La Mosca (sotto) al nasoL’interrogazione parlamentare a Piantedosi sull’arsenale russo in Italia

Il senatore del Pd Alberto Losacco chiede chiarimenti al ministro dell’Interno sui presunti traffici tra fabbriche statali russe e reti mafiose italiane, rivelati da uno scoop de Linkiesta

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Il senatore del Partito Democratico Alberto Losacco ha annunciato un’interrogazione urgente al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi dopo le rivelazioni pubblicate da Massimiliano Coccia sul nostro giornale su un presunto traffico di armi e componenti per droni tra la Russia e la criminalità organizzata italiana. «Nelle prossime ore presenterò un’interrogazione al ministro Piantedosi sulla vicenda, riportata questa mattina da Linkiesta, di un presunto traffico di armi e di componentistica per droni tra la Russia e la criminalità organizzata del nostro Paese», ha dichiarato Losacco in una nota.

La denuncia porta in Parlamento un’inchiesta giornalistica che delinea uno scenario inquietante: armi di fabbricazione russa prive di matricola, provenienti da stabilimenti statali di Mosca, immesse sul mercato nero italiano e custodite dalle cosche come riserve strategiche. In cambio, dal nostro Paese verrebbero esportati chip e materiali tecnologici destinati alla produzione di droni, in violazione delle sanzioni internazionali.

«Il quadro delineato dall’inchiesta giornalistica è allarmante», ha aggiunto Losacco. «Le armi vendute alla criminalità sarebbero prodotte dalla principale, più importante fabbrica statale di armi, dove ogni cosa avviene sotto il diretto controllo delle autorità governative di Mosca. Altro aspetto inquietante è che le organizzazioni criminali, su richiesta dei venditori, stoccherebbero una parte del materiale militare nel nostro Paese: una giacenza di armi, sotto vincolo dei russi, per esigenze che evidentemente vanno oltre il livello mafioso e dei traffici illeciti».

Secondo l’inchiesta di Coccia su Linkiesta, le rotte del traffico attraversano i porti siciliani di Augusta e Pozzallo e i valichi del Friuli Venezia Giulia. A sud, i carichi arriverebbero via mare nascosti in barili di carburante o olio e sarebbero destinati a depositi nelle periferie di Catania, dove le forze dell’ordine hanno già sequestrato kalashnikov AK-47 e fucili d’assalto in perfetto stato di conservazione. A nord, lungo il confine orientale, piccoli lotti sarebbero stati intercettati in doppi fondi di camion, mentre in senso inverso viaggerebbero componenti elettroniche ad alto valore tecnologico, utili a Mosca per alimentare la produzione di droni.

Le analisi di Europol e Unodc confermano che la comparsa di armi nuove prive di matricola sul mercato europeo è un segnale di complicità para-statale e che i conflitti armati, come quello in Ucraina, rappresentano un bacino da cui gli stock militari rischiano di confluire nelle reti criminali. In questo quadro l’Italia, crocevia mediterraneo e terreno fertile per le mafie, rischia di trasformarsi in un hub che intreccia traffici illeciti e interessi geopolitici. Il governo è ora chiamato a chiarire se esistano effettivamente depositi di armi russe sul territorio nazionale e a quale scopo essi possano essere destinati.

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