C’è ancora domaniIl dialogo tra i riformisti che tiene insieme il mondo europeista

Il 25 giugno al Teatro Franco Parenti di Milano cinque parlamentari (Picierno, Madia, Gualmini, Quartapelle e Malpezzi) con approdi politici diversi discuteranno di Europa, Ucraina e lotta al populismo. Sullo sfondo del tentativo di costruire una nuova offerta politica per uscire dagli estremismi generati dal bipolarismo

Unsplash

«Non si deve lasciar cadere il filo del dialogo». È probabilmente questa frase della deputata Lia Quartapelle a spiegare meglio il significato dell’incontro che il 25 giugno porterà sul palco del Teatro Franco Parenti Elisabetta Gualmini, Marianna Madia, Pina Picierno, Simona Malpezzi e la stessa Quartapelle, con Christian Rocca a moderare il confronto organizzato dal Circolo Matteotti e da Linkiesta. Le cinque protagoniste arrivano da percorsi diversi. Gualmini ha scelto Azione. Madia collabora da indipendente con Italia Viva. Picierno ha lasciato il Partito democratico per lanciare Spazio Pubblico. Quartapelle e Malpezzi hanno deciso invece di restare nel Partito democratico. Ma tutte loro continuano a considerare più importanti le cose che le uniscono di quelle che oggi le dividono. Se il campo largo stringe i ranghi attorno all’asse Schlein-Conte e il centrodestra si confronta con la crescita di Roberto Vannacci e l’ombra nera proiettata da Futuro Nazionale, allora una parte del mondo riformista deve tenere aperta un’altra discussione. Non necessariamente sulle alleanze, almeno per ora, ma sui contenuti sì.

Lo spiega la stessa Quartapelle a Linkiesta: «La dispersione dei riformisti è una delle ragioni per le quali oggi la coalizione tira verso sinistra. Per questo il tentativo che faremo giovedì è quello di provare a superare, almeno nei contenuti, nella forma e nel lavoro comune, quel rischio». Il riferimento è a tutte le battaglie condivise che negli ultimi anni hanno assunto un peso crescente. Dall’Europa all’Ucraina, dalla difesa comune alla politica industriale, fino alla critica di un populismo che continua infestare destra e a sinistra.

Il titolo scelto per il confronto è già un piccolo manifesto: “C’è ancora domani. Quattro strade possibili contro populismo e estremismo”. Perché deve esserci ancora uno spazio di dialogo tra persone che continuano a condividere una stessa cultura politica riformista, europeista e pragmatica.

Il confronto del 25 giugno arriva in un momento particolare. Negli ultimi mesi si sono moltiplicate iniziative, associazioni e reti che provano a costruire un’alternativa al bipopulismo. Alcune hanno una vocazione più politica, altre più culturale – abbiamo raccontato ad esempio Spazio Pubblico di Pina Picierno, o Europeisti.eu, il movimento lanciato da Piercamillo Falasca, Daniele Nahum e Sergio Scalpelli, e poi ancora il Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin, il lavoro quotidiano di cucitura e sintesi del Circolo Matteotti: esperienze diverse che condividono le stesse priorità. La più importante è probabilmente l’Ucraina. Non soltanto come tema di politica estera, ma come spartiacque politico e culturale. Sul sostegno a Kyjiv, sulla difesa europea, sull’atlantismo e sul ruolo dell’Europa nel mondo, le differenze tra i protagonisti di queste iniziative sono spesso inesistenti.

È dentro questo contesto che va letto anche il manifesto pubblicato nei giorni scorsi da Carlo Calenda sul Foglio. Per il leader di Azione il problema non è semplicemente costruire un nuovo centro, ma dare rappresentanza a un’area politica che considera insufficiente l’attuale bipolarismo. Anche perché destra e sinistra sono sempre più condizionate dalle rispettive componenti estreme e faticano a rappresentare una cultura di governo più moderata. «I due poli non possono oggi rappresentare l’animo riformatore che c’è stato nel centrosinistra, che c’è stato nel centrodestra e che oggi è disperso», ha scritto, indicando nell’europeismo, nella difesa comune e nel contrasto agli estremismi il terreno su cui costruire una proposta politica alternativa. È precisamente quel mondo disperso che, in forme diverse, proverà a confrontarsi al Teatro Franco Parenti giovedì prossimo. Con la consapevolezza che, come osserva Quartapelle, «le scelte partitiche non devono oscurare il contenuto della politica».

Nessuno dei protagonisti del confronto del 25 giugno sostiene che esista già una soluzione organizzativa. Le differenze restano, così come restano diverse le appartenenze politiche. Ma proprio per questo il confronto del Parenti assume un significato particolare. Prima ancora di discutere di alleanze o leadership, prova a verificare se esiste ancora una comunità politica riformista, europeista e liberaldemocratica capace di riconoscersi nelle stesse battaglie. «Spero che la nostra iniziativa sia un’occasione per dare uno sbocco fattivo a tutti quei cittadini che vorrebbero poter votare una coalizione europeista», dice Quartapelle. È una questione che va oltre il destino dei singoli partiti. E riguarda, più in generale, il tentativo di dare una rappresentanza politica a un’area che continua a cercare un punto di incontro senza rinunciare alle proprie differenze.

Immagine

Qui il link per la prenotazione all’evento del Teatro Franco Parenti del 25 giugno “C’è ancora domani. Quattro strade possibili contro populismo ed estremismo”.

X