Ha suscitato generale indignazione il post in cui Roberto Vannacci, citando l’incolpevole storico Francesco Perfetti, ha voluto ricordare il fatto che fu il re a incaricare Benito Mussolini di formare il governo, cui parteciparono anche popolari, liberali e nazionalisti, e che «tutte le principali leggi, dalla riforma elettorale del 1923 alle norme sul partito unico, fino alle stesse leggi del 1938, furono approvate dal Parlamento e promulgate dal Re, secondo le procedure previste dalla legge». Come al solito, il generale tira il sasso e nasconde la mano, giocando con le parole e facendo capire come la pensa, senza però mai dirlo esplicitamente. Non dice che le leggi razziali furono una buona cosa, e nemmeno che lo fu il regime fascista, ma chi deve capire capisce, e soprattutto gongola a vedere la rabbia della sinistra che protesta e s’indigna per le sue provocazioni. Motivo per cui personalmente non m’indigno e non protesto, limitandomi a segnalare l’episodio ai tanti primi della classe sempre pronti a spiegarci che non esiste nessun rischio per la democrazia e che dobbiamo smetterla di vedere fascisti ovunque. Cioè esattamente quello che dice Vannacci, che infatti, coerentemente, non vede ombra di fascismo nemmeno nel fascismo.
10 Novembre 2025
Il sasso e la manoVannacci non vedrebbe il fascismo nemmeno nel fascismo
Il generale leghista ripete, ogni volta che può, che Mussolini non è stato un leader autoritario, che nel Ventennio sono accadute anche cose buone e così via. Gioca con le parole, facendo capire come la pensa, e chi deve capire capisce