Rubrica Scienza&Salute

Farmaci, nel 2015 sarà legale venderli online

Il rischio di incontrare prodotti contraffatti è alto, ma si stanno prendendo le prime misure

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28 Dicembre Dic 2014 1830 28 dicembre 2014 28 Dicembre 2014 - 18:30
Tendenze Online

Il 2015 sarà probabilmente anche l’anno in cui gli italiani potranno comprare farmaci online legalmente. La vendita sarà limitata ai soli farmaci da banco che non richiedono una ricetta medica e potrà essere effettuata solo da farmacie o parafarmacie presenti fisicamente nel nostro Paese. Un primo passo verso la regolamentazione di un mondo oggi privo di leggi, dove spesso si assiste a vendite illegali di farmaci o ancora peggio al traffico di medicinali contraffatti.  Con rischi non da poco per i compratori. Per fare un po’ d’ordine, l’Unione europea ha introdotto la direttiva 62/2011 che disciplina la vendita di farmaci tramite internet, e che lascia agli Stati membri la libertà di decidere che cosa vendere online: se solo i farmaci da banco o anche quelli dietro prescrizione medica.

L’Italia ha recepito la direttiva europea 62/2011, già lo scorso marzo, ma per poter effettuare i primi acquisti online dovremmo attendere probabilmente la prima metà del 2015, quando verranno approvati alcuni decreti attuativi legati ad alcune misure di sicurezza. Non tutti però potranno vendere farmaci online, sarà permesso solo a farmacie e parafarmacie già esistenti sul territorio, autorizzate dalle autorità nazionali competenti. Per distinguere i canali legali da quelli illegali inoltre è stato creato un logo ad hoc dalla Comunità europea, tradotto in tutte le lingue, tramite cui si potrà verificare la genuinità del sito e dei prodotti. Cliccando sul logo, infatti, si verrà poi automaticamente indirizzati alla lista ufficiale di tutte le farmacie online che operano legalmente (registrate presso il Ministero della Salute), così da poter verificare se sia riportato l’indirizzo del sito da cui si intende acquistare. E altre informazioni come i rischi di acquistare i farmaci online in maniera illegale, sulla normativa italiana e europea.

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«Oggi c’è una certa asimmetria normativa in Europa riguardo della vendita online di farmaci – spiega Andrea Cauduro, membro del Gruppo di ricerca eCrime – ICT, Law & Criminology della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Trento – perché in alcuni Paesi dell’Unione è completamente vietata, in altri è possibile vendere online solo i farmaci da banco, ma non quelli che richiedono una prescrizione medica, mentre in altri ancora è possibile vendere qualsiasi tipo di farmaco, come nel Regno Unito, nei Paesi Bassi o in Germania.  Quest’ultimo caso comporta delle difficoltà maggiori perché nessuno controlla la ricetta se l’utente ne è in possesso, e se non ce l’ha chi gliela rilascia? Un "medico" via chat?».

Inoltre il fatto che in alcuni paesi dell’Unione la vendita online sia già permessa, fa sì che ci si possa imbattere in siti in italiano che vendono farmaci, che in realtà hanno sede all’estero e spediscono i farmaci in Italia. «Oggi se capiti su uno di questi siti, anche se è scritto in italiano, non ha dietro una farmacia italiana legalmente autorizzata a vendere farmaci online, ma – a andare bene –  una situata in uno di quei Paesi dove la vendita è legale» continua Cauduro. «Loro stanno facendo un’attività legale, ma è illegale l’esportazione e l’importazione di farmaci nel nostro paese».

