
Non abbiamo fatto in tempo a digerire l’incredibile interruzione in tronco del talk show di Jimmy Kimmel (dopo quello di Steve Colbert) che Donald J. Trump ha pensato bene di designare come «organizzazione terroristica» il movimento antifascista e, nella stessa giornata, di arrestare undici dirigenti politici democratici eletti nella città di New York.
Siccome non esiste una struttura, un partito, un comitato antifa, per il decreto social di Trump sono potenzialmente terroristi – e come tali potranno essere fermati, processati e condannati – tutti gli americani che manifestano pubblicamente un dissenso da sinistra nei confronti del regime trumpiano. E con loro chiunque finanzi o sostenga l’opposizione (chissà se ora Elon Musk fornirà all’Fbi generalità e indirizzi dei twittatori con «antifa» in bio).
Si dovranno guardare le spalle dalle squadracce di Trump non solo gli studenti stranieri, i comici e gli immigrati regolarizzati da anni di residenza e lavoro in America, ma anche i cittadini americani con opinioni diverse da quelle del ciarlatano in chief. Dichiararsi antifascisti equivale ad affiliarsi ad Al Qaeda, o a diventare «nemici del popolo» come nell’Unione sovietica di Stalin, ma la nuova trovata di Trump è solo un pretesto per reprimere il dissenso, così come le leggi russe contro gli agenti stranieri in vigore a Mosca e nella Georgia caucasica.
Che fine miserabile per l’America che per due secoli è stata un faro di libertà e per uno la guida illuminata del mondo libero. Avendo scritto qualche migliaio di volte, a cominciare dal 2016, che Trump è la più grande tragedia mai capitata all’America dall’11 settembre 2001, ogni volta che qualcuno si stupisce dell’ennesimo passo spedito verso il baratro mi viene in mente Robert Conquest, lo storico che nel 1968 – mentre l’Europa si ubriacava di ideologie totalitarie – scrisse “Il Grande Terrore”, il più completo e dettagliato atto d’accusa sullo stalinismo. Lo presero per pazzo, ovviamente. Ma Conquest aveva ragione, tanto che quando nel 1990, alla Caduta del muro di Berlino, gli ripubblicarono il testo e gli chiesero se voleva dargli un nuovo titolo, lui rispose di sì, certo, chiamatelo «Ve lo avevo detto, razza di idioti».
Ci sarebbe dunque da ritirarsi a vita privata, ammesso che al mondo esista un posto al riparo da questi tempi impazziti, ma a futura memoria, sempre che la memoria abbia un futuro o anche solo un presente, bisogna continuare a segnalare il pericolo Trump, la caduta dell’Occidente libero e l’imminente fine di tutto.
Sento parlare di “cancel culture” di destra a proposito di Kimmel e Colbert, ma non è “cancel culture” quello che sta succedendo nell’America perduta di Trump. Non c’è nessuna cultura nel cancellare programmi televisivi o il dissenso, peraltro nel pieno di una vanagloriosa campagna a favore della libertà di espressione improntata sul vittimismo, come nella migliore tradizione delle ideologie dispotiche. Trump non fa “cancel culture“, compie atti autoritari.
L’America è scivolata verso Mosca, è diventata la Russia di Putin, ed è questo il grande, epocale, successo del dittatore del Cremlino: non è riuscito a conquistare nemmeno tutto il Donbas, ma è riuscito strappare al fronte liberal-democratico il paese guida, l’America, e a farlo passare nella squadra dei paesi autoritari.
La situazione è sfuggita di mano. Ieri, a New York, la Gestapo di Trump ha arrestato undici eletti democratici che chiedevano di fare visita agli immigrati catturati per strada e detenuti in un ufficio federale.
Nelle ultime settimane, Trump ha mandato i soldati nelle città anti trumpiane, ha condotto operazioni di rastrellamento di immigrati con metodi nazi, ha piegato la resistenza di università, dei grandi studi legali, delle televisioni e dei giornali, ha taglieggiato qualche grande impresa privata, ha dichiarato guerra commerciale ai paesi amici, ha ricompattato tutti peggiori ceffi del pianeta, ha complicato la guerra all’Ucraina e la situazione a Gaza, e ha fatto genuflettere gli oligarchi della Silicon Valley al suo cospetto, ma solo dopo averli taglieggiati.
La fine dell’America che conoscevano si vede non solo dalle enormità commesse da Trump, ma anche dall’acquiescenza dell’élite americane che, a differenza dei russi anti Putin e dei cinesi democratici, non avrebbero rischiato niente se avessero fatto il loro dovere minimo per fermare la deriva autoritaria di un presidente eversore, del primo presidente antiamericano degli Stati Uniti.
Invece hanno ceduto tutti, uno per uno, divorati dall’avidità, illudendosi di poter governare l’opportunità e smantellando i famosi pesi e contrappesi su cui si basano la società aperta e lo stato di diritto americani.
Gli oligarchi di Putin sono meno spudorati di quelli di Trump, perlomeno qualcuno a Mosca si è ribellato, a Washington nessuno. Putin stesso è meno spudorato di Trump, il quale rivendica i licenziamenti, le purghe, le oscenità, mentre il Cremlino le nega e fa finta di niente. Siamo arrivati a questa deriva morale, e non è passato nemmeno un anno dall’elezione di Trump, e otto mesi dall’inaugurazione del secondo mandato.
Con queste premesse, mi pare improbabile che gli Stati Uniti, e il resto del mondo, possano sopravvivere ad altri tre anni di Trump. A lui, del resto, non sono nemmeno sufficienti, vuole regnare a vita, non ha nessuna intenzione di lasciare la Casa Bianca, dove fantastica di poter dare feste pacchiane come quelle dei satrapi mediorientali nella nuova sala da ballo da 400 milioni che sta facendo costruire (si spera con meno oro finto e soffitti più alti rispetto allo standard delle Trump tower).
Trump cercherà di esplorare ogni modo possibile per accantonare la Costituzione che gli impedisce un terzo mandato, oppure si inventerà qualche emergenza nazionale per non votare mai più, e restare alla tolda di comando oltre il 2028. I giudici compiacenti che glielo consentiranno ce li ha già, l’opposizione invece non c’è, i movimenti radicali sono messi fuorilegge, gli avvocati si guarderanno bene dal difendere i Democratici dai brogli elettorali e dalla rimappatura dei collegi. Tutti potranno essere dichiarati terroristi. L’esercito e la Gestapo sono pronti a intervenire per difendere il colpo di Stato trumpiano. Quando Trump vorrà restare alla Casa Bianca, e la gente si stupirà di cotanta tracotanza, pubblicheremo quell’edizione di “Ve l’avevo detto, razza di idioti”.