Nonostante l’avanzare dell’inverno e gli spietati bombardamenti che lasciano l’Ucraina senza luce né riscaldamento, per giorni, a temperature polari, la Russia continua ad avanzare soltanto nei racconti di giornali e talk show italiani. Nella realtà, procede al ritmo vertiginoso di mille morti al giorno (si dice che nel solo mese di dicembre abbia perso trentacinquemila soldati, tra morti e feriti), ma non si sposta da quel fazzoletto di terra in cui è impantanata da tre anni, tanto che ormai il regime fatica persino a riempire i ranghi.
Così aumenta sempre di più la quota di stranieri inviati al fronte del tutto impreparati e peggio equipaggiati, abbassando ulteriormente la già scarsa qualità della compagine, come dimostra la notizia, che leggo su Repubblica, secondo cui il capo negoziatore di Putin, Kirill Dmitriev, si sarebbe ridotto a ritwittare l’ultimo comiziaccio di Salvini contro Zelensky. Per il Paese che aveva inventato la fabbrica dei troll, mi pare la prova definitiva di una decadenza ormai inarrestabile.