Anelli di fumoCarlo Calenda, o del Marchese del Grillo

Il leader di Azione inanella un errore politico dopo l'altro e danneggia anzitutto se stesso, poi la sua area politica. Che a questo punto dovrebbe prendere atto della realtà. E lasciarlo a cuocere nel suo olio.

Conosco Carlo Calenda poco e male. Solo tramite ciò che ne riportano alcuni miei amici romani che hanno collaborato strettamente con lui, e poi se ne sono tutti allontanati valutandolo come un personaggio profondamente impolitico, dannoso anzitutto a se stesso e alla sua parte politica.

Marino in confronto a Calenda è Adenauer

Lo conosco poco direttamente. Solo grazie a una serie di messaggi privati scambiati su Twitter, nei quali io mi limitavo a fargli presente – quando il PD non aveva ancora scelto il suo candidato a sindaco di Roma – che quel partito non avrebbe mai e poi mai appoggiato la sua corsa a sindaco. Gli scrissi: “Carlo, tu saresti un sindaco di Roma troppo autonomo e indipendente rispetto agli interessi del PD Roma. Una sorta di Ignazio Marino 2, più politico, però molto più noto di lui. Il PD, piuttosto che appoggiare te, candiderà chiunque di appena un po’ noto contro di te, una monicacirinnà qualunque“. Lui rispose: “Vedrai.” E poi infatti s’è visto. Col senno di poi, mi sbagliavo anche io: Marino in confronto a Calenda è Adenauer.

Un “leader” dal ban facile. Anche contro i suoi.

In un’altra circostanza, dopo il suo ennesimo attacco a Matteo Renzi, gli scrissi: “Carlo, mi spieghi il senso di parlare continuamente male di Renzi, quando fra 4 mesi devi farci una lista insieme per il Comune di Roma e fra 2 o 3 anni devi farci una federazione repubblicana insieme per le elezioni politiche? Non lo trovi leggermente impolitico? Non avrebbe maggior senso parlare di ciò che intendi fare tu, come prossimo sindaco di Roma o come federatore dei Repubblicani?” La reazione di Carlo mi dette ragione: mi bannò da Twitter. Sempre col senno di poi di cui son piene le fosse: l’avessi almeno mandato a quel paese.

Il livello “Marchese del Grillo”

La presenza di Carlo Calenda nella politica italiana è di quelle che ti strappano dai polpastrelli delle considerazioni psicologiche che uno come me proprio non vorrebbe fare, per scuola e formazione filosofica, quando si parla appunto di uomini o donne pubblici. Che Calenda abbia sempre avuto un atteggiamento ombelicale nell’affrontare l’agone politico, non è un mistero per nessuno. Nel tempo, quell’atteggiamento si è andato aggravando. E’ diventato una forma di egocentrismo accentuato, con lievi ossessioni nei confronti della popolarità dei suoi alleati. Infine ha spiccato il volo verso il livello attuale: quello che io chiamo il livello Marchese del Grillo. Quello del “io so’ io e voi nun siete un ca…o!” ricordatoci da un indimenticabile Alberto Sordi.

“Se io vo, chi rimane? e se io rimango, chi va?”

Sì, Carlo Calenda è convinto di essere, come diciamo a Roma, “er mejo figo der bigoncio”. L’uomo Denim Musk, quello che non deve chiedere, mai. L’uomo dotato della stesso livello di umiltà di quel Dante ambasciatore che rispose, stando a Boccaccio, quando i Bianchi di Firenze dovevano decidere chi includere nell’ambasceria per chiedere a papa Bonifacio VIII di indurre Carlo di Valois a non aiutare i Neri: Se io vo, chi rimane? e se io rimango, chi va? E’ vero che Dante lo disse di sé quando non aveva ancora scritto la Commedia, ma insomma, qualcosina l’aveva già realizzata al momento, sia come politico che come letterato. Chissà che Calenda in futuro non raggiunga il livello letterario, se non politico, del sommo poeta? Di sicuro, lui lo ritiene possibile.

Calenda vive nel conflitto

Se dovessi elencare tutte le volte che Calenda ha usato il suo tempo nei talk show politici per parlare male di Renzi, questo articolo non finirebbe più. E’ ovviamente lecito e legittimo parlar male di Renzi: anzi, è lo sport nazionale per diversi commentatori politici e parlamentari. La cosa che suona buffa, per non dire altro e di peggio, è quando Calenda nella stessa giornata riesce a definire Renzi “un mio avversario” e, due ore dopo, gli chiede il permesso per aderire allo stesso gruppo dell’Europarlamento, Renew Europe.

Renzi tratta Calenda come si fa quando hai un fratello minore un po’ imprevedibile

Guardando invece a Renzi, non sono riuscito a trovare una sola volta che il senatore di Firenze abbia attaccato o criticato Calenda. Quando il leader di Azione si propose a sindaco di Roma, Renzi subito disse “Se votassi a Roma, voterei per Calenda sindaco, perché è il candidato migliore”. La Lista Calenda fu così fatta dalla fusione di Azione, Italia Viva, Più Europa e i Liberali. Il successo fu oggettivo: 20%, primo partito votato dai romani, quando molti, dentro al PD, pronosticavano sì e no un 4% per quel progetto politico.

