Pedro Pedro Pedro Pedro Pe’Conte si traveste da Sánchez, approfittando della sparizione dei pacifisti di professione

La guerra in Iran impone azione, ma sindacati, cattolici e progressisti restano fermi, lasciando al leader grillino l’occasione di scimmiottare il premier spagnolo per fregare il Pd, e prendersi il ruolo di protagonista unico della piazza

AP/LaPresse

Come al solito Giuseppe “Pedro” Conte li ha bruciati sul tempo: non si sa ancora quando, ma lui ha annunciato che scenderà in piazza contro la guerra. Mica ha proposto agli alleati di fare una cosa insieme: Pedro Conte è uno che non deve chiedere mai. Sempre abile a infilarsi nel vuoto degli altri, l’avvocato prende la scena. Già, a proposito degli altri.

Che fine ha fatto Pedro Landini? E Pedro Scotto, capitano della Flotilla? E i pedriti dell’Anpi, Arci, Acli, Sant’Egidio? Strano: c’è la guerra e non ci sono i pacifisti, ed è legittimo chiedersi come mai. Eppure, è tutta gente che non ha il minimo dubbio su come schierarsi, contro Donald Trump e Benjamin Netanyahu, e non è che scarseggino buone ragioni per protestare contro una guerra senza regole e di cui si fatica a comprendere la dinamica e intravedere l’esito. È da escludere che ai pacifisti manchino i mezzi per organizzare la cara vecchia manifestazione con partecipazione già programmata – un milione di persone – e sarebbe davvero curioso se all’onda propal fosse subentrato un riflusso da anni Ottanta.

Oddio, il clima è, se non da John Travolta, almeno da Sal da Vinci, e questo sentore di primavera già fa venire una certa sonnolenza deprimendo i bollori flotilleri e infatti qui nel battaglione pacifista nessuno fa la prima mossa. Dicono che Ilaria Salis e Mimmo Lucano vogliano fare una Flotilla, destinazione Cuba. Molto romantico.

Ma la guerra nel Golfo? Questa stasi che pare indifferenza, rassegnazione, non è da pacifisti di professione. Non è da Pedra Schlein, Pedro Fratoianni, Pedro Bonelli, cioè il “campos largos” unito nella lotta, dimenticarsi della piazza. Non si muove foglia neppure tra i cattolici pacifisti, forse frenati dall’assenza della spinta propulsiva di Papa Francesco che infiammava gli animi. Leone XIV riflette più che sollevare le masse. Il dubbio, l’angoscia, la meditazione e gli appelli hanno preso il posto dell’andamento sudamericano del predecessore. Forse è per questo che per ora il pacifismo cattolico si sente poco, non produce mobilitazione politica, aspetta. Dal canto loro gli studenti studiano, l’autunno delle occupazioni è lontano. I lavoratori lavorano, le preoccupazioni sono altre: qui aumenta tutto, altro che piazze.

Ma la cosa più strana è questa sinistra che avrebbe la tavola apparecchiata per fare un po’ di casino e che invece si limita alle intervistine e ai clap clap per Pedro, quello vero, il compagno Sánchez che a dire la verità è sparito due giorni dopo aver proclamato la sua Grande dissociazione. Della Cgil, che su Gaza giunse a indire uno sciopero generale usato come un’arma impropria nonché spuntata, stavolta nemmeno un volantinaggio davanti alla Conad. Se non si muovono i duri dell’Usb, Landini s’inabissa: ma era questo il momento giusto? Sono invece previste manifestazioni di estremisti fascisti e gruppettari di sinistra, ma quella non è politica, è folklore.

È probabile che i pacifisti di professione capiscano che se andassero in piazza finirebbero arruolati tra i fiancheggiatori dei pasdaran, il che non è desiderabile. Meglio allora stare a casa, tanto prima o poi pure questa guerra finirà. E intanto, nel deserto degli altri, ecco Pedro Conte, l’anguilla della politica, pronto a sfilare. Felice di avergliela fatta sotto il naso ancora una volta, a quelli del “campo abierto”.

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