Respinto con perditeLa Corte Suprema ha dichiarato incostituzionali i dazi di Trump

Il presidente ha violato la legge federale imponendo tariffe doganali in tutto il mondo. È una pesante sconfitta per la Casa Bianca, su uno dei temi centrali dell’agenda

AP/Lapresse

La Corte Suprema ha stabilito che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha violato la legge federale quando ha imposto unilateralmente dazi a diversi Paesi in tutto il mondo. È una pesante sconfitta per la Casa Bianca, su una questione che è sempre stata centrale nell’agenda economica e di politica estera del presidente. «Il presidente rivendica il potere straordinario di imporre unilateralmente dazi di importo, durata e portata illimitati», ha scritto il presidente della Corte Suprema John Roberts nella redazione finale. «Alla luce dell’ampiezza, della storia e del contesto costituzionale di tale autorità rivendicata, egli deve identificare una chiara autorizzazione del Congresso per esercitarla».

Era una sentenza molto attesa e potrebbe avere conseguenze enormi. È una sconfitta politica molto importante per l’amministrazione Trump, soprattutto perché arriva da una Corte Suprema a maggioranza conservatrice, che nell’ultimo anno si è più volte schierata con il presidente in una serie di sentenze: sull’immigrazione, sul licenziamento dei dirigenti di agenzie indipendenti e sui tagli alla spesa pubblica.

La decisione della Corte, con sei voti a favore e tre contrari (Clarence Thomas, Samuel A. Alito Jr. e Brett M. Kavanaugh i contrarii), ha implicazioni significative per l’economia statunitense, i cittadini e la politica commerciale del presidente. Dalla stessa amministrazione Trump avevano detto che una sconfitta alla Corte Suprema avrebbe potuto costringere il governo a rescindere gli accordi commerciali con altri Paesi e potenzialmente a pagare ingenti rimborsi agli importatori. Ed era stato Trump in persona il primo presidente a dire che una legge degli anni Settanta gli avrebbe dato il giusto sostegno giuridico per imporre unilateralmente i dazi senza l’approvazione del Congresso.

L’amministrazione Trump non ha fornito dati sulla riscossione dei dazi dal 14 dicembre. Tuttavia, gli economisti del Penn-Wharton Budget Model hanno stimato che l’importo raccolto sui dazi di Trump basati sull’International Emergency Economic Powers Act era superiore a centosettantacinque miliardi di dollari. E questa somma probabilmente dovrà essere rimborsata a seguito della sentenza della Corte Suprema.

L’Ieepa era stata storicamente usata per imporre sanzioni ai nemici o congelare i loro beni, non per imporre dazi. La legge infatti non menziona specificamente la parola dazi. Il Dipartimento di Giustizia di Trump aveva sostenuto che l’Ieepa consente i dazi autorizzando il presidente a “regolare” le importazioni per affrontare le emergenze. L’Ufficio del Bilancio del Congresso ha stimato che se tutti i dazi attuali rimanessero in vigore, inclusi quelli basati sull’Ieepa, genererebbero circa trecento miliardi di dollari all’anno per il prossimo decennio.

In questi mesi, ricorda il New York Times, dodici Stati e un gruppo di piccole imprese, tra cui un produttore di giocattoli educativi e un importatore di vino, hanno intentato causa per i dazi, sostenendo che il presidente aveva violato illegalmente il potere costituzionale del Congresso di imporre tasse. Le aziende, che dipendono dalle importazioni di beni, hanno sostenuto negli atti giudiziari che i dazi avevano interrotto le loro attività e portato a prezzi più elevati per i consumatori e a tagli al personale.

I dazi hanno colpito duramente le piccole imprese, e molte sono state costrette licenziare dei dipendenti o aumentare i prezzi al consumatore per compensare i costi maggiori delle importazioni. Adesso per loro sarà difficile invertire o annullare rapidamente questo tipo di cambiamenti.

Intanto, Trump ha detto che sta prendendo in considerazione un attacco limitato contro l’Iran per costringere Teheran ad accettare la richiesta degli Stati Uniti per un accordo sul nucleare.«Immagino di poter dire che lo sto considerando», ha detto. L’attacco avrebbe come obiettivi principali i siti militari e, nel caso, potrebbero iniziare nel giro di qualche giorno.

L’Unione europea sta «analizzando con attenzione» la sentenza odierna e resta «in contatto con l’amministrazione statunitense per chiarire i passi che Washington intende compiere in risposta alla decisione», ha detto il portavoce della Commissione europea per il commercio Olof Gill, sottolineando che la Commissione negozia le questioni di politica commerciale internazionale per conto dei ventisette Stati membri. «Le imprese su entrambe le sponde dell’Atlantico dipendono da stabilità e prevedibilità nelle relazioni commerciali. Continuiamo quindi a sostenere dazi bassi e a lavorare per ridurli», ha aggiunto Gill.

La reazione delle Borse europee è stata positiva. Si registra il balzo dei settori che erano stati maggiormente penalizzati dalle tariffe commerciali americane: l’indice stoxx 600 guadagna lo 0,8 per cento. Maglia rosa per Milano (+1,4 per cento), seguono Parigi (+1,1 per cento), che mette a segno un nuovo record storico a 8.529 punti, positive anche Londra e Francoforte (+0,6 per cento) e Madrid (+0,5 pe cento). Restano indifferenti alla decisione delle Corte i titoli di Stato. Lo spread tra Btp e Bund è stabile a sessanta punti, con il rendimento del decennale italiano al 3,34 per cento e quello tedesco al 2,73 per cento.

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