è di un problema molto più grande: non tornare più a casa. Cerco di non cacciarmi nei guai per strada. Ormai chiunque venga arrestato – per qualsiasi motivo – viene espulso», racconta. 

A fare luce sulla questione sono stati Robert Rivas e Shannon Douglass, rispettivamente speaker dell’Assemblea Generale della California e presidente del sindacato California Farm Bureau, che hanno pubblicato un editoriale sul New York Times: «Questi lavoratori – si legge – sono la spina dorsale della catena alimentare americana, svolgendo lavori che pochissimi cittadini nati qui vogliono fare. Spaventare i lavoratori agricoli immigrati e ridurre la forza lavoro nei campi indebolirà un settore che è stato una delle grandi forze del nostro Paese fin dalla sua nascita».

Tra salari bassi, turni massacranti e poche tutele contro il caldo estremo, il caporalato è un tema sempre attuale anche in California, soprattutto nella già citata Central Valley. L’obiettivo delle retate dell’Ice, però, non è risolvere questo problema così ampio e sistemico, ma criminalizzare lavoratori spesso sottopagati e sfruttati per seguire le velleità autoritarie di Donald Trump. 

Rivas e Douglass sostengono di aver ricevuto decine di segnalazioni simili a quella di Tate, l’agricoltrice citata all’inizio dell’articolo. «Questi lavoratori – si legge nel loro editoriale – non sono estranei, e non rappresentano un peso né per la California né per la Nazione. Sono parte integrante del tessuto delle nostre comunità. Molti vivono e lavorano qui da decenni. I nostri figli vanno a scuola insieme. Abitiamo negli stessi quartieri. Preghiamo nelle stesse chiese e facciamo acquisti negli stessi negozi». 

I principali sindacati dei lavoratori agricoli hanno comunicato che molti braccianti sono tornati nei campi, perché senza stipendio non riuscirebbero a sopravvivere. Il maggior numero di assenze si registra di solito nei giorni immediatamente successivi agli arresti di massa. Per sfuggire ai raid e ai controlli, i braccianti stanno adottando diverse strategie: chiedere passaggi in auto a cittadini regolarmente residenti, mandare i propri figli – cittadini americani – a fare la spesa al supermercato e molto altro.

Di recente, in un post sul suo social Truth, Trump ha ammesso che le retate dell’Ice nei campi agricoli stanno «portando via lavoratori validi e di lunga data […] che svolgono mansioni praticamente impossibili da sostituire». Parlando con la stampa, il presidente ha aggiunto che «gli agricoltori stanno subendo gravi danni», e che i braccianti arrestati «non sono cittadini (statunitensi, ndr), ma si sono dimostrati ottimi». Per placare gli animi, Trump ha promesso di approvare un ordine esecutivo in grado di affrontare la situazione. Le aziende agricole californiane sono ancora in attesa.

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