
Da un lato i parlamentari di Forza Italia che per celebrare l’approvazione della riforma della Giustizia scendono in strada con un ritratto del proprio leader scomparso, offrendo al nostro occhio un’immagine doppiamente straniante, abituati come siamo ad associare simili rituali alle piazze mediorientali, ma senza tante cravatte e doppiopetti; dall’altro l’ex pubblico ministero, ora senatore del Movimento 5 stelle, Roberto Scarpinato, che nel suo intervento-requisitoria contro la riforma fa un lungo elenco di tutti i protagonisti della stagione berlusconiana finiti sotto inchiesta, molti dei quali ormai scomparsi, a cominciare ovviamente da lui, l’onnipresente e incancellabile protagonista, artefice e principale beneficiario del bipolarismo italiano, Silvio Berlusconi. Se si voleva un’ulteriore dimostrazione del carattere insieme stagnante e ossessivo del nostro sistema politico, ancora fermo alla contrapposizione tra berlusconiani e antiberlusconiani persino oltre il termine della vita terrena dello stesso Berlusconi, non se ne poteva avere una più efficace e al contempo più macabra.
Così anche a sinistra si ripresenta la storica divisione tra chi punta tutto sullo scontro frontale, al fianco della magistratura e contro lo spirito del berlusconismo, non essendoci più Berlusconi, e chi pensa che lungo questa strada il Pd finirà per chiudersi sempre più in una ridotta radicale e minoritaria, con il risultato di perdere prima il referendum e poi le elezioni. Una linea di demarcazione che pesa molto più delle differenti valutazioni sul merito della riforma, o dovute a una diversa visione della giustizia (garantisti contro giustizialisti). Per un momento, sembra di essere tornati negli anni novanta, o al massimo all’inizio degli anni duemila. Mancano solo Nanni Moretti e i girotondi, ma la campagna referendaria è appena cominciata.
Leggi anche l’articolo di Mario Lavia su questo argomento.
Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.