Il capolavoro della Lista Calenda, ma da parte di Italia Viva

La Lista Calenda fu un successo. Ma è un fatto che i primi due eletti al Campidoglio sono Francesca Leoncini e Valerio Casini, due iscritti a Italia Viva. Questo fatto ha determinato una grande rabbia dentro Azione: erano evidentemente convinti di essersi alleati con un partito morto, privo di seguito nell’elettorato. E’ invece venuto fuori che l’elettorato renziano, specie a Roma, è di tutto rispetto e ha saputo concentrarsi su pochi nomi, eleggendoli. Si chiama “saper fare politica”.

Gemelli diversi della politica italiana

In realtà Renzi e Calenda hanno esattamente lo stesso programma nelle sue linee generali: Calenda, come detto, è con Italia Viva in Renew Europe (i liberali europeisti). Sono tutti e due contrari ad allearsi coi populisti di Conte o i sovranisti di Meloni e Salvini, che chiamano allo stesso modo: “il bipopulismo italiano”. Nelle posizioni più piccole, sono tutti e due per costruire almeno un termovalorizzatore per i rifiuti di Roma. Sono tutti e due per portare i libri in Tribunale di Ama e Atac a Roma. Sui grandi ideali, sono tutti e due antifascisti e acomunisti, alla Saragat.

Ancora: sono tutti e due europeisti e d’ispirazione socialista-liberale. Sono tutti e due in favore dell’esercito europeo senza però cancellare la NATO. Condannano tutti e due i paesi del Patto di Visegrad e ciò che sta accadendo fra Bielorussia e Polonia. Sono tutti e due per gli Stati Uniti d’Europa. Hanno governato tutti e due nello stesso governo, con Renzi che nominò prima sottosegretario e poi ministro il buon Calenda. Hanno scritto insieme la splendida riforma Industria4.0. Hanno condiviso le 40 riforme di sinistra approvate dal Governo Renzi. insomma le stesse idee di politica economica, estera, interna e sui diritti civili. Al ballottaggio di Roma fra Gualtieri e Michetti, hanno tutti e due appoggiato Gualtieri, anche se Calenda “a livello personale” e Renzi come mossa politica.

Perfino lo stesso candidato per il Quirinale

Renzi e Calenda condividono oggi perfino il candidato per il Quirinale. Tutti e due pensano si debba eleggere un uomo o una donna europeista, di chiaro profilo internazionale. Tutti e due pensano a Paolo Gentiloni, solo che Calenda ne ha fatto il nome in qualche talk tv, mentre Renzi è andato a Bruxelles a chiedergli se sarebbe disposto a farsi eleggere al Quirinale. Cioè Renzi fa politica, Calenda fa annunci.

Calenda dice ora che Renzi è un businessman. Renzi risponde di ritenersi invece un senatore. Aggiunge, quando qualche giornalista lo provoca a commentare le contumelie del leader di Azione, che “Carlo è fatto così, gli piace criticare gli amici”. Calenda riprende dicendo che “da Renzi non è mai arrivata una proposta seria di collaborazione”. Forse perché di mezzo c’è l’elezione del Quirinale, per la quale Renzi può coordinare un’ottantina di parlamentari fra IV e Coraggio Italia, mentre Calenda due? Mah. Chissà. Ma il problema è che Renzi non gli telefona? Vedrai, Carlo, che eletto il nuovo Presidente, Renzi una telefonata poi te la fa.

Gli insulti al popolo della Leopolda

Però a Calenda dà fastidio che i media parlino di Italia Viva e in particolare di Renzi all’indomani della Leopolda11. Una kermesse di tre giorni in cui si parla di politica nazionale, l’evento principale di Italia Viva, dovrebbe secondo Calenda passare sotto silenzio. Di più: Calenda ha insultato una comunità, un popolo, quelli della Leopolda: “La Leopolda? Chissenefrega, un gruppo di persone che se la cantano e se la suonano. Che se Renzi dice loro che i 5 Stelle fanno schifo, allora fanno schifo; se dice che bisogna allearsi, si alleano. Un gruppo di persone che parlano solo di quello che dice Renzi, chissenefrega!” (L’aria che tira, 22 novembre 2021).

“Si sa per certo che di politica non capisco niente!” (Cit.)

Che cambio di idea rispetto a quando Carletto partecipava alla Leopolda 6 e diceva che quello era “il posto in cui tutte queste complessità, e ce ne sono tantissime, si leggono certe volte in modi opposti e si ragiona su quello che può essere il ruolo del nostro Paese in questo contesto. Ed è una cosa straordinariamente bella“. In quello stesso intervento, Calenda faceva una sorta di mea culpa riguardo l’aver fondato Scelta Civica, che all’epoca si guadagnò il soprannome di Sciolta Civica, e ammetteva che “avendo contribuito a formare Scelta Civica, si sa per certo che di politica non capisco NIENTE!”.

Diciamo che, col tempo, Carletto ci ha tolto ogni dubbio.