8 Giugno Giu 2018 1210 08 giugno 2018

Lo sport che rimette in campo i Neet

Sport, arte e formazione permettono di riattivare il 75% dei ragazzi coinvolti nell'iniziativa “Lavoro di Squadra” lanciata da ActionAid in diverse città, tra cui Milano

Boxe Linkiesta
(Pixabay)

In Italia i Neet - giovani Not in education, employment or training, ovvero al di fuori di scuola, lavoro o formazione - sono tanti. Ma c’è un'azione che sta ottenendo risultati straordinari nella riduzione del fenomeno: si chiama “Lavoro di Squadra”, è un progetto promosso dal 2014 dall’ong Action Aid in varie città italiane e in particolare da tre anni è attivo a Milano in collaborazione anche con Fondazione Adecco per le Pari opportunità. L'ultima edizione del progetto è stata avviata a maggio di quest'anno.

«Almeno tre giovani su quattro che partecipano al progetto si riattivano e alla fine dei tre mesi di percorso tornano a studiare oppure trovano opportunità di formazione o lavoro», spiega Vittoria Pugliese, coordinatrice di “Lavoro di Squadra” per Action Aid. Un risultato di ampia portata che può essere preso come modello per arginare il problema, dato che i numeri dei Neet in Italia oggi sono i più alti in Europa, e servono quindi idee vincenti e in controtendenza. Stiamo parlando di 2,2 milioni di persone tra i 15 e i 34 anni, ovvero il 24% del totale - con il picco del 34% nelle regioni del Sud – a fronte di una media europea del 14% (fonte rapporto Confindustria 2017).

Dal 2014 a oggi sono stati 150 i ragazzi coinvolti, al 60-70% maschi, e 120 di loro hanno portato a termine il percorso

Come opera “Lavoro di Squadra”? «Alternando momenti aggregativi basati su attività sportive o artistiche a momenti di self empowerment e orientamento professionale», spiega Pugliese. A Milano, per esempio, si fa Thai Boxe, mentre nelle altre esperienze in Italia di “Lavoro di Squadra”, tra cui Bari, Reggio Calabria e Torino, si praticano altri sport: canoa, calcio, street dance, judo e atletica. «Promuovere pratiche sportive è un ottimo modo di agganciare i ragazzi Neet, anche perché permette loro di sperimentarsi nel lavoro di gruppo», continua la coordinatrice ActionAid.

«Per arrivare a loro usiamo i social network, ma anche i metodi classici come volantini nei bar e in altri esercizi commerciali. Inoltre, contattiamo associazioni e cooperative che fanno già attività con adolescenti e giovani vulnerabili». Dal 2014 a oggi sono stati 150 i ragazzi coinvolti, tutti tra i 16 e i 25 anni e al 60-70% maschi, e 120 di loro hanno portato a termine il percorso, che nei 90 giorni di durata prevede un impegno di tre pomeriggi a settimana. Per fare un esempio, dei 24 partecipanti dell’edizione 2017 di Lavoro di Squadra a Milano «quattro hanno ripreso gli studi formali, nove hanno iniziato corsi di formazione, altri nove sono impegnati in tirocini, due hanno trovato lavoro».

Il lavoro principale sui Neet si fa sul self empowerment, portando loro a fare uscire i lati del carattere spendibili nella società e nel mondo del lavoro

Laura Ciardiello, responsabile Sviluppo Progetti di Fondazione Adecco per le Pari Opportunità

Il cuore del progetto sta proprio nel nome: il lavoro di squadra tra gli enti coinvolti, che poi si riflette tra i giovani. «Comunichiamo quotidianamente per aggiornarci sui progressi dei singoli ragazzi, e questo approccio serve anche per motivarli, perché così sentono fiducia attorno a loro: molti, infatti, iniziano il corso credendo di non farcela, poi invece quando capiscono che nessuno li sta giudicando si mettono in gioco», spiega Laura Ciardiello, responsabile Sviluppo Progetti di Fondazione Adecco per le Pari Opportunità che ha seguito Lavoro di Squadra fin dai primi passi. «Il lavoro principale sui Neet si fa sul self empowerment, portando loro a fare uscire i lati del carattere poi spendibili nella società e nel mondo del lavoro». Le aziende si dimostrano interessate ai Neet: «In questi tre anni abbiamo sempre trovato porte aperte», conferma Ciardiello.

Con la supervisione di consulenti esperti, su ogni giovane viene attivato un percorso personalizzato che tiene conto di possibilità e aspirazioni: per esempio un ragazzo che vuole fare il barman a medio termine, punta nel breve periodo a sperimentarsi come camerieri per poi specializzarsi. Ancora, si cerca di andare al di là dei luoghi comuni: «Un ragazzo egiziano è arrivato nel progetto pensando che l’unica via lavorativa fosse diventare pizzaiolo, dato che il consiglio che riceveva era questo. Ma a lui piace tagliare i capelli, e ora sta seguendo la sua strada svolgendo un tirocinio da un parrucchiere», racconta la responsabile Sviluppo progetti di Fondazione Adecco per le Pari Opportunità.

L’esperienza di “Lavoro di Squadra” fa emergere un importante elemento: ciò che permette a un giovane Neet di riattivarsi è il mix tra prospettive lavorative e riscatto sociale, indipendentemente dal luogo in cui si nasce. Tra gli aderenti al progetto, infatti, ci sono sia giovani di reddito medio-basso delle periferie cittadine, sia ragazzi delle zone “bene” delle città. Allo stesso modo, il progetto coinvolge persone sia italiane che straniere, richiedenti asilo compresi. «I gruppi misti rappresentano un ulteriore valore aggiunto, perché si crea aggregazione tra gruppi di persone che nella vita quotidiana hanno meno possibilità di venire a contatto fra loro», conclude Pugliese di ActionAid.

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