
Cara Anna Foa, perché ti dimentichi di denunciare il fanatismo palestinese e islamico che nega che sia esistito il Tempio ebraico?
Mi spieghi per favore per quale ragione nella tua pagina di lunedì sulla Stampa ci racconti l’ennesima ragione per disprezzare oggi Israele, ma ti dimentichi stranamente di denunciare anche il fatto che non solo per Hamas, non solo per Fatah, non solo per tutti i governi arabi e islamici ma addirittura per l’Unesco, cioè l’Onu, il Tempio ebraico non è mai esistito? Eppure, tu sei una dei massimi storici dell’antisemitismo europeo.
Ripeto la domanda perché è cruciale: mi spieghi per quale oscura ragione nel momento in cui denunci una irrisoria minoranza ebraica che farnetica in Israele, inascoltata, di ricostruire il Terzo Tempio, ti dimentichi però, molto opportunamente, di denunciare lo scandalo immenso costituito dal fatto che per tutta la dirigenza palestinese – anche laica, anche per Arafat – per tutto il mondo islamico, il Tempio ebraico non è mai esistito sulla Spianata e quindi che non c’è alcun nesso tra ebraismo e Gerusalemme e quindi Israele? Questa assurda negazione è indirizzata a quasi due miliardi di musulmani nel mondo ed è in larga parte condivisa. Un disastro culturale e politico esiziale.
Pure, questa incredibile negazione dell’esistenza storica del Tempio ebraico dovrebbe stupire e indignare una storica come te. È infatti una astruseria degna della più assoluta incultura e grettezza e perché ha delle spaventose conseguenze, dato che costituisce il fondamento più infido e profondo del rifiuto islamico di Israele. È una delle basi, non l’ultima, del fanatismo secolare e della violenza antiebraica non solo di Hamas.
Quale accordo, quale trattativa è mai possibile con una leadership arabo islamica attestata su una così infantile, sfacciata e incredibile negazione della storia? Inclusa, si badi bene la storia islamica, perché per millequattrocento anni la tradizione musulmana ha ovviamente sostenuto che sulla Spianata sia esistito il Tempio ebraico, che era appunto quel al-Masjid al-Aqsa, quel Tempio Lontano, a cui si è riferito Maometto nel versetto primo della Sura al Isra. Persino Ibn Taymiyya lo afferma.
È un lapsus tanto singolare quanto indicativo, questo tuo dimenticare la vera e drammatica questione del Tempio ebraico che oggi incombe, che tu copri con l’allarme per i pochi fanatici del Terzo Tempio. Naturalmente non vale la spiegazione che non eri al corrente della negazione della sua stessa esistenza da parte arabo islamica. Non pretendo che tu legga i miei libri, ma se ti occupassi dell’antisemitismo islamico solo una piccola quota di quanto ti occupi di denunciare i mali e i misfatti di Israele sapresti che questa, la negazione palestinese dell’esistenza del Tempio ebraico, in opposizione appunto alla Tradizione islamica millenaria, è stata inventata dal filonazista Amin al-Husseini, Gran Muftì di Gerusalemme nel primo Congresso Islamico mondiale del 1931.
Se poi ti fosse stranamente sfuggito questo fondamentale e scandaloso dato storico, dovresti però almeno avere presente il grande clamore giornalistico suscitato dalle due risoluzioni dell’Unesco del 13 ottobre 2016 e del luglio 2017, volute e votate dai paesi islamici, che negano appunto il sacro carattere ebraico della Spianata e quindi l’esistenza del Tempio ebraico.
Se tutto questo non ti basta a comprendere che la vera preoccupazione che dobbiamo condividere sulla questione del Tempio di Gerusalemme non sono i quattro, o dieci, o mille ebrei messianici e esaltati, ma una dirigenza islamica e palestinese fanatica e incolta, eccoti una serie di inoppugnabili dichiarazioni di esponenti palestinesi e arabi che negando l’esistenza del Tempio negano ogni legame tra l’ebraismo e Israele:
- Nel 2000, durante le trattative di Camp David, Saeb Erekat, capo delegazione palestinese ha detto beffardo: «Il Tempio? Ma io non vedo nessun tempio!!!».
- Ikrima Sabri ex Gran Mufti di Gerusalemme nel 2001 in una intervista a Die Welt ha dichiarato: «Non c’è il minimo segno della passata esistenza del Tempio ebraico in questo sito. Non c’è una sola pietra in tutta la città che si riferisca alla storia ebraica. (…) Non c’è una sola pietra del Muro Occidentale che abbia qualcosa a che fare con la storia ebraica».
