DolomitiNuove piste gastronomiche a Cortina

Tra nuove aperture e progetti d’autore, la regina delle Dolomiti ritrova identità gastronomica in vista delle Olimpiadi 2026. Come ha fatto Baita Piè Tofana: un rifugio che diventa manifesto di una montagna consapevole

Gli interni di Baita Piè Tofana. © Alex Moling

A distanza di settant’anni Cortina d’Ampezzo si prepara di nuovo alle Olimpiadi invernali, in partenza a febbraio 2026. Ma il mondo è cambiato da allora. Nuove consapevolezze, nuovo modo di stare al centro del mondo e tanto bisogno di rinascere. Ma la rinascita di questo paradiso montano non passa solo per le piste da sci o per i cantieri olimpici (il cui avanzamento dei lavori procede tra ritardi e difficoltà), passa anche per la proposta ristorativa e di accoglienza.

Negli ultimi anni la ristorazione ampezzana ha ritrovato slancio: i locali storici si ripensano, arrivano giovani chef, cresce l’attenzione al prodotto e alla sostenibilità. Cortina non vuole più essere solo la vetrina patinata della montagna, ma un laboratorio gastronomico che restituisce dignità e identità al suo paesaggio.

Accanto ai nomi storici come il Tivoli o il SanBrite, si affacciano nuove insegne e progetti pensati per un pubblico internazionale ma curioso: come Alajmo Cortina, nuova incarnazione dello storico locale El Toulà affidato al gruppo Alajmo. Rilanci come l’Hotel Ancora, rilevato da Renzo Rosso, rinnovato profondamente e con una proposta gastronomica affidata ad Andrea Ribaldone, che a sua volta ha lasciato il progetto al discepolo, Andrea Chivetto. E poi ancora piccole osterie, bistrot che lavorano sull’identità locale, wine bar che parlano di terroir più che di moda. È una scena che si espande, fatta di ritorni e contaminazioni, dove l’ospitalità torna a essere un mestiere e non solo un servizio.

In questo panorama in movimento ha trovato spazio Baita Piè Tofana, un luogo che racconta la direzione che sta prendendo la conca ampezzana: un equilibrio tra accoglienza, ricerca e radici. Ai piedi delle Tofane, accanto alla seggiovia che sale verso il Duca d’Aosta, la baita costruita per i cronometristi delle Olimpiadi del 1956 è diventata oggi uno degli indirizzi più significativi delle Dolomiti.

Baita Piè Tofana. © Alex Moling

Dal 2019, Michel Oberhammer, imprenditore cortinese con lunga esperienza nel mondo del vino, ne ha fatto un ristorante capace di unire fine dining e calore domestico, senza perdere il contatto con la natura circostante. L’interno, raccolto attorno al grande larin il focolare aperto che arde al centro della sala – restituisce un senso di intimità contemporanea e senza fronzoli, dove il legno scalda e la vista sulle Tofane diventa parte integrante dell’esperienza. Quello che prima era un set tipico da film “Vacanze di Natale”, oggi è un riparo ricercato.

Millefoglie di foglie. ©AlexMoling

Ma la vera rivoluzione di Baita Piè Tofana arde in cucina, dove Federico Rovacchi, classe ’92, guida la brigata con la sous chef Nicole Groff. Formazione emiliana, un passato tra Piazza Duomo di Enrico Crippa e St. Hubertus con Norbert Niederkofler, Rovacchi porta con sé una visione colta e concreta: una cucina che non imita la montagna ma la interpreta, concentrandosi sul mondo vegetale, dove esprime il suo meglio.

Le erbe spontanee, le radici, i germogli e i fiori raccolti lungo le montagne (come quelle di Passo Giau) vengono fermentati, essiccati, passati alla brace, trattati con la stessa cura riservata alle proteine. Il risultato è un’esperienza di profumi e texture che riporta ogni piatto al paesaggio.

Il menu cambia con le stagioni, ma il principio resta: una gastronomia istintiva, rispettosa e radicalmente contemporanea, che non toglie nulla al piatto per essere minimal, ma solo per lasciare il territorio. Piatti come la Millefoglie di foglie o il Risotto al caprino ed elicriso raccontano una sensibilità che si muove fra tecnica francese, leggerezza giapponese e memoria italiana.

Federico Rovacchi e Nicole Groff. © Alex Moling

In sala, Elisa Prudente accoglie con fare informale, con quel sorriso che toglie ogni dubbio di leziosità, ma con una carta dei vini che racconta la montagna e molti altri territori vinicoli di eccellenza.

Un progetto, quello di Baita Piè Tofana, che, in vista delle Olimpiadi 2026, rappresenta una piccola dichiarazione d’intenti per l’intera conca: un modo di stare in montagna, più preciso e più consapevole.

Elisa Prudente. © Alex Moling

Baita Piè Tofana
Località Rumerlo, Cortina d’Ampezzo (BL)
[email protected] – +39 0436 4258

 

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