9 Ottobre Ott 2018 0545 09 ottobre 2018

“Venom” è un cult, godetevelo alla faccia dei critici snob

Con Venom Sony inaugura il proprio universo Marvel, parallelo a quello di Disney/Fox, e, nonostante le stroncature della critica, lo fa alla grande, con un cast stellare Tom Hardy, Michelle Williams e Riz Ahmed e con l'intento di divertire invece che di lustrarsi l'ombelico

Venom linkiesta

Venom non avrà rivoluzionato il genere, ma di sicuro sta mandando in pensione il 90 per cento della critica cinematografica, quanto meno quella statunitense. Il film, infatti, pur facendo incetta di sodi al botteghino in tutto il mondo, sta ricevendo bordate in faccia ad alzo zero da quasi tutti coloro che scrivono di cinema al mondo, tanto che su Rottentomatoes, il suo ranking è tra i più bassi e si attesta al 30 se si contano tutte le recensioni, e solo al 21 se si contano i cosiddetti “top critics”.

Il film, che inaugura l'universo Marvel prodotto da Sony, parallelo quindi rispetto a quello Disney/Fox e con al centro delle avventure personaggi diversi, e che ha un cast veramente stellare — Tom Hardy, Michelle Williams e Riz Ahmed — ha attirato su di se le ire dei detentori del gusto soprattutto americani, che non si sono certo risparmiati e lo hanno attaccato dandogli del “grottesco”, del “ridicolo”, del “totalmente non meraviglioso”, dello “scassone atono ed esasperante”, insomma, se ne è prese di tutti i colori.

A resistere, nel mezzo di questo fuoco a tripla fila di attacchi e di critiche asprissime, c'è solo un piccolo manipolo di critici, che con le loro quattro recensioni in croce, invece, sembrano aver visto un altro film, lo stesso che, paradossalmente, sembrano aver visto anche le migliaia di persone che sono corse al cinema a vederlo e che, nonostante la supposizione dei critici che hanno pensato per loro, lo hanno adorato.

Ma che cos'è Venom? È una porcheria come scrivono il 90 per cento dei critici americani, oppure è una bomba come dice qualche critico isolato e la totalità dei quindicenni che escono dai cinema estasiati? È un «minestrone di pataccate e di banalità per ragazzini che Marvel ha fatto uscire al posto della bomba oscura, spaventosa e dark che i fan avevano tutto il diritto di aspettarsi», come scrive un inviperito Peter Travers su Rolling Stone? Ed è vero che, come scrive un sarcastico e sicuro Peter Howell, «nella carriera di Tom Hardy quella di Venom sarà la clip che farà sorridere»?

Venom è un bel film, un film che oltrepassa il proprio genere, che si macchia di dark, di horror, ma soprattutto, di commedia nera, e infatti si prende in giro da solo per più di metà film

La risposta giusta alle bordate dei Travers e degli Howell, malgrado la quantità di colleghi che si sono allineati alle loro stroncature pesanti, è No. No, non è una porcheria come dicono. No, non è un minestrone di pataccate e di banalità. E no, non sarà la clip che farà ridere i critici al party di fine carriera di Tom Hardy. Al contrario, Venom è un film di supereroi riuscito alla perfezione, come quelli di una volta, quelli che hanno fatto sognare due generazioni di quindicenni e che, non per niente, sta facendo sognare anche quella dei quindicenni di oggi. E di più, Venom è un film originale e talmente onesto che non si sente puzza di sequel già alla prima scena, ma, al contrario, è un film in cui tutto è funzionale alla storia, un film che appassioan e diverte, un film di supereroi che riesce perfino a non rimanere incastrato e imprigionato nei limiti del genere.

Al di là della sensazione che una parte della critica nerd sia diventata snob, ovvero si sia trasformata nella sua stessa nemesi. Probabilmente la verità va cercata dalle parti della minoranza, come nella recensione di Matthew Rozsa, che ne ha scritto su Salon.com, e che ha attaccato il pezzo con una frase che fa capire tante cose: «Chiamatemi pazzo — certamente faccio parte di una minoranza se consideriamo i miei colleghi critici — ma a me Venom è piaciuto».

Ed è sempre Rozsa, poi, che forse anche grazie al fatto che di lavoro più che di cinema si occupa di politica, azzecca il punto. Mentre tutti i suoi colleghi, come vecchi critici impellicciati, attaccano lo script con l'armamentario classico dello snob — signova mia, ma è scvitto malissimo — Rozsa ha il coraggio di scrivere semplicemente la verità, che è poi la stessa che vedono gli spettatori: «Venom non prova ad essere altro che un film di intrattenimento». E ci riesce alla grande, in faccia a un sacco di altri film di supereroi francamente discutibili, a cominciare dai Wonder Woman e dai Batman v Superman di DC.

Insomma, ha ragione Matthew Rozsa, e il 90 per cento della critica mondiale sta avendo forti problemi di astigmatismo, se non di miopia. Sì, perché Venom è un bel film, un film che oltrepassa il proprio genere, che si macchia di dark, di horror, ma soprattutto, di commedia nera, e infatti si prende in giro da solo per più di metà film, come dovrebbe fare, d'altronde, ogni persona sana di mente che si mette a scrivere un film su un supereroe che nasce dal rapporto di simbiosi tra un giornalista investigativo fallito e un alieno a forma di blob. E, come mi dicono in coro — storia vera — i quattro ragazzini che escono dal cinema con me, dopo il primo spettacolo in un cinema della periferia di Milano: “È una cazzo di bomba”.

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