Sfogliando e sfioccando“Fatto a fette” arriva a Milano con la storia del panettone contemporaneo

Il 6 novembre a Ciacco Lab, Anna Prandoni presenta “Fatto a fette. La vera storia del panettone moderno”, edito da Cinquesensi. Con lei interverranno Cristina Viggè e il padrone di casa Stefano Guizzetti. In degustazione i panettoni di Ciacco e di Cremeria Capolinea

@Gaia Menchicchi

Il panettone è un dolce che non conosce tregua. Da semplice simbolo natalizio milanese si è trasformato, nell’arco di pochi anni, in una vera e propria icona globale, capace di farsi riconoscere a Tokyo come a San Paolo, di diventare ingrediente per chef e pizzaioli, di conquistare festival e concorsi in ogni angolo del mondo. A raccontare questa evoluzione è Anna Prandoni in Fatto a fette. La vera storia del panettone moderno (Cinquesensi, 2025), un libro che non fa classifiche ma intreccia storie, interviste e osservazioni, ricostruendo la metamorfosi del più amato tra i lievitati.

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Il volume sarà presentato a Milano mercoledì 6 novembre, negli spazi di Ciacco Lab in via Botticelli 30, proprio per sottolineare quanto questo libro sia frutto dell’intenso scambio di visioni, idee, riflessioni con i lievitisti nei loro luoghi di produzione. Qui, insieme all’autrice, dialogheranno Cristina Viggè, giornalista che ha firmato le interviste del libro, e Stefano Guizzetti, padrone di casa e maestro del gelato e dei lievitati contemporanei. La serata si concluderà in dolcezza, con una degustazione speciale: i panettoni di Ciacco e quelli di Cremeria Capolinea, altra perla dei lievitati e del gelato a Reggio Emilia, per scoprire dal vivo come il racconto si traduca in materia soffice e fragrante.

Sfogliando “Fatto a fette” ci si accorge che il panettone non è solo un impasto di farina, burro e lievito madre, ma una lente attraverso cui osservare il nostro tempo. Si scopre, per esempio, che la sua trasformazione più recente è avvenuta grazie a pasticcieri che hanno osato cambiare le regole, rendendolo più alto, più soffice, più ricco di alveolature. O che alcuni grandi marchi della moda – da Dolce&Gabbana a Prada – hanno scelto di vestire il panettone, trasformandolo in un oggetto di stile oltre che di gusto.

Il libro racconta anche come questo dolce sia diventato terreno di sperimentazione: oggi esistono versioni estive da portare sotto l’ombrellone, declinazioni salate pensate per la ristorazione e interpretazioni nate per dialogare con ingredienti locali o esotici. Un prodotto che non è più confinato a dicembre, ma che si presta a essere assaggiato e reinterpretato tutto l’anno.

Prandoni ricorda però che dietro la magia ci sono costi reali e complessità tecniche: il prezzo elevato del panettone artigianale non è solo marketing, ma il riflesso di materie prime preziose e di un lavoro che richiede rigore e tempo. E non mancano i paradossi: non sempre l’artigianale è sinonimo di qualità, così come l’industriale non è per forza sinonimo di cattivo prodotto.

L’invito del libro – e della serata – è semplice: guardare al panettone con occhi nuovi, più consapevoli, più rispettosi. Non limitarlo a una classifica, ma farne occasione di conoscenza e di convivialità.

L’appuntamento è quindi per il 6 novembre a Ciacco Lab, a Milano. L’ingresso è libero, con prenotazione consigliata a questa mail [email protected]. Perché alcune storie, come quella del panettone, meritano di essere ascoltate con una fetta in mano.

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