Dopo le elezioni
9 Luglio Lug 2019 0600 09 luglio 2019

Nuovo governo, vecchi problemi: e ora la Grecia riapre la questione Macedonia del Nord

Kyriakos Mitsotakis, leader di Nea Dimokratia, ha vinto le elezioni in Grecia. Ma ora, oltre alla gestione di un’economia ancora in ginocchio, avrà anche una bella gatta da pelare con l’Europa: è la Macedonia del Nord, che ora punta a diventare Stato membro

Mitsotakis Grecia_Linkiesta
ANGELOS TZORTZINIS / AFP

Si sapeva che avrebbe vinto, Kyriakos Mitsotakis, leader di Nea Dimokratia. La Grecia del 2019 decide così di archiviare l’esperienza di sinistra con Alexis Tsipras e Syriza e di lanciare una nuova era a partire da grandi annunci: tasse basse e salari più alti. Nella realtà, sappiamo che non cambierà nulla: il debito pubblico greco rimane alle stelle e i margini di manovra per rilanciare l’economia risicatissimi. Ma quello delle promesse e dello sfalsamento rispetto alla realtà dei numeri non è l’unico problema che il neo primo ministro conservatore si troverà ad affrontare al suo insediamento. C’è infatti un’altra, forse meno visibile ma certo non meno rilevante questione, che prende il nome di Macedonia del Nord.

Il vicino slavo, che per imposizione della stessa Grecia nemmeno un anno fa ha cambiato nome, passando dalla denominazione Repubblica di Macedonia (a livello internazionale Ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Fyrom) a Macedonia del Nord per poter entrare nell’Unione europea e nella Nato, infatti, potrebbe costituire un un ostacolo non indifferente nelle relazioni tra Grecia e Unione europea.

È trascorso ormai un anno dall’accordo di Prespa (era il 12 giugno 2018), quando l’ex premier greco Alexis Tspiras e l’inquilino del governo di Skopje Zoran Zaev sono riusciti a mettersi d’accordo sul cambio di nome. Fino a quel momento (e per quasi trent’anni), i greci avevano imposto un veto sull’ingresso del Paese nell’Ue, facendo leva sulla propria posizione di Stato membro. La motivazione? Per la Grecia, il nome Macedonia implicava pretese territoriali sui propri confini, la cui regione più settentrionale porta lo stesso nome. Nulla avevano potuto le trattative durate decenni, aggravate peraltro dalla presenza del governo nazionalista di Nikola Gruevski a Skopje, che per anni aveva remato in senso contrario.

Nel 2017, con la promessa di sbloccare lo stallo, il leader dei socialdemocratici Zoran Zaev è riuscito a farsi eleggere. Poste le nuove condizioni favorevoli, l’estate scorsa i colloqui tra i due Paesi hanno infine consentito di giungere ad un accordo. Molto criticato dai nazionalisti di entrambe le parti, ma pur sempre un accordo. Che ha anche ricevuto il plauso dei rappresentanti delle istituzioni europee (la stessa Angela Merkel è andata a stringere la mano a tutti a Skopje per il superamento dell’impasse) e promesso l’avanzamento della procedura di accesso all’Unione europea.

In diverse occasioni Mitsotakis aveva rimarcato di vedere l’accordo come un tradimento e che l’avrebbe osteggiato se fosse stato al potere

Ora, però, quello stesso accordo potrebbe essere oggetto di rivisitazione da parte del nuovo governo greco. Lo stesso Mitsotakis, che da sempre è stato contrario all’accordo sul cambio di nome, in parte deve la sua vittoria ai seggi anche a tale questione, visto che molti greci (soprattutto quelli della regione della Macedonia) nutrono sentimenti di ostilità verso i vicini slavi. Secondo logica, quindi, il nuovo primo ministro greco dovrebbe proseguire su quella linea. In diverse occasioni, infatti, Mitsotakis aveva rimarcato di vedere l’accordo come un tradimento e che l’avrebbe osteggiato se fosse stato al potere. Il suo stesso padre, Konstantinos Mitsotakis, nel 1993 perse la carica di primo ministro proprio per via della controversia.

Mitsotakis sarebbe ora quindi libero di riaffermare il veto sull’iter della Macedonia del Nord a Stato membro dell’Unione. Unico problema, così facendo rischierebbe di attirare le antipatie anche politiche, oltre che economiche, dell’Ue. Sia il Parlamento che la Commissione, infatti, hanno sostenuto l’accordo di Prespa e lo stesso Partito popolare (di cui Nea Dimokratia fa parte) all’interno del Parlamento europeo ha applaudito il superamento dello stallo.

L’idea del proseguimento del processo di integrazione europea dei Balcani, infatti, è ventilata già da tempo e vede in prima linea anche Angela Merkel, che partecipa a tutti i summit legati ai Balcani e non perde occasione per sottolineare la sua volontà di proseguire lungo la strada dell’allargamento. Basti pensare che, in occasione dell’ultimo vertice sui Balcani occidentali a Poznan, diversi leader europei, tra cui il Commissario europeo per la politica di vicinato e i negoziati per l'allargamento Johannes Hahn, hanno dichiarato in termini chiari la volontà dell’Unione di proseguire nella procedura di integrazione dei Balcani al proprio interno, dicendo che è il “destino” di tutti gli stati balcanici.

«Sono parecchio scettico verso coloro che dicono che il futuro dell’Europa sia in un allargamento ulteriore se già non riusciamo a trovare un accordo tra 28 Paesi»

Emmanuel Macron

Dei sei aspiranti membri dell’Ue nei Balcani occidentali, al momento il Montenegro e la Serbia sono i primi della lista, mentre il mese scorso la Commissione ha inviato una raccomandazione per l’apertura delle negoziazioni con la Macedonia del Nord e l’Albania. Gli unici opposti alla candidatura della Macedonia del Nord (oltre alla Grecia), al momento, sono la Francia e i Paesi Bassi. «Sono parecchio scettico verso coloro che dicono che il futuro dell’Europa sia in un allargamento ulteriore se già non riusciamo a trovare un accordo tra 28 Paesi», ha detto Macron appena qualche giorno fa, in occasione dei confronti sui candidati per le posizioni chiave all’interno dell’Ue.

Ciò che sarà, rimane da vedere. Quel che è certo è che il processo è lungo e ci vorrà tempo prima che l’ipotesi concreta di un’entrata di Skopje arrivi sul tavolo. Ma il dilemma di Mitsotakis resta: proseguire lungo la linea del veto alla Macedonia del Nord rischia di essere un azzardo non indifferente nei confronti della Commissione, posto che la Grecia, soprattutto dal punto di vista economico, deve conquistarsi una buona dose di fiducia per potersi risollevare. D’altra parte, mollare il colpo lasciando che la Macedonia del Nord mantenga il suo nuovo nome e prosegua nelle trattative come se nulla fosse, significherebbe per Mitsotakis venire meno ad una promessa fatta al proprio elettorato.

Secondo alcuni analisti, non sarà questo il caso. Difficilmente, dicono, il neo primo ministro greco potrebbe avere lo spazio per rimettere in discussione un accordo già preso. Ma se anche l’accordo sul nome dovesse restare, rimane comunque aperta la questione del veto: vorrà ancora fermare l'annessione? Per il momento, il primo ministro di Skopje Zaev si è congratulato con Mitsotakis per la vittoria, auspicando la continuazione di un buon livello di cooperazione tra i rispettivi paesi. A ottobre il Consiglio europeo deciderà se accettare o meno la raccomandazione della Commissione. Per quel momento, i nodi di Mitsotakis avranno iniziato a venire al pettine.

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