Il gioco della sediaIl centrodestra dimentica il garantismo pur di colpire gli avversari politici

La maggioranza insiste nel costruire emergenze inesistenti per dare l’impressione di governare la sicurezza. Ne deriva una politica penale ridotta a strumento comunicativo e punitivo

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Il governo ha varato ieri un decreto e un disegno di legge sulla sicurezza, con le misure di cui si parlava da tempo, ma decisamente ammorbidite dai tempestivi rilievi del Quirinale. In ogni caso, ci sarà tempo per vedere i dettagli, ammesso che interessino a qualcuno. Certo non al governo, che appare interessato solo a sfornare un decreto sicurezza ogni sei mesi, per rispondere a emergenze inesistenti e dare così l’impressione di far qualcosa, come nel caso dell’indimenticabile decreto rave.

Parlare di un clima da anni di piombo e sostenere che questo ennesimo decreto sicurezza serva a impedire il ritorno delle Br non è però solo ridicolo, è da irresponsabili.  Ancora più grave è che il governo pretenda di stabilire chi e quando debba andare in carcere. Ma quando ci sono di mezzo gli avversari, come al solito, i sedicenti garantisti del centrodestra e tutti i loro giornali riscoprono le gioie dei processi di piazza e della custodia cautelare come pena anticipata. In compenso, il Fatto quotidiano titola: «Ora ti arrestano pure se non hai fatto niente». Chissà se era una critica o un elogio.

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