- Muhammad Ahmad Hussein, attuale Gran Muftì di Gerusalemme, nominato dall’Autorità Palestinese, quindi da Abu Mazen, in un’intervista al Canale 2 israeliano del 25 ottobre 2015 ha così dichiarato: «Il sito della Spianata era una moschea tremila anni fa, e trentamila anni fa, e questo è stato il caso fin dalla creazione del mondo. (…) Questa è la Moschea di Al-Aqsa che Adamo, pace su di lui, o gli angeli costruirono ai suoi tempi. (…) Non c’è mai stato un Tempio in nessun momento, né alcun luogo di culto per ebrei o altri sul sito della Moschea di Al-Aqsa».
- Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità Palestinese, in un discorso del 22 agosto 2012, riportato dal quotidiano ufficiale dell’Anp Al-Hayat al-Jadida, ha definito il Tempio di Salomone come il «cosiddetto» o «presunto» Tempio (alleged Temple): «Gli israeliani hanno scavato sotto Al-Aqsa… hanno scavato ovunque e non hanno trovato nulla».
- Sempre Abu Mazen il 17 gennaio 2014 a Marrakesh, in un discorso di apertura alla ventesima sessione del Comitato Al-Quds (importante organismo del Consiglio della Cooperazione Islamica focalizzato su Gerusalemme), e trasmesso dalla televisione di Stato palestinese ha dichiarato: «La storia ebraica di Gerusalemme è un mito delirante e quelle sul cosiddetto Tempio sono illusioni».
- Lo Sheikh Tayseer Rajab Tamimi (ex giudice supremo islamico dell’Autorità Palestinese) in una dichiarazione riportata dal Jerusalem Post del 27 agosto 2009 non è stato da meno: «Gli ebrei non hanno storia nella città di Gerusalemme: non ci hanno mai vissuto, il Tempio non è mai esistito e gli archeologi israeliani lo hanno ammesso. Chi lo nega è semplicemente un bugiardo».
- Yusuf al Qaradawi, il più popolare ideologo dei Fratelli Musulmani, nella sua seguitissima trasmissione “La Sharia e la vita” su al Jazeera: «Questa terra non è mai stata una terra ebraica. La Palestina è per la nazione araba islamica».
Tu ora denunci sulla Stampa l’esistenza di una componente ebraica che intende ricostruire sulla Spianata delle Moschee il Terzo Tempio, senza specificare che è molto minoritaria, come se fosse l’ennesima tra le tante ragioni per condannare Israele, ma, sempre a causa di un tuo ulteriore e indicativo lapsus, dimentichi di dire ai lettori italiani che in Israele sia il Grande Rabbinato ashkenazita sia quello sefardita, che rappresentano una parte molto ampia dell’ebraismo religioso israeliano, non hanno mai sostenuto questo micro-movimento e, al contrario, continuano a opporsi fermamente perfino all’idea che gli ebrei salgano sulla Spianata, condannando duramente chi vi preghi, Itamar Ben Gvir incluso.
Naturalmente, il lettore italiano, che di queste vicende sa poco, può ricavare dal tuo articolo, pieno di opportuni lapsus e dimenticanze, l’impressione che, come ha titolato Dagospia nel rilanciarlo, «a Tel Aviv comandano i fanatici – in Israele imperversano sempre più gli estremisti religiosi…». Ma a quale scopo ti presti a questa parte?
Dato che, lo ripeto, sei un’eccellente storica dell’antisemitismo europeo, sempre attenta ai documenti e alle fonti, ti ricordo che Itamar Ben Gvir, l’unico politico che si è esposto apertamente sul tema del Terzo Tempio (Bezalel Smotrich è stato più sfuggente), nelle elezioni del 2020 ha preso la bellezza di 19.402 voti, lo 0,42 per cento. Politicamente, il nulla.
Questo è uno dei termini di riferimento, pur nella sua parzialità, per comprendere quanto sia realmente radicata nel popolo israeliano la rivendicazione della costruzione del Terzo Tempio, al di là e in contrasto con i tuoi generici allarmi. È stata infatti solo la sciagurata legittimazione che Bibi Netanyahu ha offerto a lui e a Smotrich a far moltiplicare nel 2022 i loro consensi e, comunque, i loro partiti uniti hanno raccolto complessivamente 516.470 voti, pari al 10,8 per cento. Il che significa che la grande maggioranza degli elettori israeliani ha scelto altre forze politiche.
Infine, altro dato utile per misurare quanto incida questa deprecabile estrema destra nel popolo di Israele: la maggior parte dei sondaggi da oltre un anno registra un calo dei consensi per il partito di Ben Gvir e dà addirittura quello di Smotrich sotto la soglia di sbarramento del 3,25 per cento, quindi fuori dalla Knesset.
Questo per dare ai lettori un punto di riferimento sulle tendenze reali in Israele e a te un cordiale e amichevole richiamo alla necessità di essere vincolati alle fonti e alla realtà. Anche a quella realtà che riguarda l”ignoranza e la violenza culturale degli avversari islamici di Israele, anche i «laici», non solo quando si scrivono libri, ma anche quando si scrivono articoli.