
Non servono traduttori quando a parlare sono i bambini. Si capiscono con i gesti, con un disegno, con un “ciao” che diventa subito “privit”. Non chiedono da che parte del confine vieni, ma che gioco vuoi fare. Da quella spontaneità nasce oggi “100×100 Bridges of Education”, un progetto appena avviato che unirà cento scuole ucraine e cento italiane. È ancora all’inizio, ma ha già un’anima chiara: far crescere una generazione che si ascolta senza pregiudizi e costruisce l’Europa partendo dai banchi di scuola.
L’idea è semplice e potente: creare gemellaggi tra scuole dei due Paesi, favorendo incontri online, scambi culturali e attività condivise su storia, arte, ambiente e cittadinanza europea. Ogni coppia di istituti sarà accompagnata da mediatori e insegnanti ucraini che oggi vivono in Italia e che si faranno ponte tra le due lingue e le due sensibilità. La prima lezione comune è prevista per il 20 novembre, Giornata mondiale dell’infanzia: un simbolo, ma anche una promessa.
Per le scuole italiane sarà un’occasione preziosa per aprirsi a una realtà viva e coraggiosa, che i ragazzi conoscono finora solo attraverso i notiziari. I bambini italiani impareranno che in Ucraina non ci sono solo sirene d’allarme, ma maestre che fanno lezione nei rifugi, e coetanei che studiano in attesa della pace. Per i piccoli ucraini, invece, sarà un modo per sentirsi parte di una normalità possibile, per esercitare l’italiano e per capire che l’Europa non è un concetto astratto, ma un luogo che ti accoglie e ti ascolta.
A promuovere l’iniziativa è il Congresso Nazionale delle Associazioni Ucraine d’Italia (Cnaui), una rete che riunisce quarantaquattro associazioni locali, nate in pochi anni grazie a un tessuto di solidarietà costruito dal basso. È una realtà guidata da donne che hanno trasformato la diaspora in partecipazione civica. Le stesse che, lo scorso inverno, sono state ricevute al Parlamento Europeo, portando un documento dettagliato sulle esigenze dei rifugiati e incontrando rappresentanti di tutti i gruppi politici, dalla vicepresidente Pina Picierno ai deputati italiani di diversi schieramenti.
La loro attività non si è fermata lì: dagli incontri a Bruxelles, alle riunioni alla Camera dei Deputati e alle conferenze sul territorio, il Congresso è riuscito a dare una forma politica e culturale alla voce della comunità ucraina in Italia. Lo ha fatto con competenza, credibilità e spirito costruttivo. In un Paese dove vivono quasi quattrocentomila ucraini — di cui tre quarti donne — queste associazioni hanno saputo diventare un punto di riferimento non solo per i rifugiati, ma per le istituzioni italiane stesse.
Il progetto “100×100 Bridges of Education” si inserisce anche in un mosaico più ampio di cooperazione civica: i gemellaggi tra città ucraine e italiane. Bari e Bar, unite da un nome e da una storia comune; Trapani e Nizhyn, Silvi e Trostyanets, la prima città ucraina a essere liberata dall’occupazione russa. Tutti legami nati dal basso, che il Congresso coordina e rafforza per trasformarli in rapporti educativi e culturali duraturi.
Dietro ogni gemellaggio, e dietro ogni nuova collaborazione scolastica, c’è la stessa convinzione: che la pace si costruisce molto prima dei trattati, quando si impara a riconoscersi simili. E che i bambini, liberi da ideologie e da cinismi adulti, hanno una naturale predisposizione a farlo.
L’Ucraina che si ricostruisce non nasce solo nei cantieri o nelle amministrazioni locali, ma anche nei corridoi di una scuola, dove una maestra italiana e una ucraina preparano insieme una lezione. È lì che si forma un’Europa viva e concreta, fatta di curiosità, ascolto e amicizia. I ponti di domani, in fondo, cominciano così: con un quaderno, un sorriso, e due bambini che si parlano senza sapere di star già facendo politica.