Homo sumSOS Ingiurie, diffamazioni ed hate speech: fenomeno grave, ma può essere contrastato. Parola alla giurista

Via web appare come una situazione fuori controllo, ma ingiurie, diffamazioni e violazioni della privacy (es. revenge porn) costituiscono fenomeni che possono e devono essere contrastati denunciando e ricorrendo alla legge. L’avv. Sonia Randazzo ne parla in modo approfondito su Homo Sum

di Francesco Carini

La calunnia è un venticello,
un’auretta assai gentile
che insensibile, sottile,
leggermente, dolcemente
Incomincia a sussurrar.
Piano piano, terra terra,
sottovoce, sibilando,
va scorrendo, va ronzando;
nelle orecchie delle gente
s’introduce destramente
e le teste ed i cervelli
fa stordire e fa gonfiar.
[…]

Da Il barbiere di Siviglia, di Gioacchino Rossini

Anche se non si tratta di calunnia nel senso giuridico con cui lo si intende in Italia oggi, l’aria tratta dal primo atto dell’opera Il barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini è straordinariamente attuale, soprattutto considerando il meccanismo in grado di scatenare attraverso il web e i social (ma non solo) “fango virtuale” con cui si può ridicolizzare, distruggere la reputazione e, spesso, la vita di individui o gruppi, in particolare fra le fasce più deboli della popolazione, che non hanno né la forza economica, né quella mediatica o le conoscenze in grado di contrastare un fenomeno sempre più pericoloso e vario nelle sue sfaccettature, che arriva a scatenarsi senza vergogna anche su persone recentemente scomparse quali il direttore d’orchestra Ezio Bosso, affetto da una grave malattia neurodegenerativa.

In ambito micro, per restare nella sfera operistica, come già citato in un altro articolo, interessante, anche se molto triste, è l’esempio fornito dalla vicenda che vide coinvolta Doria Manfredi, raccontata splendidamente da Paolo Benvenuti nel film Puccini e la Fanciulla.
La ragazza, che lavorava a servizio di casa Puccini, poco più che ventenne, dopo aver scoperto per sbaglio una tresca fra il librettista del compositore e la figliastra Fosca, attraverso un meccanismo diffamatorio creato da quest’ultima e da sua madre Elvira (gelosa del marito), fu ricoperta di fango in modo preventivo e additata in paese (Torre del Lago) di essere l’amante dell’artista.
Dopo aver trascorso un periodo terribile, la giovane si uccise a 23 anni e, solo dopo la morte, ne fu constatata la totale estraneità ai fatti. Lo sdegno della comunità ci fu, ma arrivò troppo tardi.

Tornando per un istante all’opera di Rossini, si può dire che la storia di Doria, in parte, si sia conclusa con quanto profetizzato nell’ultima strofa della suddetta aria:

«E il meschino calunniato, avvilito, calpestato, sotto il pubblico flagello, per gran sorte va a crepar».

Per quanto drammatico, questo è un esempio particolare, ma, allargando il discorso, potrebbe far riflettere come in soggetti fragili o comunque indifesi, indipendentemente dal sesso, davanti alla forza di piccoli potentati o dell’opinione della massa, ingiurie e diffamazioni costituiscono una potenza di fuoco spregevole e difficile da contrastare e, non di rado, presente in fenomeni come mobbing e straining.

Tale tecnica, perché di questo si può parlare data la raffinatezza e la perizia con cui la viltà umana può agire, è stata utilizzata anche contro le vittime di mafia, gente che ha combattuto e denunciato davvero il crimine organizzato. Per fare alcuni nomi, si possono citare: Pasquale Almerico (ucciso nel ’57 con 104 colpi di mitra, ma additato prima come soggetto con problemi psichici dopo essersi rifiutato per coscienza di scendere a patti con il mafioso Vanni Sacco), Peppino Impastato, Pippo Fava e Giancarlo Siani (sulle cui morti, in modo diverso, furono date e diffuse versioni che a vario titolo non rispondevano al vero, per la causa o per i moventi), non dimenticando il sindacalista Salvatore Carnevale, che, stando al racconto di Carlo Levi in Le parole sono pietre, era considerato da un giovane nobile siciliano un esaltato e un violento, dal momento che così ne aveva sentito parlare.

Dobbiamo coprirlo di ridicolo, in questa terra solo il ridicolo uccide.
Alberto Sordi in L’arte di arrangiarsi, di Luigi Zampa (1954)

Ma, a livello macro, la storia dell’umanità è piena episodi in cui il potere è stato capovolto o il tentativo di arrivarci è stato ostacolato o arrestato da fenomeni diffamatori e calunnie fatte circolare ad arte che hanno innescato processi utili a sedimentare privilegi già radicati e non permettere l’entrata in un determinato contesto, di qualsiasi tipo, o l’ascesa socio-economica di singoli e gruppi, fenomeno che non riguarda solo la sfera politica, bensì sociale (basti ricordare il meccanismo ben spiegato da Norbert Elias in Strategie dell’esclusione).

Fra i tanti esempi, viene in mente il meccanismo dell’avvelenamento dei pozzi che ha visto contrapposti nel nostro paese dalla prima industrializzazione settentrionali da un lato e meridionali dall’altro (e non dimentichiamo per un lungo periodo anche i veneti), con questi ultimi visti spesso come elementi molesti che non facevano altro che gravare sulle spalle delle istituzioni o dei lavoratori del Nord, rischiando di infittire le fila della criminalità.
Insulti ancor più gravi, arrivavano da stati esteri quali gli Stati Uniti d’America. Come riportato da Paola Casella in Hollywood Italian (e citato in questo articolo del 2018 di Homo Sum), il sociologo statunitense Edward Alsworth Ross così vedeva molti italiani che si imbarcavano dal porto di Napoli più di un secolo fa:

Fronti basse, bocche spalancate, menti sfuggenti, lineamenti plebei, facce storte, crani piccoli o bitorzoluti e teste senza nuca. Tipi come questi non potranno mai prendersi cura di sé in modo razionale.

Pertanto, parliamo di meccanismi in cui razzismo, ingiurie e diffamazioni si uniscono, riferendosi a individui o a popolazioni (che partono quasi sempre da situazioni di svantaggio), comprendendo potenzialmente milioni di persone e alimentando il fenomeno dell’invidia sociale o di un’inquietante guerra fra poveri.
Rispetto a qualche tempo fa, c’è più sensibilizzazione sul tema (es. vedesi le iniziative portate avanti dall’avv. Cathy La Torre), ma la strada é lunga e più che impervia. In occasione della Giornata mondiale delle telecomunicazioni e della società dell’informazione, che coincide con quella contro l’omofobia, l’avvocato Sonia Randazzo, esperta in diritti umani e membro di CLEDU (Clinica Legale per i Diritti Umani) operante a Palermo, fa una disamina ad ampio raggio, sotto il profilo giuridico, sui pericoli, in particolare legati al web, connessi ai fenomeni sopracitati.

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