21 Giugno Giu 2015 0945 21 giugno 2015

Si dice “camerunesi” o “camerunensi”? Risponde la Crusca

Si dice “camerunesi” o “camerunensi”? Risponde la Crusca

Camerun

La formazione dei nomi etnici non è semplice. Gli abitanti del Camerun, ad esempio, come si chiamano: camerunensi o camerunesi? Risponde l’Accademia della Crusca. 

Camerunesi o camerunensi?

Risponde la Crusca Abbiamo ricevuto, in un arco di tempo relativamente breve, numerose domande su quale sia la scelta corretta tra camerunesi e camerunensi per indicare gli abitanti del Camerun. La risposta alla domanda è relativamente semplice, ma la questione ha implicazioni tutt’altro che banali, perché riguarda la formazione degli etnici, che in italiano è particolarmente complessa.

Tale complessità, che ha attirato l’attenzione di molti studiosi (per un quadro aggiornato si rimanda alla voce etnici di Carla Marcato, nell’Enciclopedia dell’Italiano della Treccani, consultabile anche in rete), si deve anzitutto alla coesistenza di più denominazioni, tra loro ben distinte anche sul piano etimologico (si pensi a coppie come napoletano/partenopeo, rovigotto/rodigino, ecc.,o, per citare un esempio “esotico”, giapponese/nipponico). Ma anche quando si parte da una sola base (costituita dal nome della città o dello Stato), i suffissi utilizzabili sono diversi: -ese, -ano (che a volte può anche legarsi alla base non direttamente ma grazie a un interfisso: -it- o -ig(i)-), -ino, -ense, e poi ancora -ita, -oto, -(i)ota, -ale, -asco, - otto, ecc.; si usa anche il c.d. “suffisso zero” (come nel caso di campano da Campania). La scelta tra questi suffissi non è soggetta a regole ben definite; non mancano neppure casi di concorrenza (se pure con ben diverse frequenze) di più forme, casi che anzi nella storia dell’italiano sono ancora più numerosi rispetto alla lingua di oggi (si pensi a esempi come parmigiano e parmense, comasco, comense e persino comacinoastigiano e astese, bustese e bustocco, ecc.). Anche nel caso degli abitanti di città, regioni e stati stranieri (e che non hanno denominazioni nel latino classico) talvolta disponiamo di più etnici, perché accanto a una regolare formazione italiana ne abbiamo un’altra calcata su una lingua straniera (è il caso diuruguagio accanto a uruguaiano), oppure troviamo due distinte formazioni italiane (keniano e keniota).

Venendo agli etnici oggetto della domanda, va rilevato anzitutto che i suffissi -ese ed -ense hanno la stessa base (il lat. -ensis) e in genere sono tra loro alternativi: il suffisso -ese è d’origine popolare e caratterizza sia i termini che si sono trasmessi dal latino all’italiano, sia le neoformazioni italiane; invece -ense è la terminazione degli etnici che sono stati ripresi dal latino (latinismi) e delle nuove formazioni di origine culta: un esempio di tale alternanza è costituito dall’opposizione tra il popolare torinese e il dotto taurinense, diverso anche nella base e usato, per es., in sintagmi come brigata taurinense. Il suffisso -ese è quello in assoluto più frequente per la formazione degli etnici; -ense è di uso molto più raro, ma non di rado è preferito per etnici di toponimi stranieri (si usapanamense e non *panamese per gli abitanti di Panama, statunitense e non *statunitese per quelli degli Stati Uniti, ecc.) o di centri minori e di quartieri di città italiane (pensiamo a esempi come lidensi, ostiensi, ecc.). Se pure raramente, abbiamo casi che ammettono entrambe le alternative: coloniensi ecoloniesi per gli abitanti della città tedesca di Colonia; latinesi e latinensi per gli abitanti di Latina.

Sia camerunese sia 
camerunense sono corretti; da sconsigliare, invece, forme “ibride” (influenzate appunto dal francese, ma anche dall’inglese), come camerounese, 
camerounense, 
cameroonense, che pure si trovano occasionalmente nella stampa e in rete

Tra questi casi si inseriscono anche camerunese e camerunense, che sono entrambi corretti, sebbene vari dizionari registrino solo camerunese (è il caso del GRADIT) o comunque gli accordino la preferenza (così il Dizionario di ortografia e di pronunzia noto come DOP; diversamente si comporta però lo ZINGARELLI 2015). L’importante Deonomasticon Italicum di Wolfgang Schweickard, s.v. Camerùn, segnala che la prima registrazione lessicografica di camerunese/camerunesi risale alla metà degli anni Ottanta (Vocabolario Treccani, 1986), mentre di camerunense cita un’attestazione giornalistica dell’inizio degli anni Novanta (L’Espresso, 1993). In realtà in Google Libri troviamo esempi di entrambe le forme (al singolare o al plurale) almeno dal secondo dopoguerra. Per documentare i rapporti di forza attuali possiamo ricorrere al motore di ricerca Google, che il 29 maggio 2015 ha dato questi risultati: digitando il singolare camerunese e il plurale camerunesi si ottengono rispettivamente 68.300 e 11.800 risultati; digitando camerunense e camerunensii numeri salgono rispettivamente a 108.000 e a 17.400.

La crescente preferenza accordata alla forma in -ense si spiega sia con la natura “esotica” dell’etnico, che non appartiene certo al patrimonio popolare tradizionale (e, come si è visto da alcuni esempi sopra riportati, il suffisso -ense è l’unico ammesso con alcuni toponimi stranieri), sia anche con l’influsso del latino scientifico (che è tuttora proprio dell’uso internazionale per le classificazioni zoologiche e botaniche, che continuano la tradizione di Linneo), in cui Camerunensis/e è documentato (la Grubyella Camerunensis e il Gliocladium Camerunense sono due funghi, il Tetramorium Camerunense è una formica, ecc.). Camerunese, da parte sua, resiste anche grazie all’appoggio del precedente francese camerounais: non si dimentichi che il francese ha ancora un grande prestigio nell’Africa occidentale. Dunque, ribadiamo, sia camerunese sia camerunense sono corretti; da sconsigliare, invece, forme “ibride” (influenzate appunto dal francese, ma anche dall’inglese), come camerounesecamerounense, cameroonense, che pure si trovano occasionalmente nella stampa e in rete.

Quanto al problema grafico della scelta tra iniziale maiuscola o minuscola, che è stato sollevato in alcune domande relative a questi etnici ma che ha un valore più generale, il consiglio che diamo è quello di limitare l’uso della maiuscola ai casi in cui l’etnico, con valore esclusivamente nominale, indica la popolazione dello Stato nel suo complesso (e in contesti particolarmente formali) e di evitarla decisamente nell’uso aggettivale, nonostante qui si registri una tendenza a usare l’iniziale maiuscola, favorita dal modello dell’inglese.

Paolo D’Achille

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