Il tornioFrizzi e lazzi dell’Alleanza Atlantica

Nessun drone sui cieli di Heathrow a bloccare il traffico aereo. Nessun attacco suicida per le strade di Watford. Nessun avvelenamento da gas nervino, né a Salisbury, né in tutta la contea di Wilts...

Nessun drone sui cieli di Heathrow a bloccare il traffico aereo. Nessun attacco suicida per le strade di Watford. Nessun avvelenamento da gas nervino, né a Salisbury, né in tutta la contea di Wiltshire, da parte di fantomatici agenti russi del Fsb. Si chiude senza grossi traumi il vertice di Londra per celebrare i 70 anni della Nato, l’alleanza militare più vasta e potente della storia, di cui oggi fanno parte ventotto Stati. Donald Trump, atterrato con la ferma intenzione di chiedere ai paesi dell’Unione Europea più fondi nei bilanci della difesa, riparte in anticipo senza tenere la conferenza stampa finale, stizzito dal fuorionda in cui il primo ministro canadese Justin Trudeau, il presidente francese Emmanuel Macron, il premier olandese Mark Rutte e il PM britannico Boris Johnson sparlano e ironizzano su di lui.

Boris Johnson, che poche ore prima aveva incassato a reti unificate l’endorsement del colorful megalomaniac della Casa Bianca, è colto da disfluenza verbale e balbuzie e non trova altro rimedio che rispolverare Alexandre Dumas per una dichiarazione da cappa e spada sul ruolo della Nato nel XXI secolo. La crisi turco-siriana è acqua passata, la parola d’ordine della fraternità atlantica resta “uno per tutti e tutti per uno”, sulle orme di Athos, Porthos, Aramis e D’Artagnan.

Il presidente francese Macron non compie passi indietro sulle sue accuse al Patto Atlantico in preda a “morte celebrale” e ribadisce la loro utilità per stimolare il dialogo. Con il plauso di tutto il suo entourage, rilascia autografi su carta patinata del settimanale The Economist al personale altamente qualificato del resort The Grove Hotel di Watford, assicurandosi di non esser visto dalla delegazione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Il fuorionda di Buckingham Palace che ha scaldato il clima della serata sembra intrattenerlo di più della vexata quaestio dello scontro con Trump sul futuro dell’Alleanza e del ruolo di Ankara nella crisi siriana.

Erdogan, che cerca la benedizione alla sua guerra ai curdi nel Rojava condotta con l’aiuto di Putin, si aggira per i corridoi del lussuoso resort di Watford ripetendo come un mantra il suo anatema: se gli alleati non etichetteranno come terroriste le unità di difesa popolari curde Ypg e Ypj, la Turchia è pronta al veto ai piani Nato per la difesa in Polonia e nei paesi baltici in chiave antirussa. Il Presidente Usa, già indispettito per l’impeachment, cede per sfinimento e prima di ripartire per Washington si lascia andare a un ennesimo, inverosimile elogio dell’intervento turco in Siria.

Alla fine arriva la mediazione di Jens Stoltenberg e Angela Merkel. Sorrisi un po’ tirati per la foto di gruppo in cui si intravede addirittura la fronte del premier italiano. Tutti contenti, si passa alla dichiarazione finale, in cui i 28 si dicono pronti a proiettarsi in una nuova dimensione da militarizzare, lo spazio, mettendo da parte discordie e rivalità. Certo, restano profonde divergenze con gli Usa sulla questione dei dazi. Ma il Tycoon incassa l’impegno per l’aumento delle risorse stanziate dai singoli Stati membri e l’indicazione della Cina come oggetto di attenzione, per la prima volta nella storia dell’Alleanza Atlantica. Nei confronti della Russia di Putin, convitato di pietra al vertice di Londra, atteggiamento di forte deterrenza, ma anche di dialogo, come aveva chiesto Macron nelle scorse settimane. La disputa sulla difesa europea, ossia sull’esigenza dell’Unione ad assumersi la responsabilità diretta della propria sicurezza di fronte alla diminuzione della presenza militare americana, resta nascosta ancora una volta sotto i tappeti di Bruxelles. Un compromesso al ribasso, su basi minimaliste, col chiaro intento di evitare, per quanto possibile, rischi di rottura, in quello che negli annali della Nato è destinato a restare come uno dei vertici più divisivi e sorprendentemente entertaining degli ultimi anni.

@LucianoTrincia

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