Un altro problema poi è quello della contraffazione (non sempre va di pari passo con la vendita illegale di farmaci) che seppur non autorizzata riguarda magari farmaci genuini. Non conoscere la provenienza del farmaco che si acquista, infatti, spesso comporta anche un rischio sulla sua autenticità. Senza nessuna verifica di qualità e di tutti quei processi che stanno dietro la vendita di un farmaco si rischia di trovarsi con un prodotto contenente un principio attivo in quantità inferiore, o diluito con altre sostanze impure, come la polvere di gesso, con possibili effetti collaterali anche molto gravi. Nel giro dei farmaci contraffatti sarebbero coinvolte anche numerose organizzazioni criminali, tra cui anche la mafia come hanno riportato diversi giornali anche di recente. Cosimo Piccinno, generale dei Carabinieri e comandante dei Nas, durante il convegno “Lotta al doping, peculiarità normative e strategie di contratti: aspetti giuridici e operativi” aveva spiegato come «le mafie internazionali investono su farmaci illegali e contraffatti. Un euro investito su uno stupefacente rende 16 volte, sui farmaci 2500. Il giro d'affari accertato è di 50 miliardi l'anno ma c'è chi dice sia pari a 200. Le farmacie online sono stimate intorno a 40mila, l'acquisto di farmaci è anonimo, facile, e i prezzi economici, abbattuti anche del 60%-70%. Non c'è controllo e c'è un elevato rischio contraffazione. Su 600 medici di famiglia intervistati poi, 240 non sanno che è illegale comprare farmaci con prescrizione online». 

«Il commercio di farmaci online è grandemente influenzato dalla contraffazione – afferma Cauduro – alcune stime dicono che anche il 50% dei farmaci venduti online sono contraffatti. È una stima globale, però, in Italia i numeri sono molto più bassi, si dice la stima si aggiri intorno allo 0,01% dei farmaci venduti attualmente in Italia in maniera illegale. In Italia e in buona parte d’Europa la situazione va molto meglio che in altre parti del mondo, come Africa o Sud America, in cui la percentuale di farmaci contraffatti è molto alta. Si tratta quasi sempre di farmaci non disponibili in un Paese, che vengono introdotti in maniera illegale, o che richiedono una prescrizione medica che l’utente non può avere, come gli steroidi usati come sostanze dopanti o il viagra. Per fortuna in Italia grazie ai controlli serrati dei Nas e dell’Aifa questo fenomeno è limitato».

Sono tanti i progetti partiti in questi anni proprio per sensibilizzare la popolazione sull’acquisto online di farmaci e per cercare di arginare il problema della contraffazione/vendita illegale. Tra questi il progetto europeo Fakeshare , guidato dall’Agenzia italiana del farmaco Aifa. O il progetto www.fakecare.com, sviluppato dall’università di Trento, dove un gruppo eterogeneo di criminologi e statistici, sta sviluppando un software in grado di capire, dalle caratteristiche dei siti web, algoritmi e tecniche di classificazione, se il canale che vende farmaci online è  illegale o meno, come racconta Cauduro uno degli attuatori del progetto. «Anche perché ci sono legislazioni diverse ed è legale in un paese e illegale nell’altro. Abbiamo già testato il nostro software in collaborazione con l’Interpol, durante l’operazione Pangea, che viene eseguita ogni anno in tutto il mondo per prevenire e bloccare il commercio illegali di farmaci a tutti i livelli, anche fisico».

«L’intervento comunitario e nazionale è importante – conclude Cauduro – perché un mercato completamente deregolamentato senza nessun paletto ha delle vulnerabilità che vengono sfruttate dai criminali. Ciò che in realtà accade però è che purtroppo si sta verificando uno spostamento della criminalità. Perché se da una parte con queste norme si vuole tutelare il cliente che in buona fede oggi vuole comprare online e non lo può fare, dall’altra si sta spingendo la vendita illegale di farmaci verso il “deep web”. Tutto quel mondo nascosto e profondo, non indicizzato, che richiede una navigazione con software specifici, in grado di mascherare l’identità del navigante. L’anonimato garantito dal deep web aiuta anche attività illecite ed è lì che si stanno già spostando molti commercianti di farmaci contraffatti».

 

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