Bellezza artificiale Gambe lunghe, vita stretta, e altre mode improbabili della chirurgia estetica

Il culto del corpo non si limita a filler e botulino, ma si professa anche in sala operatoria: si accorciano le costole, si allungano le ossa, si scolpiscono i profili. Il desiderio di perfezione si spinge oltre ogni misura

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«La bellezza ci può trafiggere come un dolore», scriveva Thomas Mann che sul concetto di “bello” ha fondato gran parte della sua opera letteraria. Per l’autore tedesco la bellezza è l’unico modo per dare ordine all’esistenza e, insieme, il goffo tentativo dell’essere umano di sopravvivere, tanto che all’estetica della forma si contrappone (sempre) l’ineluttabile fluire del tempo. Ne I Buddenbrook è la maschera che l’omonima famiglia borghese indossa per fare ombra sul proprio declino; ne La Morte a Venezia è l’ossessione della fine di von Aschenbach; ne La Montagna Incantata è incarnata nella figura di Madame Chauchat che del sanatorio è ora maga incantatrice, ora demone notturno. Croce e delizia dell’intera umanità, la bellezza – in quanto temporanea – domanda sempre qualcosa in cambio. E ha a che vedere con la negoziazione dei suoi capricci e dei nostri desideri: al cambiare dei primi segue l’adeguamento dei secondi. 

Solo qualche giorno fa sembrava che lo stereotipo della Barbie dal vitino da vespa fosse tornato in auge, almeno negli Stati Uniti. Testimonial dell’insperato revival: Lauren Sánchez e Kim Kardashian. In un lungo approfondimento del New York Times si legge che un chirurgo formatosi a Bogotà abbia trovato un modo per ridurre il punto vita delle clienti riducendo i rischi. Ha detto che questo tipo di intervento rivoluzionerà il body contouring.

«L’intervento non è di pertinenza della chirurgia estetica ma viene fatto in collaborazione con un chirurgo toracico», dice il chirurgo estetico Antonio Ottaviani, con più di quindicimila operazioni alle spalle. «È una procedura complessa e pericolosa. Ad accettare di eseguirla sono pochi chirurghi». Lo stesso vale per la procedura che nell’ultimo anno ha visto molte persone migrare in Turchia e in India per farsi allungare le gambe – continua il medico – . Anche in questo caso si tratta di una delle forme più estreme di chirurgia, tanto che va eseguita insieme a un ortopedico. 

L’allungamento delle ossa è una procedura nata per correggere malformazioni congenite, che potrebbero provocare disagi nella deambulazione e dolori alle articolazioni. Eppure il recente trend ha messo in evidenza che a sottoporsi agli interventi sono persone che non soffrirebbero di malformazioni, l’unico male che le affligge è la bellezza. E la platea d’elezione è soprattutto maschile. Gli uomini, insoddisfatti della propria statura, si buttano a capofitto in sedute di chirurgia che gli permettono di tornare a camminare sulle proprie gambe (si fa per dire) solo dopo dolori lancinanti e mesi di degenza. Il punto in questi casi – commenta Ottaviani – è il buon senso, seguito dal buon gusto.

Secondo l’Isaps (International Society of Aesthetic Plastic Surgery), nel 2019 sono state eseguite nel mondo circa venticinque milioni di operazioni. Di queste, oltre undici milioni erano chirurgiche, mentre le restanti tredici milioni e mezzo rientravano tra i trattamenti di medicina estetica, dove non è previsto l’accesso in sala operatoria. Ottaviani specifica: «La chirurgia è sempre invasiva e modifica il corpo in maniera permanente; la medicina estetica è eseguita fuori dalla sala operatoria, i risultati sono subito visibili ma hanno una scadenza». Tra questi si ricordano il filler a base di acido ialuronico e il botulino, che prevede l’impiego di una particolare tossina – botulinica – che contribuisce alla distensione dei muscoli per ridurre le rughe d’espressione. 

Della medicina estetica fanno parte anche tutti quegli interventi che prevedono tecniche di nutrimento della cute dall’esterno con l’uso di laser. «Il filler e il botulino sono procedure che si possono mettere in atto limitatamente perché a una certa età c’è un rilassamento fisiologico della pelle e l’effetto rimpolpante produce al contrario la perdita delle caratteristiche fondamentali di un volto. Le facce finiscono per assomigliarsi tutte: gonfie e con lo sguardo fisso», continua il medico. Nel 2020 gli interventi chirurgici sono diminuiti a causa del lockdown, lo stesso non si può dire dei trattamenti di medicina estetica che sono mantenuti stabili. Ma è il 2022 l’anno in cui s’avverte una reale crescita dell’intero settore, tanto che i numeri arrivano a sfiorare i trentaquattro milioni: più della metà sono trattamenti non chirurgici.

