Next Generation ItaliaLa nuova fase di Azione: mettere fine al bipopulismo italiano

Carlo Calenda ha presentato in una conferenza stampa il nuovo logo del partito e un piano di 127 pagine con oltre 100 proposte sui temi legati a energia, ambiente e sostenibilità: «La prossima stagione politica non può vedere ricatti sovranisti o populisti». E annuncia il congresso per il 2022

«Siccome l’ambiente è l’argomento su cui si fa più retorica, Azione lancia il nuovo logo che simboleggia la transizione verde proprio dopo aver presentato un piano sull’ambiente». Lo ha detto Carlo Calenda al termine della conferenza stampa che segna l’inizio della seconda fase della vita di Azione. La fase due è l’inizio di un momento in cui il partito, dopo i primi due anni in cui è cresciuto praticamente da zero, si struttura, assume una fisionomia nuova mantenendo i contenuti di prima: il congresso annunciato per il 2022 è proprio un indicatore di questo percorso di crescita.

Giovedì Calenda partirà per un grande tour in Italia che parte dal Veneto e andrà da Padova a Vicenza, a Venezia: «È il mio collegio elettorale e per questo è giusto dargli importanza», dice.

Sulla politica nazionale Carlo Calenda traccia una linea di confine che non è – non è più – tra destra e sinistra, ma tra il populismo e antipopulismo. «La prossima stagione politica – dice – non può vedere ricatti sovranisti o populisti. E c’è un segnale forte che arriva da queste elezioni comunali. Molti elettori ci hanno fatto capire che è il momento di chiudere la stagione del bipopulismo».

Da qui la critica a Enrico Letta, segretario del Partito democratico, che vorrebbe un’alleanza larga, sul modello Ulivo. «È come guardare la politica dal retrovisore. La pandemia ha cambiato la prospettiva: la politica è divisa sui fatti non sulle ideologie, e i fatti ci dicono che in Europa, e anche in Italia, c’è un un nucleo di partiti e movimenti che stanno condividendo il percorso di Draghi in Europa e lavorano insieme», dice Calenda.

Lo stesso discorso si può applicare al caso romano, dove si è vista la frattura tra fazioni che non sono più riconducibili ai vecchi concetti di destra e sinistra. Proprio a Roma, la lista più votata, Calenda Sindaco, ha messo insieme elettorati compositi, metà nel centrosinistra e l’altra nel centrodestra o non collocato.

Non è bastato per vincere, ma questo permetterà a Calenda di mantenere lo stesso approccio all’opposizione: «Vogliamo capire se quello di Gualtieri sarà un approccio conservatore, di continuità con quello che non è stato fatto, o prenderà il toro per le corna mettendo Ama dentro Acea, raddoppiando il termovalorizzatore di San Vittore, integrando tra Atac, Cotral e Ferrovie. Chiederò al nuovo sindaco nei prossimi giorni un confronto sui temi di programma. Il primo provvedimento, quello della pulizia straordinaria dei marciapiedi, è quello che avremmo preso anche noi».

Durante la conferenza stampa è intervenuta anche la coordinatrice romana di Azione, Flavia De Gregorio: «Rimarremo una lista Calenda Sindaco, siamo cresciuti molto. Abbiamo trovato competenze e energie, ci radicheremo sul territorio con un rappresentante per quartiere e uno per municipio. Faremo un’opposizione leale con proposte, anche costruttive, ma inserite all’interno di un contesto di lavoro che è quello che abbiamo costruito fino a oggi».

La conferenza stampa è anche un’occasione per presentare i piani per il Recovery Plan, dal momento che, dicono da Azione, molti obiettivi indicati al momento non sono raggiungibili senza dei percorsi perfettamente definiti anche in termini temporali e di spesa.

Azione ha presentato soprattutto un lungo documento, di 127 pagine e oltre 100 proposte, chiamato “Next Generation Italia”, sul tema “Energia, Ambiente e Sostenibilità”.

È qui che Calenda passa la parola a Silvia Vannutelli, a capo dell’ufficio studi che ha lavorato alle proposte: «L’Italia ha un piano per realizzare la transizione ecologica – dice Vannutelli – e prevede il taglio del 55% di emissioni al 2030. Ma con i percorsi che abbiamo tracciato non raggiungeremo mai l’obiettivo. Dobbiamo iniziare a tagliare le emissioni nei settori che inquinano di più: tanto per cominciare i trasporti, cioè il 26% delle nostre emissioni. Occorre prima di tutto dare agli italiani un’alternativa all’auto: quindi potenziare i mezzi che oggi non funzionano, né quelli cittadini né gli interregionali. E poi ci vogliono diverse forme di mobilità, comprese le alternative ai motori a combustibili fossili, e non solo per le automobili, ma anche nel trasporto merci».

Quello dei trasporti è uno dei due settori che ha accresciuto le proprie emissioni dal 1990 a oggi. L’altro è quello dell’edilizia. Il motivo principale, molto semplicemente, è che molti edifici sono vecchi. Da qui l’adesione di Azione al Superbonus, con una proposta per prolungare il provvedimento e continuare a monitorare gli sviluppi.

Infine, un passaggio sull’adattamento climatico: «L’Italia è il Paese europeo più colpito dalle conseguenze dell’emergenza climatica, in termini di morti e costi per riparare i danni. Il Veneto è la regione europea più colpita. Ma facendo la giusta prevenzione potremo investire i soldi, quelli che oggi spendiamo per riparare i danni, nei settori colpiti dalla transizione ecologica», dice Vannutelli.

Al fianco di Calenda, in conferenza stampa, c’era anche il parlamentare Enrico Costa, della II Commissione Giustizia della Camera. «Azione ha avuto un ruolo centrale sulla Giustizia in questi anni. Noi abbiamo tenuto sempre una posizione molto chiara: l’idea è evitare che lo Stato scarichi sul cittadino le sue lacune. Ad esempio sul tema della prescrizione: non riusciamo a finire i processi, quindi scarichiamo sul cittadino i problemi pensando al fine processo mai. Lo Stato si volta dall’altra parte troppo spesso».

L’intervento conclusivo, prima delle domande dei giornalisti, è quello del senatore Matteo Richetti, che tira le somme dei primi due anni di Azione e poi guarda la futuro: «La fase due del partito è mettere i piedi sul territorio: la centralità del nostro lavoro sarà dedicata alla costruzione del partito vero e proprio nei prossimi mesi. Non vogliamo costruire un movimento del leader, ma vogliamo essere un partito che fa congressi, discute e prosegue nel suo trend di crescita. Vogliamo rappresentare un’Italia che prova a cambiare passo».

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