
Questa volta Giorgia Meloni non è andata in Ucraina, ma perlomeno ha lodevolmente trasformato Palazzo Chigi in un mega schermo di luci gialloblù. Elly Schlein è rimasta a casa, come sempre. Matteo Renzi pure. Fratoianni avrà avuto da caricare la Tesla di Elon Musk, Bonelli probabilmente judo.
Antonio Tajani ha ancora in mano il cappellino Maga, gentile omaggio della Baracconata of Peace di Trump.
Salvini e Conte non sono andati a Mosca, ed è un peccato perché avrebbero potuto giocare a palle di neve con lo storico putiniano Angelo D’Orsi e con una serie di utili idioti italiani in gita dal dittatore. I saltimbanchi televisivi non hanno mollato la trincea tv, da dove brindare a vodka per un’invasione che giuravano non ci sarebbe mai stata. Trump… che te-lo-dico-a-fare? Al massimo, stanotte, minaccerà ulteriormente gli ucraini col discorso sullo Stato dell’Unione.
In Ucraina però è andato l’intero collegio dei Commissari europei di Ursula von der Leyen, l’organo esecutivo dell’Unione che si riunisce a Kyjiv in solidarietà con gli amici ucraini e per affrontare il veto orbaniano agli aiuti finanziari all’Ucraina, nell’attesa che l’autocrate di Budapest a primavera sarà dimenticato nella spazzatura della storia dagli elettori ungheresi.
Il Parlamento europeo è stato convocato in sessione straordinaria a Bruxelles da Roberta Metsola per celebrare l’Ucraina, con invitato speciale Volodymyr Zelensky (potrete seguire i discorsi in diretta su Linkiesta, all’interno del nostro piccolo omaggio che come ogni anno facciamo al popolo che resiste contro il fascismo del XXI secolo).
L’Europa c’è. Nonostante mille difficoltà interne, l’Europa è l’unica comunità politica del pianeta centrata sul rispetto dello stato di diritto e dei diritti civili.
A Kyjiv sono andati anche Carlo Calenda e una delegazione di Azione (Ettore Rosato e Federica Onori), mentre a Odesa sono andati la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, Ivan Scalfarotto di Italia Viva, l’ex senatore e nostro editorialista Gianni Vernetti, Benedetto della Vedova e una delegazione di Europa radicale (Marco Taradash, Igor Boni, Federica Valcauda e Silvja Manzi).
Sono loro gli autentici patrioti italiani ed europei, gli unici antifascisti. Sono loro i soli politici che hanno capito perfettamente la portata della questione russa, e per questo non si danno pace di fronte all’indifferenza e alla connivenza italiane.
Calenda e Picierno, una manciata di riformisti del Pd come Lia Quartapelle, Filippo Sensi, Giorgio Gori, Lorenzo Guerini, qualche volenteroso di Italia viva e di Più Europa, e i radicali europeisti: sono loro quelli che capiscono che l’Ucraina è il presidio della libertà, dei diritti e del progresso. Sono soltanto questi few, happy few, questa band of brothers, quelli che oggi si meritano il voto alle prossime elezioni politiche.