La crescita esponenziale non è da circoscrivere a un riassetto delle abitudini ma all’emergere di un nuovo bisogno tanto che la comunità scientifica ha cominciato a parlare di “zoom boom effect”. Le videochiamate hanno contribuito alla definizione di un’urgenza detta anche zoom dysmorphia; le persone, costrette a osservare la propria immagine in uno schermo, non hanno potuto fare a meno di notare – di quei volti ingranditi e sgranati – difetti fisici da correggere. L’ottanta per cento dei chirurghi coinvolti in un’indagine dell’Aafprs (American Academy Of Facial Plastic And Reconstructive Surgery) ha raccontato di aver avuto a che fare con pazienti che richiedevano un intervento per apparire meglio in video. Dell’intero fenomeno, i cat eyes (o foxy eyes) sono l’esempio più evidente; prima della medicina estetica sono molti i make-up che provano a riprodurre la forma slanciata dell’occhio verso la tempia con sfumature di colore. Quando questo non è più bastato, le persone hanno virato verso il Cat Eye Botox, un trattamento che nell’applicare delle micro infiltrazioni di tossina botulinica alla fine delle sopracciglia per alzare lo sguardo e conferirgli la nota forma a mandorla. 

Uno studio condotto dai ricercatori della Boston University ha evidenziato tra le altre cose l’impatto che i social hanno avuto nella definizione di un paradigma estetico. Filtri dai nomi sfarzosi hanno contribuito nel corso del tempo a fissare nella mente delle persone dei canoni idealizzati a cui aderire. Prima di tutto, indossando il “Glow Look”, criticato per aver imposto standard di bellezza eurocentrici, o il “Teenage Look” che con uno swipe permetteva di tornare adolescenti. Basti pensare alla vicenda intorno al filtro “Bold Glamour”, sul quale TikTok dovette fare dietrofront in seguito alla pubblicazione di un report sulla sicurezza online dei minori. Iper realistico, una volta selezionato procedeva a modificare i tratti somatici degli utenti. Finto a tal punto da sembrare vero.

Il punto è che i filtri creano dei preset, una base predefinita che combina colori, luci e ombre in modo che la figura ne risulti avvantaggiata. Lungi dall’essere banali aggiustamenti, i preset levigano la pelle, restringono il naso, addolciscono la mandibola e allungano l’occhio verso la tempia. Contribuendo attivamente alla creazione di uno standard di bellezza solo all’apparenza normale. L’abitudine a vedersi e a vedere gli altri con un preset crea una distanza sempre maggiore tra realtà e prototipo idealizzato tanto che una volta tornati davanti allo specchio il problema è fare i conti con la propria autenticità corporea.

Gli anni immediatamente successivi al Covid mettono in evidenza (pure) lo spostamento di un canone estetico fino ad arrivare ai giorni nostri. Nel 2024 il numero di operazioni è arrivato a sfiorare i trentotto milioni, di cui venti milioni e mezzo non chirurgiche. In linea con le pretese estetiche incentivate dal lockdown sono aumentate le operazioni che interessano il viso, mentre hanno avuto un arretramento i grandi interventi. Ottaviani spiega: «Quando s’interviene sul viso, la chirurgia può ringiovanire, togliere i difetti o lavorare sulle palpebre». Non a caso la blefaroplastica – procedura estetica volta a rimuovere la pelle o il grasso in eccesso dalle palpebre per ampliare lo sguardo – è stato l’intervento più eseguito al mondo del 2024. L’aumento della medicina estetica nella vita degli esseri umani è andata di pari passo con la richiesta di presentabilità avallata dai social che crea nelle persone una forma di pressione sociale. Eppure, sorride il medico: «Da quando esiste, le persone l’hanno sempre richiesta perché le fa stare bene».

«Il lifting del viso è la procedura chirurgica più desiderata anche se nell’ultimo decennio ha subito un andamento altalenante. Recentemente c’è stata una sua riscoperta per i risultati naturali che permette di avere». La tendenza oggi anche in Italia è la semplicità, il resto sono mode passeggere per le quali molte persone pagano un prezzo culturale molto alto. Ottaviani conferma: «Se è vero che c’è stata una diminuzione dei risultati artificiali, internet e il flusso di informazioni che riceviamo senza soluzione di continuità portano a galla imperativi che riguardano parti ristrette della popolazione mondiale». Il riferimento è agli interventi estremi di cui arriva una lontana eco dagli Stati Uniti.

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