Lezioni sprecatePer la destra, il generale Vannacci è più istruttivo che distruttivo

Dire che nella Lega era un «corpo estraneo», come fa adesso Zaia, è troppo comodo, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

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Lo dico subito così passiamo rapidamente a cose più serie: personalmente, in tutta sincerità, non penso che Roberto Vannacci e il suo nuovo partito faranno molta strada. E temo anche che quel poco finirà per fare più bene che male al resto della destra populista ed estremista che ci ritroviamo al governo (Lega e Fratelli d’Italia), contribuendo a far passare l’idea che i veri estremisti e populisti siano altri. Per questo motivo, come misura di profilassi in vista dello stucchevole dibattito che ci attende, vorrei soffermarmi sulle lezioni che dal caso Vannacci, a mio parere, dovremmo trarre sin d’ora. La primissima però dovrebbero trarla lui e soprattutto i suoi sostenitori, passati e presenti, traditi e traditori, che hanno passato due anni a lamentare il linciaggio, la demonizzazione, la mostrificazione cui il generale sarebbe stato sottoposto dalla stampa progressista, per il semplice fatto di non essere di sinistra. Come la mettiamo, adesso, dopo avere provato per un paio di giorni il trattamento della stampa di destra, dopo l’uscita di Vannacci dalla Lega, con titoli da prima pagina come «Il disertore» (il Giornale) e «Alto tradimento» (Libero)?

La seconda lezione viene, non so quanto volontariamente, dal capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, che martedì ha detto testualmente in aula: «È necessario che anche dalla parte nostra ci sia il coraggio di tagliare ogni tipo di rapporto con chi con parole, azioni e simbologie si riconnette a ideologie violente e sconfitte dalla storia». Parole certo un po’ tardive, nel giorno in cui l’addio del generale era ormai consumato, ma non si tratta di fare i difficili. Piuttosto, cerchiamo di capirci: di quali ideologie violente e sconfitte dalla storia sta parlando, il capogruppo della Lega? Mi pare evidente che intenda i continui riferimenti di Vannacci al fascismo. Dunque, di nuovo, non erano la stampa progressista e l’opposizione che lo demonizzavano, che gridavano al fascismo perché prive di altri argomenti, era proprio lui che si riconnetteva, come dice adesso il capogruppo della Lega, a quell’ideologia violenta e sconfitta dalla storia. O no?

Allora però scusate un minuto, cari dirigenti della Lega, ma quel signore che si riconnetteva a ideologie violente e sconfitte dalla storia voi mica lo avete cacciato, è stato lui ad andarsene. Voi, come ha ricordato ancora ieri Matteo Salvini, lo avete candidato con tutti gli onori e lo avete fatto pure vicesegretario, quel signore che adesso Luca Zaia definisce un «corpo estraneo». Ma quale corpo estraneo? Anche perché, al di là di qualche gioco di parole un po’ più esplicito sulla X Mas o altri feticci fascisteggianti, al di là di qualche uscita un po’ più razzista contro gli italiani di origini straniere, obiettivamente, il generale diceva e faceva esattamente quello che diceva e faceva Salvini, che ben prima di buttarsi sul generale si era già abbracciato e sbaciucchiato il fior fiore del neofascismo italiano, senza che dirigenti, sindaci e presidenti di Regione della Lega si sognassero di dire né a né ba. Salvini fa il Vannacci da ben prima che il generale divenisse un personaggio pubblico. E voi ve lo siete fatti andar bene finché vi ha portato i voti. Adesso, per cortesia, anche meno. Molto meno.

La terza lezione, per tutto il centrodestra, è che con la politica internazionale non si gioca e con autocrati spietati e capaci di tutto come Vladimir Putin non si scherza. Non per niente, come nota oggi Antonio Polito sul Corriere della sera, la rottura si è consumata sul decreto che confermava gli aiuti militari all’Ucraina, e che la Lega non è riuscita a impedire.

Leggi anche l’articolo di Mario Lavia su questo tema.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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