La campagna orchestrata da Donald Trump sulla morte di Charlie Kirk è diventata ormai un caso di scuola, che mostra ancora una volta come il potere possa utilizzare episodi del genere per creare il clima e il consenso necessari a una torsione autoritaria, sul modello dell’incendio del Reichstag (o dell’attentato Zaniboni, per restare in Italia).
La campagna sull’odio della sinistra consente infatti di additare e mettere all’indice chiunque abbia criticato Kirk in qualsiasi modo, e persino chi abbia semplicemente criticato la suddetta campagna e la cinica strumentalizzazione della tragedia, come ha fatto il popolare conduttore Jimmy Kimmel, che per questo si è visto sospendere immediatamente il programma «a tempo indeterminato» (sui dettagli della vicenda, che sono ancora più incredibili, rimando a quanto ne ha scritto Guia Soncini). Il passo più inquietante è però quello compiuto ieri, quando Trump ha annunciato sui suoi canali social un ordine esecutivo per definire il gruppo Antifa come «una delle principali organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti».
Una mossa tanto più inquietante perché Antifa non è un partito né un’organizzazione definita, dunque stabilire chi ne faccia parte e debba di conseguenza essere trattato come un terrorista diventa del tutto arbitrario. In pratica, come scrive Christian Rocca, nell’America di Trump «dichiararsi antifascista equivale ad affiliarsi ad Al Qaeda». È chiaro che si tratta solo di un pretesto per reprimere il dissenso, una manovra paragonabile alle «leggi russe contro gli agenti stranieri in vigore a Mosca e nella Georgia caucasica». E meno male che questi erano quelli del free speech. Ma è ovvio che ormai negli Stati Uniti nemmeno la libertà di espressione è uguale per tutti. Come non lo sono del resto la legge, l’habeas corpus e tutti i principali diritti costituzionali. Per dirne solo un’altra, ieri undici dirigenti politici democratici eletti nella città di New York sono stati arrestati per avere semplicemente chiesto di accedere alle celle utilizzate dall’Ice (la famigerata agenzia per l’immigrazione) per detenere i migranti.
Il motivo per cui la destra trumpiana ha deciso di strumentalizzare in questo modo la morte di Kirk non potrebbe essere più chiaro: perché è esattamente qui che voleva arrivare. Occorre però allora chiedersi anche il motivo per cui la destra italiana, in compagnia di buona parte dell’estrema destra europea, abbia deciso di seguire Trump su questa strada, con una notevole dose aggiuntiva di ridicolo, non sapendo qui nessuno neanche chi fosse, Kirk. Fin dove vogliono e possono spingersi gli emuli italiani del trumpismo? Quanto condividono di quello che il loro beniamino sta facendo alla Casa Bianca, e sarebbero dunque capaci di fare essi stessi, se ne avessero l’occasione? Invece di attardarsi ancora nel chiedere inutili abiure su un regime di cento anni fa, bisognerebbe chiedere a Giorgia Meloni e ai suoi alleati cosa pensano del fascismo di oggi, quello che si muove lungo l’asse Trump-Putin-Netanyahu.
Leggi anche l’articolo di Alessandro Cappelli su questo tema