
Donald Trump non ha ancora preso una decisione definitiva sull’invio dei missili da crociera Tomahawk all’Ucraina, e forse questa incertezza è il campo in cui preferisce rimanere. Il tono delle sue ultime dichiarazioni lascia intendere che la porta non sia del tutto chiusa: «Credo di voler scoprire cosa ne fanno, dove li mandano. Devo porre questa domanda», ha spiegato ai giornalisti nello Studio Ovale. «Non ho intenzione di inasprire la guerra».
L’amministrazione americana starebbe valutando se fornire direttamente i missili, o consentire ai Paesi europei di acquistarli e trasferirli a Kyjiv – entrambe le ipotesi sembrerebbero sul tavolo. L’Ucraina li considera una priorità strategica: con una gittata fino a duemilacinquecento chilometri, i Tomahawk permetterebbero di colpire centri di comando e depositi russi ben oltre la linea del fronte, in profondità nel territorio nemico.
La settimana scorsa, il vicepresidente J.D. Vance aveva già anticipato che «gli Stati Uniti stanno valutando» l’opzione, ma ha precisato che la decisione finale spetta al presidente: «Ciò che il presidente farà è ciò che è nel migliore interesse degli Stati Uniti d’America», aveva detto con il solito zelo.
Secondo Reuters, alcuni funzionari americani sono ancora molto scettici su un’operazione del genere: è più probabile che Washington scelga di fornire sistemi a corto raggio o lasci agli alleati europei l’onere di armare Kyjiv con missili più sofisticati.
Intanto, dal Cremlino arrivano i soliti avvertimenti carichi di odio belligerante. Il presidente Vladimir Putin ha dichiarato che «la fornitura di sistemi missilistici a lungo raggio, compresi i Tomahawk, porterà alla distruzione delle tendenze positive emergenti nelle relazioni tra Russia e Stati Uniti». Parole che, secondo il New York Times, confermano la volontà di Mosca di mantenere aperto un canale politico con Trump, nella speranza che prevalga la cautela.
Il quotidiano americano sottolinea come Putin, pur mettendo in guardia contro un’eventuale «nuova fase di escalation», continui a descrivere Trump come «un leader che sa anche ascoltare». Una mossa tattica per preservare margini di dialogo, in un momento in cui la Casa Bianca deve bilanciare la pressione di Kyjiv con la promessa elettorale di Trump di evitare un coinvolgimento diretto nel conflitto.
Per l’Ucraina, i Tomahawk rappresenterebbero un salto di qualità tecnologico: oggi le forze ucraine dispongono di missili Storm Shadow con una gittata di duecentocinquanta chilometri, dieci volte inferiore. L’obiettivo, spiega il presidente Volodymyr Zelensky, è «colpire i centri di comando e le linee di rifornimento nel cuore della Russia» per ridurre la capacità offensiva di Mosca. Ma per ora, purtroppo, il presidente americano sembra voler solo guadagnare tempo.