Gli adulti di casa SchleinI riformisti iniziano a fare politica dentro e fuori il Pd, ed è una buona notizia

Il convegno di Milano di venerdì scorso ha mosso le acque, ma ha anche scatenato la reazione dell’area radical-movimentista più vicina alla segretaria. Il dibattito interno è più vivo di quanto i critici vogliano ammettere, ma la partita potrebbe alle primarie di coalizione

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È bastato un piccolo convegno della componente riformista del Pd, su un tema non particolarmente eccitante come quello della crescita, per suscitare un’ondata di derisione da parte di dirigenti del Partito democratico di seconda fila, giornalisti del Fatto Quotidiano, twittaroli di professione, politici in pensione.

Come è sempre accaduto nella storia, i riformisti sono il bersaglio preferito di quella sinistra abilissima a non cambiare mai lo stato delle cose presente: l’accusa più gettonata è quella di cercare, con il dissenso, di guadagnare un diritto di tribuna nelle liste elettorali. Si rinverdiscono gli antichi strali contro gli opportunisti: «Pulci nella criniera di un cavallo», diceva Palmiro Togliatti.

Ovviamente nessuno dei critici si è cimentato sul merito delle questioni sollevate e delle proposte emerse, molte delle quali avrebbero diritto di far parte del programma elettorale del cosiddetto campo largo. Tuttavia il convegno milanese è stata una piccola scossa nel lago immobile del dibattito interno e ha smosso qualcosina anche nella geografia interna. La componente si è allargata a esponenti che prima non ne facevano parte, come il cattolico democratico Graziano Delrio, il veltroniano Walter Verini, l’ex lettiana Paola De Micheli, la prodiana Sandra Zampa. Questo ferment allude a potenziali capacità espansive della corrente.

In qualche modo si riparla delle ragioni a fondamento del Pd della prima ora, distante dalla china radical-movimentista di Elly Schlein e dall’antagonismo sociale di Maurizio Landini. Ma il problema di quest’area del Partito democratico è la sua dimensione ridotta e via via indebolita dopo due anni di segreteria Schlein nei quali gli apparati nazionali e locali che fanno riferimento alla leader hanno conquistato tutto il conquistabile. Infatti i riformisti, avendo perso per strada il presidente del partito Stefano Bonaccini (così che questa carica di garanzia non è più in capo alla minoranza), non rivestono praticamente alcuna carica importante, non sono nella segreteria, non guidano i gruppi parlamentari (nemmeno a Bruxelles dove pure sono forti), non vengono mandati in tv e via dicendo.

Per tutte queste ragioni il Partito democratico è oggi difficilmente contendibile. Persino meno che nella stagione di Matteo Renzi, nella quale l’allora minoranza di Pier Luigi Bersani, Andrea Orlando, Roberto Speranza, Gianni Cuperlo aveva ben altro spazio dentro e fuori il partito. Vedremo se ci sarà la possibilità che i riformisti possano esprimere un nome alternativo a quello di Elly Schlein.

La tre giorni del correntone Franceschini-Orlando-Speranza a fine novembre sancirà la blindatura della segretaria nella fortezza dei sopra nominati vecchi leoni del partito e sarà un’inequivocabile prova di forza anche in risposta al tranquillo convegno dei riformisti. Ci saranno altri appuntamenti. Già il 31 ottobre a Livorno “Libertà eguale” discuterà di difesa europea – il tema forse più divisivo nel Partito democratico e nel campo largo – con Pina Picierno, Claudia Mancina, Lorenzo Guerini, Piero Fassino, Federico Fabbrini, Stefano Ceccanti, Giorgio Tonini, Lia Quartapelle, Enrico Morando.

Però i convegni non bastano. Adesso è possibile che loro piano piano comincino a fare politica anche fuori dal Pd. Occorre alzare il livello del dibattito coinvolgendo su iniziative e proposte concrete il meglio della società italiana che guarda al centrosinistra, provando a costruire un’area politica che guardi a mondi e personalità esterni alle attuali forze politiche per dare forma a un altro centrosinistra possibile. A organizzare qualcosa sul modello del Circolo Matteotti di Milano, ponendo a Italia Viva, ai “civici” di Alessandro Onorato e Silvia Salis, ai socialisti, a Più Europa e anche ad Azione, la questione se quest’area – che in teoria vale ben più del dieci per cento – debba continuare a marciare divisa, continuando così a fare un gran regalo alla sinistra che non cambia né se stessa né tantomeno il mondo.

Per colpire uniti cercando una candidatura a Palazzo Chigi fuori dalla tenaglia Schlein-Conte, due nomi che potrebbero elidersi a vicenda.

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